SENTIERI E FONTI VIVE

Dopo il tramonto, un’ora in cui la città sembra rallentare, trattenere il respiro. Nei vetri si accendono luci una dopo l’altra, e dentro molte vite si apre uno spiraglio: una nostalgia senza nome, un invito che non appartiene né al giorno né alla notte. È lì che nasce il desiderio di lasciare la strada principale e prendere sentieri non tracciati. Non una fuga, ma un richiamo. Un impulso antico che spinge verso sorgenti più profonde, verso fonti inesauribili di senso, di verità, di incontro.

Sono sentieri che non compaiono su carte geografiche: attraversano il cuore degli uomini, conducono da una solitudine all’altra, da una ferita a una comprensione, da un silenzio a una comunione inattesa.

Restare sulla strada maestra è, spesso, ripetere gli stessi gesti fino a non sentirli più: le stesse frasi, gli stessi sogni ancora sogni, gli stessi abbracci e la speranza ormai abitudini.

Camminare in spazi ancora da esplorare è affidarsi al respiro dell’ignoto, lasciando che ogni passo apra una soglia e ogni esitazione diventi attesa. È un andare che chiede coraggio e meraviglia, un legarsi al passo di chi non pretende di insegnare, ma sa offrire esempi limpidi, presenze capaci di accendere fiducia.

E così si procede insieme, avanti, oltre, sospinti da quel vento interiore che non concede quiete a chi sente, nel profondo, il richiamo di ciò che nasce e si rinnova. Quel cammino non stanca mai, perché porta con sé la promessa segreta di una scoperta.

Tutto ha voce, tutto diventa voce per chi sa davvero ascoltare: il fruscio minimo delle foglie, il silenzio che trattiene un pensiero, la luce che sfiora le cose e le restituisce diverse. Aprirsi significa lasciar entrare il mondo senza difese, accogliere luci e oscurità, suoni e silenzi, profumi e colori, fino a sentire che anche ciò che sembra muto custodisce una rivelazione.

Una forza silenziosa e ardente, capace di ricomporre frammenti, trasforma lo smarrimento in direzione, l’attesa in desiderio. Chi la custodisce dentro di sé si mostra pronto a intraprendere sentieri che, ad ogni svolta, non chiudono il cammino ma lo riaprono, alludendo a mete ancora nuove, ancora possibili.

Sentieri che bisbigliano ruscelli, che sanno di terra umida e di ombra buona, di piccole e grandi frescure che gorgogliano tra le pietre e, con pazienza antica, levigano i ciottoli d’intralcio. Lì anche l’ostacolo perde durezza: l’acqua, passando, insegna che ogni resistenza può diventare canto.

Non si può passare indenni attraversando acque che sanno dissetare, lavare, rinfrescare e, talvolta, ferire con la loro limpida verità.

Ogni acqua toccata lascia un segno: sulle mani, nella memoria, nel punto più esposto dell’anima. Non è sprecata, inefficace, inutile l’acqua che cade dalla mano che avrebbe voluto contenerla, assaporarla, trattenerla, offrirla. Anche ciò che sfugge può nutrire, anche ciò che perdiamo può tornare sotto altra forma. Come acqua che cade è possibile andare e tornare, disperdersi e ritrovarsi, fino al grembo delle grandi acque che conoscono il segreto del generare.

Così, quasi senza accorgercene, ci sorprendiamo a dire che è altro ciò che siamo chiamati a inseguire: non soltanto una meta, ma una vibrazione più profonda, una fedeltà al senso nascosto delle cose. Soprattutto quando riusciamo a calpestare sentieri che riportano al cuore della vita e fanno nascere unità di relazioni, corrispondenze d’animo, inattese somiglianze tra ciò che siamo e ciò che incontriamo. Poi tutto sembra sparire, risucchiato da un vortice di esistenze espropriate dalla fretta, dalla distrazione, dalla necessità quotidiana di sopravvivere. Ma proprio allora il cammino resta, sommesso e ostinato, come una traccia che attende di essere riconosciuta.

Tutto muta: lentamente e all’improvviso, incessantemente. Cambiano i volti, le stagioni, le parole con cui proviamo a nominare ciò che ci attraversa. Ma proprio in questo infinito gioco di trasformazioni tutto può diventare vita, se solo troviamo ardente immaginazione e forza per tornare a inseguire sentieri che conducono al cuore della vita, al cuore delle vite, di quanti ci camminano accanto. Vicini, talvolta ignari, legati da un filo sottile, non sempre visibile, non sempre consapevole, eppure capace di creare unità, collegamento, travaso, scambio: una corrente segreta che ci ricorda come nessun passo sia davvero solitario.

Alla fine, sarà possibile arrivare, restare, scivolare, ricominciare. E ogni verbo avrà il peso di una scelta, la fragilità di un passaggio, la dignità di una rinascita. Ma sarà pur sempre un risalire, un riandare verso l’alto, anche quando sembrerà di precipitare, anche quando ci sentiremo soltanto acqua che cade. Perché l’acqua, cadendo, non smette di cercare il mare; e ogni caduta, se abitata fino in fondo, può diventare un modo nuovo di tornare alla luce.

Ciascuno custodisce una sorgente segreta. Una fonte nascosta sotto le macerie della paura, delle delusioni, delle maschere imposte dal tempo.

Quella sorgente permane tenace e attende soltanto qualcuno disposto ad ascoltare davvero. Qualcuno capace di avvicinarsi in silenzio, senza pregiudizio, senza la fretta di definire tutto. Non smettiamo, dunque, di cercare. Continuiamo a salire lungo sentieri invisibili, anche quando sembrano troppo ripidi o troppo solitari. Continuiamo a credere che esistano ancora fonti capaci di calmare la sete più ardente: quella di sentirsi compreso, accolto, riconosciut

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Fausto Corsetti
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