L’ Ambasciatore Alessandro Cortese de Bosis, Spento ad un Soffio dal traguardo dei Cento anni (1926 -2026), Presidente dell’Associazione Nazionale Combattenti Forze Armate Regolari Guerra di Liberazione (ANCFARGL), collaboratore del Generale di C.A. Sen. Luigi POLI , ha contribuito alla Fondazione del“Secondo Risorgimento d’Italia”
L’ANCFARGL e la Confederazione Italiana fra Associazioni Combattentistichesi stringono nel ricordo riconoscente di un uomo che, attraversando il Novecento con la schiena dritta e il cuore rivolto all’Italia, ha fatto tanto per il proselitismo militare.
Con la sua scomparsa, l’Italia con le Stellette e i Veterani in congedo, perdono non solo un diplomatico di spessore, di alto rango e di finissimo ingegno, ma anche una guida certa e un acuto scrittore della storia patria. Senz’altro uno degli ultimi testimoni diretti di quello straordinario “movimento ideologico e culturale pensato e concepito” come “Secondo Risorgimento”, i cui promotori –Combattenti per la Resistenza- hanno contribuito a restituire dignità e libertà alla nazione.
IL BATTESIMO DEL FUOCO E LA SCELTA DI CAMPO
Nato a Roma(23 aprile 1926 – Ancona, 15 marzo 2026), in una famiglia dove la cultura e l’impegno civile erano il pane quotidiano – nipote del poeta Adolfo e dello strenuo antifascista Lauro de Bosis – Alessandro respirò fin da subito l’amore per la libertà. Durante i mesi bui dell’occupazione nazista di Roma (1943-44), trovò rifugio presso il Pontificio Ateneo Lateranense. In quelle ore sospese, tra giovani cristiani ed ebrei uniti dal comune pericolo delle razzie compiute dalle SS, maturò la sua coscienza civile. Non appena Roma fu liberata, il giovane Alessandro non scelse la comodità della pace appena ritrovata, ma il disagio e le trincee. Arruolato nel Corpo Italiano di Liberazione e, quindi, inquadrato come I.L.O.S. ((Italian Liaison Officers), servì come Ufficiale di collegamento con l’8ª Armata britannica, mettendo la sua rara padronanza della lingua inglese al servizio della causa comune.
IL “CURSUS HONORUM” NELLE CANCELLERIE DEL MONDO
Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita nel 1954, iniziò quella carriera diplomatica che lo avrebbe portato a essere il volto dell’Italia nelle capitali più calde della Guerra Fredda.
Da Parigi a Mosca, da Washington a Budapest, de Bosis ha saputo interpretare il ruolo del diplomatico come “costruttore di ponti”.
A New York, come Console Generale, lasciò un segno indelebile; convinto che la cultura fosse il primario veicolo di identità per gli italiani all’estero, ha fondato il Liceo “Guglielmo Marconi”.
La sua ascesa diplomatica, culminata con le nomine ad Ambasciatore d’Italia in Ungheria (1982) e in Danimarca (1985), è stata scandita da quel tratto distintivo di signorilità elegante che ancora oggi i colleghi definiscono “a 24 carati”.
DA CUSTODE A COSTRUTORE DI MEMORIA
Collocato a riposo, l’Ambasciatore non ha mai smesso di ‘servire’ per e con lo Stato.
Si è dedicato con vigore alla cura della memoria dello zio Lauro e alla guida dell’Associazionismo Militare.
Come Presidente dell’ANCFARGL, in carica dal 2012 al 2021, è stato instancabile Alfiere dei valori della Resistenza legittima; quella, cioè, dei soldati regolari che hanno risposto “si” al richiamo della Patria dopo l’8 settembre.
Le sue opere letterarie, tra cui il memorabile “SONO ENTRATI A ROMA” presentato all’Accademia dei Lincei, non sono semplici libri di storia, ma testamenti spirituali volti a spiegare alle nuove generazioni il peso morale di essere “Defensor Urbis”, custodi di una civiltà europea che proprio a Roma ha trovato i suoi trattati istitutivi.
Fine dicitore, ottimo relatore e profondo studioso della Storia Patria in generale e della Resistenza in particolare, è stato continuativamente invitato a tenere conferenze e seminari nelle Scuole Superiori di mezza Italia.
Ha diretto il Periodico istituzionale: “Il Secondo Risorgimento d’Italia”, pubblicato il Calendario Storico dell’ ANCFARGL e sostenuto l’edizione di pregiatissime collane di testi storici e militari. Tra i più gettonati, il ponderoso e rarissimo Volume dedicato alle Città e alla Università decorate di Medaglia d’Oro, Argento e Bronzo al Valor Militare e Civile. Sempre in prima linea e presente al richiamo delle grandi occasioni di incontro e Commemorativi, è stato strenuo sostenitore del progetto: lanciato dal Presidente della Repubblica Mattarella con l’auspicio che i Veterani militari, oltre a testimoni si facciano “Costruttori” del “Ricordo” e della “Memoria.”
MA IL VIATICO STORICO DELL’ AMBASCIATORE
-“CORTESE DI NOME E DI FATTO”- NON FINISCE QUI.
Sicché, è senz’altro necessario ampliare questi aspetti, purché essi siano già memorabili, andando a scavare nelle due “anime” più profonde dell’Ambasciatore: quella del soldato e Ufficiale ILOS formato sul valore del Secondo Risorgimento e l’altra dell’uomo di cultura legato alle radici e alla memoria familiare.
(in foto, l’Ambasciatore con le massime autorità a Montelungo, in occasione della deposizione di una corona di alloro -avvolta nel Tricolore- al cospetto del Sacrario dedicato ai Caduti. La nostra e la Bandiera americana hanno ivi… garrito al vento per la prima volta unite sulla cima del monte conquistato a fronte di cruenti combattimenti costati 79 vite eroiche e 89 feriti. 8 dicembre 1943)
IL RUOLO OPERATIVO
IL VALORE DEGLI ILOS E DEL SECONDO RISORGIMENTO
Uno dei tratti distintivi della vita militare di Alessandro Cortese de Bosis fu l’orgoglio di essere stato I.L.O.S. Acronimo questo che non indicava un prestigioso incarico burocratico, ma rappresentava il cuore pulsante della cooperazione tra l’esercito italiano e gli Alleati impegnati durante la risalita della penisola per la liberazione dal giogo nazista. In un’Italia ferita e divisa, gli I.L.O.S. avevano il compito vitale di coordinare le operazioni, gestire le comunicazioni tattiche e facilitare la comprensione reciproca tra truppe di nazioni diverse. Un ruolo primario per l’Ambasciatore che, in virtù della padronanza delle lingue e della vastità culturale posseduta, oltre a rendersi utile come interprete a parole, si impose anche per la lucidità nelle strategie umane.
LA SUA PRESENZA E L’EREDITÀ MORALE
Per l’Ambasciatore, l’esperienza come ILOS fu la prova tangibile che l’Italia non era rimasta a guardare.
Anzi. Era la dimostrazione che i militari italiani avevano dato il massimo e partecipato attivamente, con onore e sacrificio, per lo sbaragliamento del nazifascismo. Amava definire quel periodo: “Secondo Risorgimento”,avendo intuendo che l’identità nazionale veniva “… riforgiata nel fuoco del dovere e della responsabilità verso la democrazia nascente”. Una memoria questa che egli vedeva come emblema di un’Italia che sa farsi rispettare nel consesso internazionale e che, quindi, ha difeso fino all’ ultimo giorno, stigmatizzando con fermezza ogni tentativo di oblio.
LA TORRE CLEMENTINA: FARO DI CULTURA, MEMORIA E RICORDI
È SIMBOLO TANGIBILE DEL “RITORNO CIRCOLARE“. Luogo dell’Anima e rifugio dei rarissimi momenti di relax, la Torre è stato Centro di “affinità elettiva”.
Anche se la carriera diplomatica lo ha portato frequentare i grandi saloni di Mosca e New York, il suo cuore ha comunque e sempre battuto -con prepotenza- per quel sito dell’infanzia. Baricentro geografico e affettivo, quella Torre situata sulla baia di Portonovo ad Ancona, lo ha sempre ammaliato con la forza della placida serenità. Una fortificazione papalina, risalente al XVIII secolo: austera, sobria e solenne, acquistata dal Demanio dalla famiglia de Bosis alla fine dell’Ottocento, piuttosto che semplice residenza estiva, è stata una vera fucina culturale e il rifugio spirituale di una dinastia di intellettuali. Qui, Alessandro ha custodito gelosamente l’eredità dello zio Lauro de Bosis: il poeta che nel 1931 compì l’eroico volo su Roma per lanciare manifestini antifascisti, stranamente poi scomparso tra i flutti del Mar Tirreno.
Un contesto ideale in cui l’Ambasciatore, animato da innato ed inesauribile spirito associativo, è riuscito ad eleggere la Torre a sede dell’ “Associazione Adolfo e Lauro de Bosis” e fondare il relativo “Centro Studi”. Per lui, la Torre ha rappresentato il legame indissolubile con la sua terra e la continuità di un impegno civile mai spento. Un autentico “ritorno circolare” alle origini, maturato con la stessa idea di fondare in quel luogo un sodalizio di spessore, quindi, non solamente come atto di devozione verso i suoi avi, ma un modo per trasformare un bene privato in un faro ad uso della collettività, dove la storia d’Italia e la letteratura potessero dialogare al ritmo del soave fruscio delle onde dell’Adriatico, in una plastica visione di bellezza liberata. Tanto che sotto l’egida dell’Ambasciatore, ben coniugata alla lena della dolcissima consorte -pianista di grido- e della loro famigliola, che hanno saputo indire seminari, convegni di altissimo profilo ed avviare studi letterari e momenti di riflessione storica, la silente Torre Clementina è diventata il magnete per il centro di irradiazione culturale del territorio.
ELOGIO ALLA DIGNITÀ CULTURALE – CIVILE E UMANA DELL’ AMBASCIATORE:
Esempio di integrità e gentiluomo d’altri tempi. Una Carriera Diplomatica la sua al Servizio dello Stato.
Ci lascia un leader che ha vissuto la solidarietà come responsabilità e il dovere come missione. La sua plastica visione dell’altruità resta un’eredità permanente per tutti i colleghi in congedo e in servizio.” Un’Eredità da Salvare: l’Ambasciatore de Bosis non è stato solo un uomo delle istituzioni, ma un “Gentiluomo che ha saputo unire il rigore della divisa alla sensibilità della penna. La sua ascesa al Cielo lascia un vuoto incolmabile tra i Veterani militari e i ranghi della diplomazia. Uomo integerrimo, lavoratore infaticabile e gentiluomo d’altri tempi, ci lascia in dono una “plastica visione dell’altruità”: l’idea che il servizio, sia esso in divisa o in abito diplomatico, non sia mai un esercizio di potere, ma un dovere verso il prossimo e verso le istituzioni. “Amico, uomo e militare: quella di Alessandro Cortese de Bosis è un’eredità che non si deve disperdere, ma perpetuare nel tempo a venire.” La Confederazione e i suoi Sodalizi, si stringono attorno alla famiglia, onorando il ricordo di un uomo che ha servito l’Italia con dignità fino all’ultimo giorno.
“Adesso, mentre le bandiere delle Associazioni si chineranno con il solito massimo rispetto, la Torre Clementina apparirà un po’ più silenziosa. Ma ancor più onorata dal solco tracciato dall’Ambasciatore de Bosis – quello della responsabilità, del decoro e dell’amore per la Libertà – come rotta tracciata per tutti. All’Ufficiale, all’Ambasciatore, all’Uomo: il nostro più profondo ringraziamento.”
LA COREOGRAFICA ASCESA AL SACRARIO DI MONTELUNGO
PARTECIPATISSIMA E SIMBOLICA, LA MASSICCIA PARATA DEI LABARI DELLE ASSOCIAZIONI
D’ARMA E COMBATTENTISTICHE CHE L’ 8 DICEMBRE E, DI ANNO IN ANNO, SI RIPETE LUNGO LA GLORIOSA SCALINATA
Evento a cui l’Ambasciatore de Bosis -come relatore- e la sua ANCFARGL sono sempre stati in prima fila.
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