L’OMS (Organismo Mondiale della Sanità), ha stimato che una donna muore ogni due minuti per complicazioni legate alla gravidanza o al parto. Uno dei principali problemi che possono condurre alle cause di decesso, è l’emorragia post partum; a chi sopravvive, invece, è causa di traumi psicologici o disabilità. Per fronteggiare queste drammatiche conseguenze, l’agenzia speciale dell’ONU per la salute ha redatto nel 2023 una Roadmap con lo scopo di delineare obiettivi e attività di ricerca, normative, attuazione e sostegno ai Paesi, da portare a termine entro il 2030.

Da alcuni anni, però, si sta facendo strada nell’ambito sanitario e sociale il termine “Violenza Ostetrica”: tutte quelle pratiche assistenziali o interventi ostetrico-ginecologici effettuati senza indicazione clinica, senza consenso informato o con modalità lesive della dignità della persona, configurando un abuso sanitario o psicologico. In un articolo pubblicato sull’American Jour nal of Obstetrics and Gynecology (a firma di Frank A. Chervenak, Md Mm, Renee Mcleod Sordjan, Dnp, Aprn, Hec-C, Susan L. Pollet, Jdet al.) cresce la “necessità di aumentare la consapevolezza sul potenziale maltrattamento delle pazienti ostetriche nel contesto degli abusi contro le donne in generale”. Anche l’OMS dichiara quanto sia importante prevenire, nelle strutture ospedaliere, ogni forma di “abuso, negligenza o mancanza di rispetto durante il parto, tali da condurre alla violazione dei fondamentali diritti umani della donna. In particolare, le gestanti hanno il diritto a pari dignità, ad essere libere nel cercare, ricevere e rilasciare informazioni, ad essere libere dalla discriminazione, e ad usufruire del più alto standard raggiungibile di salute fisica e mentale, inclusa la salute sessuale e riproduttiva.”
Uno studio dell’Università di Padova Bologna e Milano Bicocca, stima che In Italia, la violenza ostetrica colpisce le donne con dati che oscillano dal 21% al 76%; gli studi indicano che 4 donne su 10 vivono il parto come un trauma, mentre circa un milione di madri ha subito abuso (fonte La Repubblica – 27 dicembre 2024). L’attenzione su questa piaga silente, nell’ultimo decennio, si è allargata in ambiti non solo scientifici, coinvolgendo soprattutto fasce giovani di età.

La “Violenza Ostetrica” o Il maltrattamento delle pazienti ostetriche, è il tema al centro del dibattito del convegno inserito nel progetto “PRIGIONIE D’OMBRA: Analisi, prevenzione e rimedi alla violenza silente”. Giunto alla III edizione, il Progetto è stato avviato nel 2025 su impulso degli studenti e delle studentesse dell’Università degli Studi di Bari per dare voce a tutte le forme di violenza silente e organizzato dalla Prof.ssa Angela Tavani (responsabile scientifica), docente di Diritto ecclesiastico nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’UNIBA, in collaborazione con le Associazioni studentesche del Dipartimento di Giurisprudenza, Medicina, Scienze Politiche e For.Psi.Com e con l’adesione di molti Club per l’UNESCO pugliesi. Il convegno, aderendo all’invito dell’OMS, ha ritenuto opportuno focalizzare l’attenzione, approfondendo e analizzando le cause del fenomeno grazie all’ausilio e agli interventi di illustri studiosi e operatori che lavorano sul campo, allo scopo di individuare ipotesi di prevenzione e, ove possibile, rimedi; senza tralasciare tutti gli aspetti giuridici e psicologici di questa violenza sempre meno “invisibile”.

Al consesso, moderato dalla Prof.ssa Angela Tavani, sono intervenuti il Prof. Ernesto Cicinelli, ordinario di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Bari, la Prof.ssa Patrizia Quattrocchi, antropologa dell’Università di Udine che da oltre vent’anni si occupa della tematica anche a livello comparativo con le legislazioni dei Paesi sudamericani (molto sensibili sull’argomento) e la Prof.ssa Antonella Pasculli che ha trattato l’argomento dal punto di vista giuridico. Hanno arricchito il momento di studio e di riflessione le testimonianze del Dott. Giuseppe Lovascio (Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia), della Psicologa Dott.ssa Alessia Marconcini e dell’Ostetrico Giorgio Di Modugno, dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale S. Paolo di Bari. L’unità operativa del S. Paolo di Bari rappresenta una sorta di “isola felice” nella quale pare completamente arginato il fenomeno della violenza ostetrica. Prezioso è stato anche l’intervenuto del Dr. Maurizio Gnazzi (Ostetrico e Dirigente delle Professioni sanitarie e Direttore SITRA presso il Mater Dei Hospital di Bari).
