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IL SILENZIO CHE URLA – La violenza contro le donne in Italia nel 2025

In Italia, nel 2025, la violenza contro le donne continua a essere una ferita aperta, profonda, che attraversa ogni strato sociale, ogni fascia d’età, ogni livello di istruzione. I numeri parlano con una chiarezza disarmante: oltre sei milioni di donne, quasi un terzo della popolazione femminile tra i 16 e i 75 anni, hanno subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita. È un dato che non lascia spazio a interpretazioni: la violenza di genere non è un’eccezione, è un fenomeno strutturale.

Le forme di violenza sono molteplici e spesso si intrecciano. Il 18,8% delle donne ha subito violenze fisiche, il 23,4% violenze sessuali. Tra queste, il 5,7% ha vissuto l’orrore dello stupro o di un tentato stupro. Ma ciò che colpisce ancora di più è l’identità degli aggressori: nella maggior parte dei casi, non si tratta di sconosciuti. Sono partner, ex partner, amici, conoscenti, colleghi. L’intimità si trasforma in minaccia, la fiducia in pericolo.

Il 63,8% degli stupri è commesso da partner, attuali o passati. Gli ex partner, in particolare, sono responsabili del 59,1% dei casi. Solo una minima parte degli stupri è opera di sconosciuti. Questo dato ribalta lo stereotipo della violenza come evento improvviso e isolato, mostrando invece quanto essa sia radicata nei rapporti affettivi e sociali. Anche le molestie sessuali, che colpiscono quasi una donna su cinque, avvengono spesso in contesti di prossimità: amici, conoscenti, colleghi.

Le giovani donne sono le più esposte. Nella fascia tra i 16 e i 24 anni, la percentuale di chi ha subito violenze negli ultimi cinque anni è salita al 37,6%, con un’impennata delle violenze sessuali. Le studentesse, le laureate, le diplomate: categorie che dovrebbero rappresentare il futuro, e che invece si ritrovano vulnerabili in un presente che non le protegge abbastanza. L’istruzione, purtroppo, non è un’armatura contro la violenza.

All’interno della coppia, la violenza assume forme molteplici: fisica, sessuale, psicologica, economica. Il 12,6% delle donne che hanno o hanno avuto un partner ha subito violenze fisiche o sessuali. Il 17,9% ha subito violenza psicologica, il 6,6% economica. Eppure, solo il 10,5% delle vittime ha sporto denuncia. La paura, la vergogna, la sfiducia nelle istituzioni continuano a essere barriere insormontabili. Anche quando le donne riconoscono di aver subito un reato, anche quando cercano aiuto nei centri antiviolenza, il passo verso la denuncia resta difficile.

Un dato nuovo e inquietante riguarda le violenze sessuali commesse in condizioni di incapacità della vittima, spesso sotto l’effetto di alcol o droghe. È una forma di stupro che solo recentemente ha trovato spazio nelle rilevazioni statistiche, ma che rappresenta una realtà drammatica per molte donne. Anche in questi casi, gli autori sono spesso persone conosciute: ex partner, amici, conoscenti.

La violenza non è solo un atto fisico. È anche minaccia, controllo, umiliazione. È essere strattonate, colpite, insultate, private della propria autonomia economica. È essere perseguitate dopo una separazione, vivere nella paura, dover cambiare abitudini, città, identità. È un sistema che troppo spesso lascia sole le vittime, che non riesce a prevenire, a proteggere, a punire.

Eppure, qualcosa si muove. La consapevolezza cresce. Sempre più donne riconoscono la violenza, la nominano, la raccontano. Sempre più cercano aiuto, si rivolgono ai servizi, ai centri antiviolenza. È un segnale di speranza, ma anche un monito: non possiamo più permetterci di ignorare questa realtà. Non possiamo più accettare che la violenza contro le donne sia considerata un fatto privato, un destino inevitabile, un tabù.

Serve un cambiamento culturale profondo, che parta dall’educazione, dalla scuola, dalle famiglie. Serve una giustizia più vicina, più rapida, più efficace. Servono risorse, leggi, formazione. Ma soprattutto, serve ascolto. Perché ogni numero in questo report è una storia. Ogni percentuale è un volto, una voce, una vita. E ogni vita ferita dalla violenza è una sconfitta per tutti noi.

La violenza contro le donne non è un’emergenza: è una realtà quotidiana. Ma può e deve diventare un ricordo. Perché una società che non sa proteggere le sue donne è una società che ha smarrito se stessa. E solo quando nessuna donna avrà più paura di amare, di camminare, di parlare, potremo dire di essere davvero liberi.

Data:

21 Novembre 2025