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MELONI SOLIDA AL 29,5%, PD IN CALO – Il CentroDestra Resta Avanti

Se si votasse oggi, la fotografia politica dell’Italia secondo l’Istituto Noto per Porta a Porta non cambia negli equilibri di fondo, ma rende più profondo il solco tra primo e secondo partito. Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni resta inchiodata al 29,5%, esattamente come il 20 maggio. Non cresce, ma non perde. In un momento in cui il governo affronta dossier caldi come Ucraina, economia e autonomie, la stabilità è già di per sé un risultato.

Significa che l’elettorato di FdI non si muove, regge alla prova del tempo e alla fisiologica usura del potere. Dall’altra parte il Partito Democratico di Elly Schlein perde un punto secco e scende al 20,5%. È il dato più significativo del sondaggio. Il Pd non crolla, ma il passo indietro allarga il vantaggio di Meloni fino a 9 punti. Un margine che non è solo numerico: è psicologico.

Quando il primo partito resta fermo e il secondo arretra, il racconto politico cambia. Il Pd paga probabilmente l’effetto “rimbalzo” dopo mesi di mobilitazione su referendum e temi sociali, e la difficoltà a trasformare la piazza in consenso stabile. Schlein prova a tenere unito un campo che resta frammentato, ma il calo dice che la sintesi non è ancora arrivata.Il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte resta l’ancora del terzo polo al 13%, senza variazioni.

È stabilità anche qui, ma di un altro tipo: il M5S sembra aver trovato il suo pavimento elettorale. Non risale, non crolla. Resta il punto di riferimento per quell’elettorato che vuole opposizione netta al governo, ma che fatica a guardare oltre. Nel centrodestra gli alleati non si muovono: Forza Italia e Lega entrambe al 7%. La Lega di Salvini conferma il momento di bassa marea, senza segnali di recupero. Forza Italia tiene il suo zoccolo duro post-Berlusconi, ma senza slancio.

A fare movimento è il perimetro più esterno: Futuro Nazionale di Vannacci guadagna mezzo punto e arriva al 4,5%, Azione di Calenda sale al 2,5% con un altro +0,5%. Italia Viva di Renzi perde mezzo punto e scende al 2%. Sono scossoni piccoli, ma raccontano due cose: c’è fame di novità e identità forte a destra, mentre al centro l’area riformista continua a dividersi e a consumarsi in guerre di decimale.Verdi e Sinistra resta al 5,5%, Noi moderati all’1,5%, +Europa e Partito Liberaldemocratico all’1%.

Micropartiti che pesano poco da soli, ma che nel gioco delle coalizioni possono fare la differenza.Se si mettono insieme i blocchi, il quadro è chiaro. Il centrodestra, con tutte le liste, resta al 46% stabile. Il “campo largo” più gli altri scende di un punto e mezzo al 44%. È un divario di due punti che a urne chiuse può valere seggi e maggioranze. Il centrodestra non cresce, ma non ha bisogno di crescere per restare avanti. Basta che il centrosinistra perda pezzi.

E in questo momento sta succedendo proprio questo. Anche l’affluenza prevista sale di un punto al 61%. Un segnale importante: gli italiani sembrano tornare a interessarsi al voto. Più gente alle urne di solito aiuta chi ha un elettorato più motivato e coeso. E oggi, secondo i numeri, quell’elettorato è quello di FdI. In sintesi: Meloni governa da un anno e mezzo e il consenso non si sbriciola. Il Pd prova a ripartire ma perde terreno. Il M5S galleggia. Il centrodestra è una coalizione senza entusiasmo, ma con numeri che bastano.

Il centrosinistra è una somma di sigle che fatica a fare uno. E la vera domanda, guardando questi numeri, non è più se Fratelli d’Italia regga. È se il Pd e i suoi alleati riusciranno a trovare un passo comune prima che il vantaggio di Meloni diventi incolmabile. Perché nelle elezioni, come nel calcio, chi segna per primo e poi difende bene, alla fine porta a casa i tre punti.

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Redazione Politica

Data:

11 Giugno 2026