Il Parlamento ha dato il via libera. È passato il nuovo ddl sulla sicurezza che di fatto chiude il cerchio aperto il 5 febbraio 2026 con il primo pacchetto. Questa volta il governo non si è limitato a inasprire le pene. È andato a toccare due nervi scoperti del Paese: la prepotenza di strada e la paura di chi si difende in casa.
Il risultato è una legge che alza l’asticella e dice una cosa semplice a chi delinque e a chi rischia di farlo: qui le regole cambiano, e cambiano a tuo svantaggio. Al centro del testo ci sono le norme anti-maranza. Sparisce il gergo da social, resta il reato. Chi occupa piazze, parcheggi, centri commerciali per estorcere “protezione”, chi fa branco per intimidire commercianti e residenti, chi usa la violenza o la minaccia come moneta di scambio quotidiana finisce dentro un perimetro penale nuovo.
Pene più alte, arresto obbligatorio, divieto di avvicinamento ai luoghi del reato. L’obiettivo dichiarato è svuotare le zone grigie dove la criminalità piccola cresce e diventa grande. Non si tratta solo di risse o danneggiamenti. Si tratta di quel potere di fatto che alcuni gruppi esercitano sui quartieri, di notte e di giorno. Ora la legge li chiama per nome e gli toglie l’alibi. Chi comanda con la paura dovrà rispondere come chi comanda con le armi.
La seconda misura è quella che farà discutere di più: l’abolizione del risarcimento in caso di eccesso di legittima difesa. Fino a oggi chi si difendeva in casa, in negozio, sul posto di lavoro e andava oltre il limite della proporzione rischiava due volte. Prima il processo, poi la richiesta di danni da parte di chi lo aveva aggredito o dei suoi familiari. Un paradosso che ha paralizzato per anni chi aveva solo cercato di proteggere se stesso e i propri cari. Con questa norma quella porta si chiude. Se il giudice riconosce che c’è stato eccesso per stato di turbamento, paura, pericolo, non scatta più l’obbligo di risarcire.
Non è un via libera a sparare. Resta il processo, resta la valutazione del giudice. Ma cade il secondo colpo, quello economico, che trasformava la vittima in debitore. Il messaggio è chiaro: chi entra in casa tua per farti del male si assume il rischio. E chi difende la propria vita non dovrà pagare anche il conto.
Il ddl va ad aggiungersi al pacchetto di febbraio che aveva già introdotto Daspo urbano potenziato, pene per chi blocca strade e ferrovie, e inasprimenti per spaccio e furti seriali. È la fotografia di un esecutivo che ha scelto la linea dura e non intende tornare indietro. Le opposizioni parlano di deriva punitiva e di rischio di giustizia fai-da-te. Il governo risponde che dopo anni di norme timide serviva un segnale.
Che la sicurezza non è un slogan, è la condizione perché un commerciante apra la saracinesca senza paura, perché una madre torni a casa la sera, perché chi lavora non debba scegliere tra difendersi e rovinarsi.Alla fine la domanda non è se questa legge risolverà tutto. Nessuna legge lo fa. La domanda è da che parte sta lo Stato quando la porta di casa viene sfondala alle tre di notte. Con questo passaggio il Parlamento ha risposto: sta dalla parte di chi era dentro. E per chi resta fuori a fare il bullo, il riscossore, il padrone della strada, da oggi il conto è più salato.
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