Non è possibile sapere se vincerà Marin Le Pen il 18 aprile 2027 alle elezioni presidenziali francesi, ma intanto c’è qualcuno che cerca di adeguarsi al cambiamento, non si sa mai…
È in continua crescita, nell’Europa Occidentale dove l’immigrazione si è trasformata in una invasione, l’elenco dei punti di conflitto tra etnìa autoctona ed etnìe straniere. L’immigrazione nell’Europa Occidentale è stata illimitata, indiscriminata e favorita. C’era, e c’è ancora, l’illusione che, come per magia, qualunque straniero fosse venuto in Europa sarebbe stato immediatamente conquistato dalla cultura e dai valori dell’Europa occidentale realizzando la cosiddetta “società multiculturale” dove le diverse etnie potessero convivere pacificamente. Basta leggere i giornali ogni giorno per vedere che questo sogno si è rivelato fonte di conflitti infiniti.
Tuttavia, se per decenni si è diffuso l’errore di non distinguere le culture integrabili da quelle non integrabili, adesso si deve evitare di cadere nello stesso errore applicato ai rimedi. Occorre distinguere tra i tanti problemi quelli caratteristici di un solo gruppo di stranieri, evidenziare i singoli punti di conflitto e applicare soluzioni differenziate.
L’Europa non ha radici cristiane, o meglio non ha cristiane solo le radici, ma anche albero, branche, rami e foglie. La cultura europea è talmente permeata di cristianesimo da aver dimenticato che il laicismo nasce con il Vangelo. “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” è uno dei tanti valori rivoluzionari del cristianesimo. Fino ad allora l’intreccio fra trono e altare era fortissimo, tanto che i primi cristiani furono perseguitati proprio perché si rifiutavano di riconoscere la divinità dell’imperatore. Ma se il laicismo nasce in Europa, la stessa Europa si è dimenticata che esistono ancora culture in cui una separazione tra Dio e Cesare, tra fede e ideologia, non è neanche concepita. E quando ideologia e religione diventano un tutt’uno si finisce con il confondere ideologia e religione, e di fronte a uno scontro di ideologie si parla di scontro di religioni.
Il confronto tra laicismo e islamismo si trasforma nel confronto tra cristianesimo e maomettanesimo, e nello scontro tra comunità islamiche e comunità laiche accade che, come gli islamisti si sentano attaccati nella loro religione così accade per i laicisti.
Nasce quindi la difesa del cristianesimo, o così viene chiamata, anche se in realtà si tratta a volte di una difesa di una ideologia, cioè di un insieme di valori, modi di ragionare e premesse che poco hanno a che fare con la fede cristiana. Potremmo avere persone che vivono una vita che di valori cristiani ha ben poco che si proclamano difensori del cristianesimo.
Vincent Bolloré, 74 anni, multimiliardario bretone (patrimonio circa 8,5 miliardi di euro), una vita da finanziere di successo nella finanza europea afferma di voler salvare la Francia dall’islamizzazione. Il 21 maggio 2026 ha riunito un centinaio di conoscenti per il primo incontro del think tank Institut de l’Espérance, affermando che: «Ciò che ci unisce è la battaglia per Cristo».
Bolloré ha costruito un impero mediatico (gruppo Vivendi: radio, tv, giornali, case editrici, cinema) che è già attivissimo in vista delle elezioni presidenziali del 2027.
Nel 2027 finirà il secondo mandato di Emmanuel Macron e si potrebbe persino avere un cambiamento nella politica francese, perché per la prima volta favorita nei sondaggi è il candidato della destra Marine Le Pen, battuta nel 2017 e nel 2022.
Se la vittoria nelle elezioni di una piccola regione della Germania Est di un partito dichiaratamente stufo di una immigrazione incontrollata sta mettendo in crisi la classe politica storica a Berlino e seminando il panico tra gli euroburocrati che si vedono sconfessati dai popoli europei, se vincesse la Le Pen il voto francese potrebbe davvero segnare un cambiamento nelle politiche dell’Unione Europea. Dal cambiamento tedesco, al possibile cambiamento francese, a cui potrebbe seguire un possibile cambiamento italiano, e poi magari britannico.
Sui giornali si moltiplicano gli articoli sul pericolo di una crescita della destra estrema e i ragionamenti sulle cause. A parte il considerare che un partito, come Afd, che arriva al 45% dei voti è casomai un partito di centro-destra, sembra chiaro a noi che la crescita di questi partiti corrisponde quasi geograficamente alla presenza di una immigrazione conflittuale i cui effetti sono molto rilevanti. In questi nuovi partiti tutto inizia, quasi regolarmente, con un libro-manifesto dove si denunciano i problemi e si propongono soluzioni; Bollorè si conforma a questa regola.
Un libro inchiesta di due giornalisti del Nouvel Observateur, storico settimanale della sinistra riformista parigina, oggi chiamato semplicemente l'”Obs”, Clément Lacombe e Camille Vigogne Le Coat, ricostruisce nel dettaglio la strategia operativa di Bolloré. Il programma è stato presentato nella riunione del 21 maggio 2026: un libretto di 36 pagine intitolato semplicemente “Manifeste”. Un vero manifesto di proclamata ricristianizzazione (secondo Bolloré) della Francia.
Bolloré è una potenza mediatica. I suoi media costituiscono un sistema: le tv CNews e Canal+, Radio Europe1, il Journal du Dimanche, col magazine e il sito internet, l’editore Hachette, le librerie e edicole Relay in stazioni e aeroporti. Però l’attitudine del crociato combattente di Bolloré è un po’ una sorpresa. All’apparenza ricorda un po’ Silvio Berlusconi quando scese in campo per “il Paese che amo” (passando dalla quasi bancarotta ad essere il più ricco d’Italia) ma i valori etici appaiono ben diversi.
Il libro si intitola “La Droite de dieux”; il libro dei due giornalisti è come un sasso lanciato nello stagno di una monotona campagna elettorale partita con grande anticipo, con i candidati che puntano al centro, vista la scarsa attrattiva delle proposte politiche di destra e sinistra.
L’obbiettivo di Bolloré sembra sia far formare un’alleanza tra l’estrema destra e la destra – centro (ex gollista) che finora ha sempre rifiutato l’alleanza con la Le Pen.
Le rivelazioni del libro hanno spinto Bolloré a reagire. Con una lunga nota su social X (prima Twitter) ha definito i contenuti del libro «spazzatura velenosa, costruita per screditare chi osa resistere alla piccola casta che dirige il nostro Paese». Bolloré si definisce un «democratico cristiano» bersaglio di «detrattori e calunniatori». Quanto al suo manifesto, precisa che è stato elaborato da una quindicina di personalità cattoliche e annuncia che sarà presto pubblicato integralmente.
Lui lo definisce un progetto capace di restituire ai francesi «potere d’acquisto, sicurezza e libertà», prendendo cura dei «più vulnerabili». Sembrerebbe quasi un programma di estrema sinistra, ma il diavolo è sempre nei dettagli. Il punto è che Bollorè vuole combattere l’islamizzazione, e su questo può trovare amplissimi consensi tra milioni di francesi che rimproverano ai partiti al potere da decenni di non aver fatto nulla prima per impedire l’immigrazione non integrabile, e adesso premono per la “remigrazione”.
Gli estratti del “Manifeste” pubblicati consentono di riconoscere alcuni tratti comuni tra le ideologie dell’AfD tedesca e in genere con le ideologie dei partiti identitari, così chiamati perché vogliono anche difendere l’identità nazionale che secondo loro viene lentamente soffocata dall’immigrazione. Queste ideologie danno per scontata la presenza di popoli, arrivati con l’immigrazione, che anche se apparentemente integrati sono in realtà solo inseriti, perché pretendono di modellare la società secondo i propri valori e costituiscono corpi separati.
Tra i valori di codeste ideologie vi sono la preferenza per gli autoctoni (contro l’equiparazione immediata e acritica degli entrati sul territorio nazionale agli abitanti storici), riduzione dell’immigrazione (contro i conflitti creati dalla coesistenza di popoli non assimilabili né integrabili), stop al Green Deal (considerato una corsa in avanti mentre il resto del mondo fa i suoi interessi); tutti valori che per essere attuati richiedono provvedimenti che spesso i giuristi ritengono anticostituzionali, dimenticando che nessuna Costituzione è immodificabile. E comunque può tranquillamente non essere applicata se c’è un largo consenso tacito, come per alcuni articoli della Costituzione italiana.
Una differenza è che esistono nella ideologia programmatica di Bollorè dei punti che rispondono alle attese del mondo cattolico tradizionalista francese ma non hanno nulla a che fare con l’immigrazione: soppressione della procreazione medicalmente assistita che dal 2021 è pagata dal servizio pubblico francese anche per soli e coppie di donne e della legge sul fine vita. Quindi paradossalmente questa ideologia accoppia valori non connessi tra loro, e questo potrebbe causare la perdita dei voti di chi, pur accettando una immigrazione purché regolata, non vuole rinunciare ad alcuni diritti laici; anche perché molti elettori imputano alla gerarchia cattolica una grande responsabilità per le conseguenze dell’applicazione della ideologia dell’accoglienza senza alcuna regola.
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