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LEONE XIV SCUOTE LA LOGICA DEL MERITO – ‘Dio E’ Per Tutti, Non Solo Per Eualcuno’

«Dio è per tutti, non solo per qualcuno». È una delle affermazioni centrali dell’Angelus pronunciato da Papa Leone XIV in Piazza San Pietro, al centro di una riflessione sulla misericordia di Dio, sulla gratuità e sulle divisioni che possono nascere quando ogni rapporto viene misurato secondo la logica del merito.

Il Pontefice parte dal Vangelo della XXV domenica del Tempo Ordinario, con la parabola degli operai chiamati a lavorare nella vigna. Alcuni vengono ingaggiati all’alba, altri durante la giornata, altri ancora quando ormai resta poco tempo prima della sera. Al momento della paga, però, il padrone della vigna assegna a tutti la stessa somma. È proprio questa decisione a provocare la protesta di chi ha lavorato più a lungo.

La parabola mette così in discussione un criterio profondamente radicato nell’esperienza umana: l’idea che ciò che riceviamo debba essere sempre proporzionato a quanto abbiamo fatto. Leone XIV invita invece a guardare alla logica del Vangelo, nella quale la bontà di Dio non può essere racchiusa nei nostri schemi di calcolo.

«La rivelazione della bontà di Dio è per tutti, non solo per qualcuno», afferma il Papa. Una frase che diventa il centro della sua meditazione e che richiama l’universalità dell’amore cristiano. Dio, spiega Leone XIV, non ragiona secondo le categorie della competizione e della rivalità, ma secondo una logica diversa, fondata sulla gratuità.

Il Pontefice mette quindi in guardia dal rischio di trasformare anche la fede in una forma di confronto. Chi si considera tra i primi può arrivare a pensare di avere maggiori diritti rispetto agli altri, mentre il Vangelo propone una prospettiva differente. «Guadagniamo gioia, intelligenza e futuro quando la legge dell’amore interrompe quella del calcolo», sottolinea Leone XIV.

Il riferimento è anche alle relazioni quotidiane. La logica del calcolo può alimentare invidia, risentimento e divisione: stabilire chi merita di più, chi ha dato di più, chi deve ricevere di più. La parabola evangelica, invece, invita a riconoscere che la dignità della persona non può essere ridotta a una contabilità di prestazioni e risultati.

Il messaggio del Papa si intreccia con la prima lettura della liturgia, tratta dal profeta Isaia: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie». È un richiamo alla distanza tra la misura umana e quella di Dio, insieme all’invito alla conversione e all’abbandono delle «vie distorte».

Nella parte conclusiva dell’Angelus, Leone XIV richiama la responsabilità di quanti lavorano nella «vigna» del Signore. Essere collaboratori di Dio significa, secondo il Pontefice, mettersi al servizio del suo Regno di «giustizia e di pace». In questa prospettiva, afferma, «non c’è spazio per l’invidia e la divisione».

Dopo la preghiera mariana, il Papa ha inoltre rivolto un appello per la situazione della Somalia, segnata da violenze e da una grave crisi umanitaria aggravata anche dagli eventi climatici. Leone XIV ha chiesto un maggiore coinvolgimento della comunità internazionale per garantire l’assistenza alla popolazione, con particolare attenzione alle persone più vulnerabili.

È in questo passaggio che la parola «tutti» assume il suo significato più concreto. Se la bontà di Dio non è riservata a pochi, anche la responsabilità verso gli altri non può fermarsi davanti ai confini, alle differenze o alla convenienza.

Dalla vigna del Vangelo alla realtà del mondo contemporaneo, Leone XIV affida così ai fedeli un messaggio netto: la fede non è una gara per stabilire chi arriva primo. È una chiamata a rompere la logica della divisione e a riconoscere nell’altro una persona che non deve essere esclusa.

Perché, nella logica del Vangelo, la vera rivoluzione non consiste nel chiedere che cosa ci spetta, ma nel domandarci quanto siamo capaci di donare.

Fonte: Santa Sede

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Giuseppe Capano

Data:

21 Settembre 2026
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