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BOLIVIA, OLTRE UN MESE DI ASSEDIO – 84 Blocchi Stradali e una Crisi Umanitaria Sempre più Grave

Quello che appariva come un timido tentativo di ritorno alla normalità è fallito. I blocchi stradali nelle principali città della Bolivia proseguono e continuano a causare vittime. Sindacati, trasportatori, contadini, sostenitori dell’opposizione in lotta contro il nuovo governo di centrodestra guidato da Rodrigo Paz Pereira da oltre un mese stanno paralizzando il Paese, ostacolando la vita quotidiana della popolazione e interrompendo il transito persino di medicinali e mezzi di soccorso.

L’ultimo bollettino registra la dodicesima vittima: una donna di 47 anni è morta nel tentativo di raggiungere l’ospedale di El Alto. La donna viaggiava a bordo di un veicolo rimasto bloccato dai manifestanti nella zona di Senkata, area periferica a sud della città. Tra le vittime più recenti figurano anche un paziente affetto da insufficienza renale, impossibilitato a raggiungere il centro per la dialisi, e una bambina che non è arrivata in tempo a una visita specialistica.

Il presidente Rodrigo Paz ha puntato il dito contro il rivale ed ex presidente boliviano Evo Morales e contro la criminalità legata al narcotraffico, accusati entrambi di aver fomentato i rivoltosi. Sul piano politico, invece, il governo tenta un ultimo dialogo con i manifestanti, con la mediazione della Croce Rossa, della Commissione per i diritti umani e di rappresentanti delle Chiese cattolica ed evangeliche, prima di procedere con l’approvazione di leggi speciali che prevederebbero un massiccio impiego di polizia e forze armate. L’esecutivo continua a confidare nel successo della mediazione e in una soluzione innanzitutto umanitaria della crisi.

Nella capitale La Paz, il portavoce della presidenza ha lanciato un appello per la tutela delle persone più vulnerabili. Almeno 42 pazienti ricoverati, tra cui nove bambini, sarebbero infatti in pericolo di vita a causa della carenza di ossigeno. I blocchi impediscono qualsiasi forma di approvvigionamento: non soltanto carburante, alimenti e mezzi di trasporto, ma anche medicinali e strumenti essenziali per la sopravvivenza dei pazienti.

Diversi Paesi hanno inviato e continuano a inviare aiuti attraverso voli umanitari che, secondo il Ministero degli Esteri, ammontano finora a 39 tonnellate di beni. I principali contributi sono giunti da Cile, Perù, Brasile e Paraguay, tramite ponti aerei capaci di aggirare i blocchi stradali. “Siamo solidali con il popolo della Bolivia e con il presidente Rodrigo Paz”, ha scritto in un messaggio l’ufficio per gli Affari esteri degli Stati Uniti, che hanno a loro volta fornito supporto logistico alle operazioni umanitarie.

Secondo il quotidiano El Deber, tra gli aiuti provenienti dal Paraguay figurano farina, riso, pasta, olio, zucchero, sale, fagioli e carne in scatola, distribuiti in kit destinati a nuclei familiari fino a sei persone. La scarsità di cibo rappresenta soltanto il primo effetto della crisi: l’impennata dei prezzi dei beni di prima necessità, aumentati in alcuni casi fino a dieci volte rispetto ai livelli ordinari, sta aggravando ulteriormente le difficoltà della popolazione.

Secondo gli ultimi dati disponibili, sei dei nove dipartimenti boliviani sono interessati dai blocchi stradali. Cochabamba e La Paz risultano le aree più colpite, con 45 blocchi sui circa 84 registrati complessivamente nel territorio nazionale.

Entro sabato il governo conta di approvare e regolamentare lo stato di emergenza, una misura che l’Autorità nazionale definisce “una norma orientata a una visione umanitaria, finalizzata a ripristinare i diritti alla libera circolazione, alla salute e all’approvvigionamento. A differenza dei regimi dittatoriali, queste misure non sono pensate per reprimere”.

“L’uso della forza durante le operazioni congiunte sarà eccezionale, differenziato e strettamente necessario per neutralizzare rischi gravi e imminenti contro la vita, la sicurezza della popolazione e le infrastrutture strategiche dello Stato”, ha dichiarato il ministro del Lavoro Williams Bascopé in un’intervista. La polizia avrà un ruolo centrale nel ripristino dell’ordine pubblico, mentre le forze armate interverranno soltanto qualora le forze dell’ordine non riuscissero a ristabilire la legalità.

“L’obiettivo è preservare la democrazia, l’unità del Paese e la dignità di tutti i boliviani. La forza sarà applicata in modo chirurgico, proporzionato e soltanto contro coloro che attentano allo Stato di diritto”, ha assicurato il ministro.

(Foto interna di copertina: aereo umanitario dal Perù giunto a La Paz. Credits: El Deber)

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Enrico Picciolo

Data:

5 Giugno 2026
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