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COLLOQUI IRAN-USA: MA, A CHE GIOCO STANNO GIOCANDO!?! – Trump Annuncia Incontri e Teheran Smentisce, ma The Donald a sua volta Smentisce gli Iraniani

In queste ore bollenti dal punto di vista climatico per l’Occidente, si fa sempre più alta la temperatura del termometro dello scacchiere medio orientale. Nel conflitto Usa-Iran, tra tregue, negoziati e accordi di pace annunciati e subito dopo smentiti, l’unica certezza è che le acque del Golfo Persico continuano a essere molto agitate. Risale a ieri, infatti, la notizia della smentita da parte del viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, all’annuncio da parte di Donald Trump (che smentisce a sua volta la smentita) sulla ripresa di trattative per porre fine al confitto. Teheran ha confermato, invece, l’unico incontro avvenuto nel frattempo a Muscat con l’Oman, in cui c’è stato uno “scambio di opinioni sulla futura gestione dello Stretto nel quadro del paragrafo cinque del Memorandum d’intesa di Islamabad e dei diritti sovrani degli Stati costieri”.

Agli occhi della comunità internazionale, e a mio parere, questa intesa sembrerebbe fragile sotto diversi punti di vista se consideriamo, principalmente, le parti in causa e la collocazione geopolitica dell’oggetto del contendere.

Da una parte abbiamo il regime teocratico degli Ayatollah che, nel nome di Dio e del Diritto Internazionale, non indietreggiando davanti agli storici nemici (e mi riferisco anche a Israele), chiede il pieno controllo di Hormuz da gestire in linea di massima, solo con l’Oman; dall’altra ci sono gli Stati Uniti d’America, alleata di Israele, della politica MAGA (Make America Great Again) e di un Presidente capace di contraddirsi a ogni dichiarazione rilasciata ai media o scritta nei post pubblicati sui social.

Non dimentichiamo che la guerra su due fronti a Libano e Iran da parte del governo Netanyahu, terrebbe al giogo il primo inquilino della Casa Bianca che, ritirando le proprie truppe e le navi ancorate davanti all’Arabia Saudita, tradirebbe l’unico alleato militarmente potente presente in quell’area geografica del pianeta.

Qui c’è da capire innanzitutto, chi dei due è disposto a cedere per primo la striscia d’acqua situata tra il Golfo di Oman e quello Persico. Stiamo parlando di punto della cartina geografica mondiale molto appetibile per le potenze militari ed economiche come la Russia, la Cina e, ovviamente, gli Stati Uniti d’America. Ma fino che punto gli americani hanno davvero intenzione di rinunciare al controllo dello Stretto di Hormuz e a una rotta strategica per il possesso di risorse energetiche globali come petrolio e gas?  E poi c’è anche un’altra questione: siamo sicuri che i persiani sono disposti a rinunciare al programma di arricchimento dell’Uranio e al sostegno degli Hezbollah nello scontro con Israele che continua inarrestabile con l’annessione di territori non solo palestinesi? Le ostilità, intanto, si protraggono dal febbraio scorso e la diplomazia non riesce ancora a farci vedere la luce in fondo al tunnel, considerato anche il caos mediatico ed economico che si genera nel mondo ogni qualvolta Trump apre bocca.

Gli iraniani, in fine dei conti, sicuri di poter resistere agli attacchi di Stati Uniti e Israele se la guerra dovesse continuare, avrebbero dalla loro parte il Diritto Internazionale e la questione dell’aggressione a uno stato sovrano. Bisogna considerare, tuttavia, anche la fragile alleanza statunitense in seno alla NATO divisa su quel fronte bellico che sin dalle prime battute del conflitto si è mostrato per niente compatto. E non dimentichiamo che la maggior parte dell’opinione pubblica (specialmente quella americana) non è d’accordo sulla decisione dell’amministrazione Trump di appoggiare militarmente Tel Aviv all’indomani della “Guerra dei 12 giorni”. La Casa Bianca e il suo principale inquilino, un businessman che durante il suo secondo mandato è riuscito attraverso politiche economiche mirate, e in barba a qualsiasi tipo di conflitti d’interesse, a guadagnare 1,2 miliardi in cripto valute (fonte Il Post), invece, continua a muoversi mischiando le carte sui tavoli della diplomazia internazionale e facendo credere di avere la situazione in pugno, in un conflitto che gli analisti definiscono un altro “Vietnam” per gli Stati Uniti d’America.

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Umberto De Giosa

Data:

3 Luglio 2026
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