Fabrizio Santori, consigliere capitolino della Lega, è una delle voci più nette nel dibattito su Roma. Sicurezza, decoro, tutela dell’identità e dei territori: sono i temi su cui ha costruito la sua azione in Assemblea Capitolina, tra centinaia di interrogazioni, sopralluoghi e proposte concrete. In un momento in cui la Capitale è chiamata a scegliere tra gestione dell’emergenza e programmazione di lungo periodo, lo abbiamo incontrato per capire quale idea di città ha in mente e quali priorità ritiene non più rinviabili per restituire ai romani una Capitale davvero vivibil

- Consigliere Santori, negli ultimi anni Roma è stata al centro di un intenso dibattito politico e culturale. Lei è noto per il suo impegno sulla sicurezza urbana, sul decoro e sulla tutela delle identità territoriali. Qual è oggi la sua visione della città e quali priorità ritiene imprescindibili per restituire ai cittadini una Roma più vivibi

“Roma è la Capitale d’Italia e una delle città più importanti del mondo, ma oggi troppo spesso non viene governata con l’ampiezza di vedute e le capacità di cui ha bisogno.
Amministrare Roma significa programmare, ascoltare i territori e risolvere i problemi quotidiani delle persone, non limitarsi alla comunicazione.
La mia idea di città parte dai quartieri. Se una periferia è sicura, pulita, collegata e dotata di servizi, migliora tutta Roma.
Le priorità sono chiare: sicurezza, mobilità efficiente, manutenzione costante di strade e verde, trasporto pubblico affidabile, tutela del patrimonio abitativo, lotta al degrado e valorizzazione delle attività produttive.
Mi batto ogni giorno perché Roma torni ad essere una città nella quale famiglie, giovani, anziani e imprese possano vivere con serenità.
La qualità della vita deve tornare ad essere il primo indicatore dell’azione amministrativa”.
- Lei ha più volte denunciato criticità legate al degrado urbano e alla gestione dei servizi. In che modo le politiche locali possono intervenire concretamente per migliorare la qualità della vita dei cittadini?
“Occorre innanzitutto cambiare metodo. Oggi troppo spesso si interviene solo quando esplode un’emergenza. Una grande città vive invece di programmazione, prevenzione e controllo. In Assemblea Capitolina ho presentato centinaia di interrogazioni e proposte su mobilità, manutenzione del verde, trasporto pubblico, edilizia residenziale, sicurezza stradale, gestione dei rifiuti e patrimonio comunale. Ogni problema va affrontato con dati, sopralluoghi e quindi realizzando soluzioni concrete e condivise con i cittadini. La città non può permettersi autobus insufficienti, metropolitane che rallentano per problemi infrastrutturali, alberi lasciati senza manutenzione fino a diventare un pericolo, quartieri abbandonati o famiglie che attendono per anni risposte sulla casa. La politica deve tornare ad essere presenza quotidiana sul territorio. I cittadini chiedono meno slogan e più risultati”.
- La cultura è un asse fondamentale della vita romana. Lei ha sostenuto iniziative legate alla memoria storica, alle tradizioni e alla valorizzazione dei luoghi identitari, dando patrocini ed essendo Lei stesso premiato per il valore dei Suoi testi. Qual è il ruolo della cultura nella sua azione politica?
“Per me la cultura non è un settore separato dalla politica: è il fondamento di una comunità. Ho sempre sostenuto iniziative dedicate alla storia di Roma, al Risorgimento, alle tradizioni popolari, alla famiglia, all’identità italiana, al patrimonio artistico ed enogastronomico e alla valorizzazione delle eccellenze del nostro territorio. Anche nel mio ruolo di responsabile regionale del Dipartimento Agricoltura della Lega porto avanti un’idea precisa: agricoltura, turismo, cultura e paesaggio rappresentano un unico patrimonio strategico. Difendere le produzioni Dop (Denominazione di origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta), il biologico, la cucina italiana riconosciuta dall’Unesco, contrastare lo spopolamento delle aree rurali significa difendere l’identità stessa del nostro Paese. La cultura produce conoscenza, senso civico ed economia. Investire nella cultura significa investire nel futuro”.
- In diversi interventi ha parlato della necessità di difendere Roma dalle “distorsioni” che ne alterano la natura sociale e simbolica. A cosa si riferisce?
“Mi riferisco a tutto ciò che indebolisce il legame tra i cittadini e la loro città. Penso all’illegalità diffusa, alle occupazioni abusive, al degrado urbano, alla perdita del commercio di prossimità, all’abbandono delle periferie, alla mancata tutela del patrimonio storico e paesaggistico, fino alla progressiva rinuncia a far rispettare le regole. Roma deve restare una città aperta e accogliente, ma questo può avvenire soltanto se vengono garantiti legalità, sicurezza e rispetto delle norme. La vera inclusione nasce dal rispetto reciproco e dall’uguaglianza davanti alla legge, non dall’accettazione dell’illegalità o da politiche che finiscono per penalizzare proprio quei cittadini che rispettano le regole e attendono da anni risposte dall’amministrazione”.
- Come immagina la Roma del futuro?
“Immagino una Roma di nuovo al centro del panorama internazionale, e non soltanto per l’arte e la storia, ma anche per la qualità della sua amministrazione. Una città con trasporti moderni, strade sicure, verde curato, servizi efficienti, quartieri vivi, imprese sostenute e giovani che scelgono di costruire qui il proprio futuro. Roma deve tornare ad essere la Capitale delle opportunità, della cultura, dell’innovazione e della bellezza, ma tutto questo richiede coraggio amministrativo, competenza e una visione di lungo periodo.Continuerò a lavorare con questo spirito, tra la gente, ascoltando i cittadini, trasformando le loro esigenze in proposte concrete e controllando che gli impegni presi dalle istituzioni vengano realmente mantenuti. È questo, a mio avviso, il modo più autentico di fare politica”.
- “Lei è autore di numerosi saggi dedicati allo sviluppo economico, all’agricoltura e alla sostenibilità. Quanto conta, nella sua attività politica, lo studio e l’approfondimento tecnico?”
“Credo che oggi la politica abbia bisogno di competenza tanto quanto di passione. Per questo continuo a studiare, a scrivere e a confrontarmi con amministratori, imprese, università e associazioni. Ho pubblicato volumi dedicati allo sviluppo delle imprese agricole, alle agevolazioni e alla sostenibilità Esg (Environmental, Social e Governance) perché sono convinto che le buone decisioni nascano dalla conoscenza. Un amministratore pubblico deve saper ascoltare, ma deve anche approfondire i problemi e proporre soluzioni credibili. È questo il metodo che ho sempre cercato di seguire in Assemblea Capitolina e che continuerò a usare: trasformare lo studio in azione amministrativa e l’azione amministrativa in risultati concreti per i cittadini”.
L’intervista a Santori lascia un’indicazione chiara: Roma non ha bisogno di altri annunci, ma di una politica che torni a camminare sui marciapiedi, a contare gli alberi, a verificare gli autobus. La sua ricetta è semplice da dire e difficile da fare: studio, presenza, controllo. Se la Capitale vuole tornare ad essere davvero “la città delle opportunità” di cui parla, dovrà accettare di misurarsi ogni giorno con la qualità della vita, non con la retorica. Perché una città che funziona si riconosce da una cosa sola: da quanto è tranquilla una madre che torna a casa la sera, da quanto è facile per un giovane restare, da quanto è veloce un’impresa a dire sì.
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