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DA EVIAN AL TAVOLO GLOBALE – Meloni Prepara il G7 e Spinge l’Europa a Parlare con una Voce Sola

Il vertice G7 di Evian si avvicina e per Giorgia Meloni è molto più di un appuntamento diplomatico. È la prova del nove. Sul tavolo della premier c’è un dossier che pesa come un macigno: tenere insieme Occidente e Medio Oriente, evitare che il fronte ucraino si sgretoli, e trovare uno spazio per l’Italia tra i colossi.

L’attesa è tutta per il faccia a faccia con Donald Trump e per capire dove andrà a finire l’intesa con l’Iran che Teheran dà ormai per vicina. Ma Palazzo Chigi ha un obiettivo chiaro: far tornare l’Unione Europea protagonista, con un mediatore unico per l’Ucraina. “L’Europa parli con una sola voce”, ripetono da giorni fonti di governo.

Perché se a Kiev parlano in venticinque, a Mosca ascoltano solo chi ha le armi e il gas. Evian non sarà un G7 di rito. Ci si arriva con il Medio Oriente in ebollizione, con gli Stati Uniti che trattano direttamente con l’Iran e mettono sul piatto la revoca del blocco navale su Hormuz e il ritiro israeliano dal sud del Libano. E ci si arriva con l’Ucraina che, dopo tre anni di guerra, rischia di scivolare fuori dall’agenda delle cancellerie occidentali.

Meloni lo sa e gioca d’anticipo. Vuole portare al G7 un pacchetto italiano: sostegno a Kiev, ma con una regia europea chiara. Basta con i canali paralleli, basta con Berlino che tratta il gas, Parigi che manda segnali a Mosca, Varsavia che spinge sul riarmo. Serve un mediatore Ue, riconosciuto da tutti, che parli a nome dei 27. Altrimenti Zelensky resta solo e Putin divide.

Il nodo vero sarà Trump. Il presidente americano arriva a Evian con la sua dottrina: accordi veloci, bilaterali, spettacolari. Con l’Iran vuole chiudere nel weekend o lunedì, e vuole portarsi a casa il risultato da sventolare. Per l’Italia è un’occasione e un rischio. Occasione perché Meloni ha costruito con Trump un rapporto diretto, senza filtri ideologici. Rischio perché se Washington decide da sola su Iran, Ucraina e Medio Oriente, l’Europa diventa spettatrice.

Per questo la premier insiste sul mediatore Ue: dare a Trump un interlocutore unico significa evitare che ogni Paese tratti per sé e perda per tutti. Sul dossier iraniano, Roma osserva con attenzione ma senza illusioni. Un’intesa che sblocca Hormuz e fa arretrare Israele dal Libano ridisegna gli equilibri.

Per l’Italia, che sul Mediterraneo gioca la sua politica estera, significa più stabilità energetica e meno frizioni sui flussi migratori. Ma significa anche un Iran più forte, più legittimato, con il pedaggio sullo stretto e la parola sul nucleare rinviata. Meloni non dirà no a un accordo che ferma la guerra, ma chiederà garanzie. Perché se l’intesa premia solo Teheran e scarica i costi su Israele e sull’Europa, il G7 si spacca.

In Ucraina il tempo stringe. La controffensiva non ha sfondato, gli aiuti americani sono appesi al filo del Congresso, l’inverno è vicino. Kiev ha bisogno di armi, soldi e certezze. E ha bisogno che l’Europa non balbetti. Il mediatore unico serve a questo: dare continuità, evitare che ogni elezione in Occidente cambi la linea, far capire a Mosca che la trattativa ha un tavolo solo.

L’Italia propone, la Germania nicchia, la Francia vuole tenere le mani libere. Meloni proverà a Evian a chiudere il cerchio. Perché senza una voce sola, l’Europa in Ucraina conta quanto una ONG. Così il G7 diventa per la premier un banco di prova su tre fronti. Primo, tenere Trump dentro il perimetro occidentale e non lasciarlo trattare da solo con Iran e Russia. Secondo, portare a casa un ruolo per l’Ue che non sia decorativo. Terzo, evitare che l’Italia resti schiacciata tra i giganti.

Roma non ha il peso militare degli Usa né i soldi di Berlino, ma ha la posizione geografica e la rete di rapporti con il Mediterraneo e i Balcani. Può essere ponte, se le danno lo spazio. A Evian non si firmeranno trattati, ma si capirà la musica dei prossimi mesi. Se l’America di Trump corre da sola, se l’Iran incassa senza dare, se l’Ucraina viene lasciata in attesa, l’ordine mondiale esce dal vertice più fragile di prima. Meloni ci arriva con un dossier preciso: mediazione Ue, unità europea, realismo senza cedimenti. Sa che non basta un vertice per cambiare la storia. Ma sa anche che a volte basta una parola sbagliata per farla precipitare.Per questo lavora per far parlare l’Europa con una voce sola. Perché quando il mondo urla, chi sussurra in venticinque lingue diverse non lo sente nessuno.

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Celeste Altamura

Data:

13 Giugno 2026