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PATTO PER L’ITALIA – Da Milano la Sfida dei Manager per far Ripartire la Crescita

Oltre 220 delegati da tutta Italia si sono dati appuntamento a Milano per la 107esima Assemblea nazionale di Manageritalia. Non un rito, non una passerella. Un’assemblea che ha messo al centro una parola che nel Paese manca da troppo tempo: patto. Un nuovo patto tra politica, imprese e management per rimettere in moto crescita, produttività e competitività. Perché senza manager, le imprese restano idee. E senza imprese che corrono, il Paese si ferma.

A dettare la linea è stato il presidente Marco Ballarè. Il suo messaggio è netto: il vero capitale strategico oggi sono le competenze. Non le macchine, non i bonus, non i decreti a pioggia. Le persone. Il capitale umano. In un’Italia che invecchia, che perde talenti, che fatica a trasferire sapere tra generazioni, rimettere al centro chi guida i processi, chi prende decisioni, chi innova è l’unica strada per non restare indietro.

Ballarè ha parlato di ruolo strategico del management nello sviluppo delle imprese. Tradotto: senza una classe dirigente capace, formata, responsabilizzata, la quarta rivoluzione industriale la guardiamo passare dal finestrino.Il confronto milanese è andato oltre i confini nazionali. Sul palco è salito il professor Vittorio Emanuele Parsi, che ha fotografato lo scenario globale senza sconti. La sua tesi è chiara: l’instabilità non è più un’eccezione, è la nuova regola.

Guerre, catene di fornitura che saltano, dazi, tecnologia che riscrive i rapporti di forza ogni sei mesi. L’ordine globale che conoscevamo si è rotto. E le imprese italiane, fatte per il 95% di PMI, navigano in un mare che cambia corrente ogni settimana. In questo quadro, ha spiegato Parsi, chi non ha competenze manageriali solide affonda. Chi sa leggere il rischio, diversificare, investire sulle persone, può trasformare il caos in opportunità.

Ed è qui che torna il patto. Manageritalia chiede alla politica di fare la sua parte: meno burocrazia, più certezze, investimenti su formazione e istruzione tecnica, incentivi veri per chi assume e innova. Alle imprese chiede di aprire le porte al management qualificato, di superare la logica del padrone che fa tutto da solo, di accettare che la crescita oggi passa da governance, delega, misurazione dei risultati. E ai manager chiede di prendersi la responsabilità di guidare il cambiamento, di essere ponte tra innovazione e tradizione, tra globale e locale.

I numeri dell’assemblea raccontano un Paese che vuole reagire. 220 delegati da ogni regione, settori diversi, età diverse, ma un’idea comune: senza produttività non c’è benessere. E senza manager, non c’è produttività. L’Italia perde colpi nella classifica della competitività europea. Ha una produttività del lavoro che cresce meno della media Ue. Ha un ritardo cronico su digitale, export a valore aggiunto, managerializzazione delle PMI.

Colmare questo gap non è un tema per addetti ai lavori. È una questione nazionale. Perché se le imprese non crescono, non cresce il lavoro buono, non crescono i salari, non cresce lo Stato sociale.Da Milano parte quindi un messaggio che suona come un avviso. Il mondo è cambiato, l’instabilità è strutturale, la concorrenza è globale.

O l’Italia si dota di una classe manageriale all’altezza e di un sistema che la mette in condizione di lavorare, o resterà a guardare i treni passare. Il patto che Manageritalia chiede non è un favore alla categoria. È un contratto con il Paese.

La politica ascolti, le imprese si aprano, i manager si prendano il rischio. Perché la crescita non la fa un decreto. La fanno le persone che ogni mattina decidono, sbagliano, correggono, rilanciano.Finita l’assemblea, i 220 delegati sono tornati nelle loro aziende, nelle loro città.

Con una convinzione in più: il tempo dei rinvii è finito. O si fa squadra, ognuno con il suo ruolo, o si perde tutti. E in un mondo instabile, chi si ferma non galleggia. Affonda.

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Carmen Salerno

Data:

13 Giugno 2026
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