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GIUSTIZIA AL VOTO – Affluenza al 46,07% nella prima giornata – Oggi il verdetto degli italiani – Si vota sino alle 15,00

Nella giornata di oggi, lunedì 23 marzo, gli elettori sono nuovamente chiamati alle urne per esprimersi sul referendum relativo alla riforma della giustizia. I seggi restano aperti dalle ore 7 fino alle 15, momento in cui inizierà lo scrutinio che porterà ai risultati definitivi. Dopo la prima giornata di votazioni, l’affluenza si è attestata al 46,07%, un dato significativo che evidenzia una partecipazione piuttosto ampia.

Entrando nel dettaglio territoriale, alcune regioni hanno registrato percentuali superiori alla media nazionale, come Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Veneto e Umbria, tutte sopra o intorno al 50%. Più bassa invece la partecipazione nel Sud, con Sicilia e Calabria ferme poco sopra il 35%. Nel complesso, il dato appare nettamente superiore rispetto a quello registrato nel giugno 2025 per un altro referendum su temi legati a lavoro e cittadinanza, quando alla stessa ora si era fermato al 22,73%.

Il quesito sottoposto agli elettori riguarda una modifica ampia e strutturale della Costituzione in materia di ordinamento della magistratura. In sostanza, si chiede di approvare una legge costituzionale già votata dal Parlamento che introduce cambiamenti rilevanti nel funzionamento del sistema giudiziario italiano.

Il cuore della riforma è rappresentato dalla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri. Finora entrambe le figure appartenevano a un unico corpo e condividevano lo stesso organo di autogoverno. Con la riforma, invece, si stabilisce una distinzione netta: da un lato i giudici, dall’altro i pubblici ministeri, ciascuno con un proprio Consiglio Superiore della Magistratura autonomo e indipendente. Entrambi gli organi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica e composti in parte da magistrati e in parte da figure esterne come professori universitari e avvocati con lunga esperienza, selezionati attraverso meccanismi di sorteggio.

Un altro elemento centrale è l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, un nuovo organismo incaricato di giudicare le questioni disciplinari che riguardano i magistrati. Questa corte sarà composta da quindici membri scelti tra magistrati e giuristi di comprovata esperienza, con una suddivisione che prevede sia nomine dirette sia sorteggi da elenchi predisposti. I membri resteranno in carica quattro anni senza possibilità di rinnovo, e il presidente sarà scelto tra i componenti non appartenenti alla magistratura.

Nel complesso, la riforma mira a ridefinire in modo significativo l’assetto della giustizia italiana, introducendo una separazione più marcata tra le funzioni e nuovi strumenti di controllo e disciplina. Saranno ora i cittadini, attraverso il voto, a decidere se confermare o respingere queste modifiche.

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Carmen Salerno

Data:

23 Marzo 2026