Quanto è realmente pericoloso per l’Europa l’arsenale missilistico iraniano? La risposta è meno semplice di quanto suggerisca il numero complessivo dei vettori in possesso di Teheran. Le stime parlano di circa 2.000-3.000 missili, ma la maggior parte appartiene alla categoria dei sistemi a corto raggio, pensati soprattutto per colpire obiettivi nel Medio Oriente. Solo una parte dell’arsenale dispone di una gittata sufficiente per avvicinarsi al territorio europeo e, anche in questo caso, la capacità di raggiungere un bersaglio dipende dal tipo di missile, dal punto di lancio, dalla traiettoria e dal carico trasportato.
Il cuore della forza missilistica iraniana è costituito dai vettori balistici. I modelli più vecchi, come Shahab-1 e Shahab-2, hanno una gittata rispettivamente di circa 300 e 500-700 chilometri. Sono sistemi importanti per la deterrenza regionale, ma non rappresentano una minaccia diretta per l’Europa. Più sofisticati sono i Fateh-110, a propellente solido, con una gittata nell’ordine dei 300 chilometri, e le successive varianti della famiglia Fateh, progettate per aumentare progressivamente autonomia e precisione.
Il salto di categoria arriva con lo Shahab-3, uno dei principali missili iraniani a medio raggio, capace di raggiungere circa 1.300 chilometri. Da questo sistema sono derivate varianti più moderne come Ghadr ed Emad, accreditate di gittate rispettivamente intorno ai 1.600 e 1.800 chilometri. Sono distanze che permettono di coprire gran parte del Medio Oriente e di raggiungere il Mediterraneo orientale, ma non consentono di colpire la maggior parte dell’Europa occidentale.
È invece la soglia dei 2.000 chilometri a diventare strategicamente importante. Il Sejjil, missile a due stadi alimentato a propellente solido, viene generalmente accreditato di una gittata di circa 2.000 chilometri. Il suo sviluppo è particolarmente significativo perché il propellente solido permette, rispetto ai sistemi a propellente liquido, una maggiore rapidità di preparazione e una migliore mobilità operativa. In una guerra missilistica moderna, infatti, non conta soltanto quanto lontano possa volare un vettore: contano anche la possibilità di spostarlo, nasconderlo e lanciarlo rapidamente.
Tra i sistemi più recenti figurano Kheibar Shekan, Haj Qassem e Fattah. Il Kheibar Shekan raggiunge circa 1.450 chilometri, mentre Haj Qassem e Fattah sono generalmente collocati nella fascia dei 1.400 chilometri. Teheran presenta il Fattah come un missile ipersonico, anche se le sue effettive caratteristiche e il livello di maturità tecnologica sono oggetto di valutazioni differenti. Il punto più importante è comunque l’evoluzione complessiva del programma: l’Iran sta cercando di combinare gittata, precisione, mobilità e capacità di penetrazione delle difese.
Particolarmente delicata è la famiglia Khorramshahr. Le diverse versioni sono state associate a gittate nell’ordine dei 2.000 chilometri, mentre alcune valutazioni attribuiscono alle varianti più avanzate una capacità potenziale vicina ai 3.000 chilometri. Se tali prestazioni fossero confermate in condizioni operative, il quadro geografico cambierebbe sensibilmente, perché una gittata di questo tipo permetterebbe di raggiungere porzioni dell’Europa sud-orientale e, a seconda del punto di lancio e della traiettoria, anche aree più occidentali.
Questo non significa che Teheran disponga oggi di un missile operativo capace di colpire indistintamente qualsiasi capitale europea. L’Iran non possiede, secondo le valutazioni pubbliche disponibili, un missile balistico intercontinentale operativo. La maggior parte dei suoi vettori rimane destinata alla deterrenza regionale. Tuttavia, l’evoluzione dei sistemi a medio raggio indica che il confine geografico della minaccia può progressivamente spostarsi verso nord-ovest.
A rendere il quadro ancora più complesso contribuiscono i missili da crociera. Sono armi differenti dai balistici: volano a quote relativamente basse e possono seguire traiettorie più flessibili, caratteristiche che possono rendere più difficile la loro individuazione e intercettazione. Tra i sistemi iraniani figura il Paveh, accreditato di una gittata di circa 1.650 chilometri. Anche in questo caso, tuttavia, la distanza disponibile non deve essere automaticamente tradotta nella possibilità di colpire qualsiasi obiettivo europeo.
Il vero problema, dunque, non è stabilire semplicemente quanti missili abbia l’Iran. L’arsenale complessivo è inoltre difficile da quantificare con precisione perché Teheran ha impiegato un numero significativo di vettori nei conflitti recenti e ha subito attacchi contro depositi, lanciatori e infrastrutture produttive. Le scorte possono quindi cambiare rapidamente, anche grazie alla capacità dell’industria iraniana di produrre nuovi missili.
Il numero di 2.000-3.000 vettori deve perciò essere interpretato con cautela. Non sono 2.000-3.000 missili puntati sull’Europa. La grande maggioranza ha una gittata troppo limitata. Ma la minaccia non si misura soltanto in termini quantitativi. Un numero relativamente contenuto di missili a medio raggio, mobili, precisi e difficili da intercettare può avere un peso strategico molto superiore rispetto a centinaia di sistemi più vecchi e a corto raggio.
Per l’Europa, la questione centrale è quindi l’evoluzione del programma iraniano. Oggi la maggior parte del continente resta fuori dalla portata dei principali missili balistici di Teheran. Ma la distanza tra l’Iran e il territorio europeo non è più una barriera assoluta. Ogni aumento della gittata, ogni miglioramento della precisione e ogni progresso nella capacità di eludere le difese riduce quella distanza.
Il vero campanello d’allarme, dunque, non è un singolo missile capace di attraversare l’Europa. È il confine della portata iraniana che continua, lentamente, ad avanzare. E nella corsa ai missili, qualche centinaio di chilometri possono trasformare una minaccia regionale in un problema europeo.
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