LA PIENEZZA MONUMENTALE DI CESAR FRANK NEL PIANISMO DI CORRADO GRECO

Con l’uscita del nuovo album César Franck: Piano Works per l’etichetta DaVinci Classics, il pianista Corrado Greco firma un’operazione discografica di rara e monumentale caratura.
Affrontare in un unico corpus il trittico  tastieristico di César Franck è impresa ardua:

  • Prélude, Fugue et Variation op. 18
  • Prélude, Aria et Final
  • Prélude, Choral et Fugue 

Ciò Significa misurarsi con una vera e propria estetica della memoria e delle metamorfosi tematiche.
Nella lettura di Greco ho riscontrato una convinzione lucida magistrale, capace di fondere un rigore analitico implacabile, derivante dalla sua profonda comprensione musicologica, che un coinvolgimento emotivo viscerale, privo di qualsiasi retorica sentimentale.

Nel Prélude, Fugue et Variation, Greco raccoglie l’eredità compositiva dell’organo, strumento prediletto dal compositore franco- belga,  trasponendo con la trascrizione pianistica una straordinaria sapienza nel controllo del legato e della densità polifonica. 
E ciò significa misurarsi non solo con vette del virtuosismo tardo – ottocentesco ma con una vera e propria estetica della fede e dell’architettura sonora.
Il celebre tema iniziale, dall’andamento cullante e malinconico, viene cesellato nitido con un lirismo trasparente. La transizione verso la variazione finale rivela una gestione sopraffina dei piani sonori, dove il contrappunto scorre fluido sotto una melodia spiegata con un calore espressivo mozzafiato.
La vera quadratura del cerchio giunge con il Prélude, Choral et Fugue. Qui Greco esibisce una formidabile tecnica nella condotta delle voci, asse portante dello stile ciclico franckiano. Le cascate di arpeggi che sgorgono nel Preludio non sono semplici decorazioni, ma onde di tensione armonica palpabile.
Nel celebre Choral, la ricerca timbrica e l’uso sapiente del pedale armonico trasfigurano lo strumento, evocando le mistiche risonanze dell’organo di Sainte-Clotilde. L’acme emotiva si tocca nella Fuga: una progressione drammatica condotta con lucidità strutturale ferrea e un’esplosione di pathos che restituisce appieno il senso di catarsi finale.

In Prélude, Aria et Final, l’interprete restituisce alla perfezione quella voce più umana e solitaria che sostituisce la coralità liturgica. L’“Aria” diventa un miracolo di canto pianistico, un momento di pura introspezione lirica che il pianista siciliano sorregge con un fraseggio ampio e flessibile.

Un’incisione titanica. Corrado Greco non si limita a eseguire la complessa scrittura franckiana, abita la forma ciclica del compositore, dimostrando che la massima precisione geometrico – musicale, quando è sorretta da un’anima vibrante, si trasforma in pura, travolgente emozione.

La stessa che ho provato, seduto su una comoda poltrona di casa con i primi freddi autunnali che ti fanno apprezzare  l’ossimero tiepore tra il calore di un architettura sonora raffinata e il freddo vento che infrange sui vetri della finestra.

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Salvo Germano
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