A TU PER TU CON MARIA CRISTINA TORRISI

Incontriamo Maria Cristina Torrisi, giornalista pubblicista, editore e direttore responsabile della rivista di arte, cultura e libera informazione Nuove Edizioni Bohémien (www.nuoveedizionibohemien.it).

Nata a Catania nel 1972 e residente ad Acireale, Torrisi ha fatto dell’informazione e della cultura un punto di riferimento del proprio percorso professionale. Attraverso la sua attività editoriale, promuove la conoscenza, il dialogo e la valorizzazione delle espressioni artistiche e culturali, dando spazio a idee, esperienze e voci che meritano di essere ascoltate.

Il suo impegno nel mondo del giornalismo si intreccia con una particolare attenzione per l’arte, la letteratura e le molteplici forme della creatività, in un percorso che pone al centro il valore della comunicazione libera e consapevole.

In questa intervista cercheremo di conoscere più da vicino la donna e la professionista, ripercorrendo le tappe della sua esperienza, le motivazioni che animano il suo lavoro e le prospettive future di un progetto editoriale che unisce arte, cultura e libertà d’informazione.

A Maria Cristina Torrisi rivolgiamo dunque le nostre domande, con il desiderio di scoprire la storia, le idee e le passioni che si celano dietro il suo impegno quotidiano.

Vorrei iniziare nel chiederti il legame tra scrittura ed editoria: nei tuoi romanzi emerge spesso una profonda sensibilità per le sfumature umane e culturali. In che modo la tua esperienza come scrittrice ha influenzato la nascita di Nuove Edizioni Bohémien e la scelta della linea da dare a questo progetto? Il nome ‘Bohémien’ richiama subito alla mente un’idea di libertà artistica, anticonformismo e passione per la bellezza. Qual è la missione principale e quali temi o voci cerchi di valorizzare? Portare avanti un progetto culturale indipendente oggi richiede molto coraggio?

L’amore per il bello, per l’arte e per la storia mi hanno portato a dar vita prima al progetto editoriale e poi a consolidarlo nella realtà di oggi: Nuove Edizioni Bohémien, una rivista di Arte e Cultura di cui sono editore e direttore responsabile. C’è una radice profonda in tutto questo: la convinzione che la cultura debba essere un’esperienza viva, capace di toccare le corde più autentiche dell’animo umano. In realtà, nel 2004 ho voluto fondare una sorta di movimento artistico culturale che ha dato anche il nome Bohémien alla Rivista. Questo perché ho desiderato – seppur attenendoci alle regole dell’etica e della moralità – ricordare quegli artisti, scrittori, poeti, musicisti e intellettuali della Francia dell’Ottocento che vivevano una vita anticonformista, povera e ai margini della società borghese, rifiutandone le regole e il culto del denaro. 

Per cui, Il nome ‘Bohémien’ è un vero e proprio manifesto: richiama la libertà artistica, il rifiuto dei cliché e un’irrefrenabile passione per la bellezza. La missione di Nuove Edizioni Bohémien è valorizzare la cultura a trecentosessanta gradi, dando voce a storie, espressioni artistiche e figure che meritano di essere scoperte e custodite. 

La mia esperienza come scrittrice influenza continuamente il mio lavoro direttivo: scrivere significa scavare nelle sfumature, e con lo stesso ascolto e la stessa cura selezioniamo gli argomenti, le recensioni, gli artisti e gli approfondimenti della rivista. E guidare e fare editoria indipendente in ambito culturale oggi richiede un coraggio immenso. Significa difendere lo spazio della bellezza e dell’approfondimento in un mondo rapido e distratto. Ma è una scelta di libertà che rifarei ogni giorno.


Quali sono state le sfide più grandi che hai dovuto affrontare per far crescere Nuove Edizioni Bohémien e quali sono, invece, le soddisfazioni più grandi che ti sta regalando? 

Le sfide più grandi sono state all’inizio, quando il progetto è divenuto realtà. La Rivista è nata in formato cartaceo, poi, con l’avvento della nuova tecnologia, è divenuta online. Tutte le copie si trovano presso la prestigiosa Accademia dei Dafnici e degli Zelanti di Acireale. Ricordo ancora la gioia nel vedere il primo numero con in copertina Sarah Bernhardt e le pagine ricche delle opere di Alphonse Mucha. Per ciò che concerne la soddisfazione più grande, è constatare come la rivista sia diventata un vero e proprio salotto culturale e uno spazio libero di approfondimento. Essere alla direzione di questo progetto mi permette di selezionare e valorizzare contenuti, artisti e storie che meritano uno sguardo attento. Vedere l’apprezzamento dei lettori e il rispetto del panorama artistico e culturale per il lavoro che portiamo avanti ogni giorno è una gratificazione immensa, che conferma l’importanza di questo percorso. E affinché la Rivista non divenisse un progetto “astratto” ho costituito il “Circolo Bohémien”, il salotto letterario che ospita periodicamente artisti, intellettuali, poeti. Con questa realtà ho portato a casa un bel Premio pochi anni fa, segno che il lavoro svolto ha portato buoni frutti. Inoltre, la Rivista annovera appuntamenti importanti come l’uscita annuale dell’Edizione Speciale natalizia chiamata Unicum, le cui pagine sono interamente a colori e gli articoli inediti.

Guardando al tuo percorso di autrice, come si sono evoluti i tuoi romanzi nel tempo? C’è un filo conduttore, un tema o un’ossessione letteraria che continui a esplorare e che magari ritrovi anche nei manoscritti che decidi di pubblicare come editrice?”

I miei romanzi sono cresciuti insieme a me, evolvendosi verso una scrittura che cerca sempre più l’essenzialità e l’introspezione. Se dovessi trovare un filo conduttore, direi che la mia ‘ossessione’ letteraria è l’animo umano nelle sue pieghe più segrete: il modo in cui le persone affrontano il cambiamento, la memoria, il peso e la bellezza dei legami. C’è una linea di continuità fortissima tra ciò che scrivo e ciò che porto avanti con Nuove Edizioni Bohémien. Nelle pagine della rivista cerco esattamente la stessa cosa che ricerco nei miei romanzi: l’autenticità. Che si tratti di raccontare un artista, un evento storico o una corrente culturale, l’obiettivo è sempre andare oltre la superficie, scavare nella storia delle persone e delle idee per restituire al lettore quel senso di meraviglia e di riflessione profonda che solo l’arte e la cultura sanno regalare.

Ci vuoi parlare del tuo ultimo romanzo uscito recentemente?

“Hypnose. Rosso, astratto paranoico è il mio nono romanzo, un’opera a cui tengo moltissimo. Sebbene abbia una forte componente psicologica, in realtà ho voluto esplorare molteplici tematiche, riprendendo in particolare quel fil rouge del rapporto tra sogno e realtà che avevo già affrontato nei miei precedenti romanzi. È un percorso che si muove in atmosfere fortemente oniriche, quasi assumendo la struttura di una seduta di psicanalisi freudiana che scruta nei meccanismi più nascosti della mente.
Il protagonista è in realtà un osservatore che indaga sia dentro di sé, guidato da una ricerca di evoluzione intima e personale, sia sulla vita degli altri, muovendosi quasi come un’entità astratta che scruta la realtà. Al cuore dell’opera c’è un forte impianto simbolico, a partire dall’uso del semaforo rosso. Il rosso si carica di molteplici significati: può rappresentare la vita, lo stop, la violenza, oppure una profonda ricognizione di sé. 

Stilisticamente ho voluto strutturarlo come un romanzo corale, dove l’intreccio e la voce di tante microstorie concorrono a raccontare e svelare una più ampia macrostoria, offrendo al lettore un viaggio stratificato tra le pieghe dell’esistenza.

Cosa c’è nel futuro di Cristina Torrisi? Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi prossimi progetti letterari personali e sulle prossime uscite in catalogo per Nuove Edizioni Bohémien?

Il futuro è sempre in movimento, guidato dalla stessa curiosità e dallo stesso amore per la cultura che mi accompagnano dal primo giorno. Sul fronte personale, la scrittura non si ferma mai: sto già accarezzando nuove idee e nuovi mondi da esplorare, continuando a scavare in quelle sfumature dell’animo umano e in quel confine tra sogno e realtà che rimangono al centro del mio percorso.
Per quanto riguarda Nuove Edizioni Bohémien, abbiamo in cantiere bellissimi progetti. Stiamo lavorando con grande entusiasmo alla nostra edizione speciale di Natale: una pubblicazione online, curata nei minimi dettagli, accompagnata dalla nostra tradizionale e attesa festa di redazione, un momento speciale di condivisione e incontro. Inoltre, abbiamo diversificato il format del Circolo, tornando alle origini con la formula del salotto letterario, esattamente così come era nata la rivista. Vogliamo continuare a offrire uno spazio vivo e accogliente, un punto di riferimento libero e appassionato per l’arte, la letteratura e la cultura, dove le idee possano circolare e dialogare vicine.

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Salvo Germano
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