Roma e Lisbona tornano a guardarsi negli occhi dopo più di un decennio. Giorgia Meloni e il primo ministro portoghese Luís Montenegro si sono incontrati a Palazzo Chigi per una visita che la stessa premier ha definito “un punto di svolta”. “Sono oltre 10 anni dall’ultima visita ufficiale di un primo ministro portoghese in Italia. È tempo di rilanciare le nostre relazioni”, ha detto Meloni nel corso delle dichiarazioni alla stampa congiunte con Montenegro. Accanto ai due leader un documento firmato al tavolo: l’impegno a rendere il dialogo tra i due Paesi “più strutturato e permanente”.
Il messaggio politico è chiaro. Italia e Portogallo non sono due periferie dell’Europa, sono due nazioni del Mediterraneo e dell’Atlantico che hanno molto da dirsi su economia, energia, migrazioni e difesa. Per troppo tempo i rapporti bilaterali sono andati avanti a inerzia, tra scambi commerciali solidi ma senza una regia politica. Ora l’obiettivo è diverso: costruire un asse che porti risultati concreti entro i prossimi due anni.
Meloni ha parlato di “affinità profonde”. Stessa esposizione alle rotte migratorie, stessa necessità di difendere le filiere industriali, stesso interesse a far crescere le rinnovabili senza penalizzare la competitività. Il Portogallo ha fatto scuola su eolico e idrogeno verde, l’Italia porta con sé un sistema manifatturiero e una diplomazia che negli ultimi mesi ha lavorato molto sul corridoio energetico Sud-Nord. Mettere insieme queste competenze, ha spiegato la premier, significa “creare opportunità per le nostre imprese e più sicurezza per i nostri cittadini”.
Il documento firmato oggi prevede incontri annuali tra i due governi, tavoli tecnici su transizione energetica, spazio, digitale e cultura, e un rafforzamento della cooperazione in ambito europeo. Non è un trattato, è qualcosa di più pratico: una road map. Montenegro ha sottolineato la volontà di Lisbona di lavorare con Roma “senza ideologie, sui fatti”. Ha citato i porti, le infrastrutture, la necessità di una risposta comune alle sfide demografiche e all’invecchiamento della popolazione. Temi che in Italia e in Portogallo pesano allo stesso modo.
Sul piano internazionale i due premier hanno trovato una sintonia immediata. Sostegno all’Ucraina, rispetto del diritto internazionale, ma anche richiesta di un’Europa più realista. “Non possiamo permetterci di restare indietro rispetto a Stati Uniti e Cina sulla tecnologia e sull’energia”, ha detto Meloni. Montenegro ha aggiunto che l’Unione deve smettere di regolare tutto e iniziare a investire di più. Una linea che piace a entrambi: meno burocrazia, più progetti.
Il commercio tra Italia e Portogallo vale già oltre 10 miliardi l’anno, ma potrebbe crescere. Le aziende italiane sono forti in meccanica, design, agroalimentare. Quelle portoghesi stanno avanzando in rinnovabili, tessile tecnico e turismo di qualità. L’idea è quella di creare missioni imprenditoriali incrociate e di facilitare gli investimenti diretti, anche con garanzie pubbliche.
C’è poi il capitolo migrazione. Italia e Portogallo hanno posizioni diverse sulle rotte, ma la stessa convinzione: serve una gestione europea e non lasciare i Paesi di frontiera da soli. Da qui l’impegno a coordinarsi in sede UE e a portare avanti una proposta comune sul Patto Migratorio.
La visita si chiude con una cena di lavoro e con la promessa di rivedersi presto a Lisbona. Dieci anni di silenzio istituzionale sono troppi per due Paesi che condividono mare, storia e sfide. Meloni ha voluto chiudere con una frase secca: “Non stiamo facendo diplomazia di facciata. Stiamo costruendo un’alleanza che deve durare”.
Fuori da Palazzo Chigi pioveva, come spesso a Roma in primavera. Ma dentro il tono era di quelli che non lasciano spazio all’ambiguità. Italia e Portogallo hanno deciso di smettere di parlarsi per caso.
E se un’amicizia si coltiva, può diventare una forza.
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