Nella fiducia che è sempre possibile spostare rapidamente i prodotti alimentari si stima che in media siano state accumulate, per sostenere i consumi, scorte sufficienti per un periodo di tre mesi.
Ma cosa succederà quando la produzione di risorse alimentari diminuirà drasticamente per un periodo più lungo? In pochi se lo chiedono, e a portarci a una situazione del genere potranno essere tante possibili cause: aumento della popolazione, guerre, problemi climatici, malattie delle piante…
Cosa succederebbe se la Terra esaurisse improvvisamente le sue risorse? In molti se lo chiedono, e a portarci a una simile situazione potrebbe essere il progressivo popolamento del pianeta, o anche un collasso climatico. Una possibile risposta arriva da uno studio che, partendo dai vari modelli di crescita della popolazione umana elaborati negli ultimi secoli, analizzando la storia dell’umanità dal Neolitico a oggi, elaborando alcuni parametri chiave, dimostra che sotto determinate condizioni è possibile ipotizzare scenari decisamente poco rassicuranti per certi versi. Se le risorse naturali disponibili subissero un calo, la popolazione mondiale potrebbe ridursi drasticamente e molto rapidamente nel giro di pochi decenni, a seconda delle ipotesi assunte con un crollo nel 2064 o 2078.
Non si tratta di una profezia campata in aria su una presunta “fine del mondo”, ma del risultato di un complesso calcolo basato su un modello matematico molto complesso che, collegando l’evoluzione della popolazione che dipende dal tasso di crescita e di morte della popolazione, dai meccanismi introdotti per controllarla, dalla disponibilità di risorse naturali e dall’andamento della produzione di risorse, a condizione di determinare alcuni parametri da inserire nel modello, consente di calcolare una simulazione che mette in luce la fragilità della nostra presenza sul pianeta di fronte ai cambiamenti ambientali improvvisi. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Chaos, Solitons & Fractals, ed è il frutto del lavoro di Alessio Zaccone, fisico teorico presso l’Università degli studi di Milano, e di Kostya Trachenko, fisico docente alla Queen Mary University of London morto qualche mese fa, di cancro, a 54 anni. [1].
La particolarità di questo modello sta nella sua origine, poiché era stato pensato per la fisica dei sistemi disordinati, ma si è rivelato incredibilmente efficace per decifrare ben dodicimila anni di evoluzione demografica globale. Questo stimando i parametri di base in modo da minimizzare lo scarto con l’andamento reale e poi estrapolando l’andamento nella popolazione nei prossimi decenni. I due studiosi hanno sviluppato una relazione matematica che, cambiando la stima dei parametri nel tempo, consente di simulare le principali teorie demografiche sviluppate negli ultimi secoli. Cambiando il valore dei parametri nel calcolo ritroviamo il modello di crescita esponenziale di Malthus che studia le popolazioni isolate con risorse infinite, l’equazione logistica di Verhulst, che introduce il limite delle risorse disponibili, e la crescita iperbolica di von Foerster. Tutti questi modelli si scontrano con una realtà di risorse naturali limitate.
Applicando l’equazione alle serie storiche di dati, ed elaborando diversi valori dei parametri, i due scienziati hanno visto come il modello descriva fedelmente sia il boom demografico dell’era industriale sia il rallentamento registrato a partire dal 1970. Il fine della ricerca è però la simulazioni sul domani, poiché inserendo nel sistema variabili critiche che corrispondano alla presenza di pandemie, guerre per le risorse o disastri climatici che riducono drasticamente la capacità della Terra, il modello ricalcolato mostra un declino rapidissimo. Lo stesso Zaccone specifica che si tratta di una semplice simulazione, ma i risultati fanno riflettere sul come un modello matematico evidenzi i vincoli esterni che rendono molto sensibile l’equilibrio della nostra civiltà ai cambiamenti.
Fortunatamente per la specie Homo Sapiens, limiti alla popolazione che sembravano insormontabili sono stati via via superati: aumento dello sfruttamento di territori prima poco popolati, nuove tecnologie produttive, nuove tecniche agricole, tutti questi fattori hanno permesso di aumentare la produzione delle risorse necessarie per la vita dell’Homo Sapiens. E ci siamo così abituati a questa crescita continua che abbiamo dimenticato i secoli in cui questa crescita è stata limitata, a volte in modo anche catastrofico.
In questa ottica gli innumerevoli conflitti in corso sul pianeta possono anche essere inquadrati come semplici conflitti per le risorse naturali disponibili, che non crescono quanto sarebbe necessario per mantenere la sempre crescente popolazione mondiale.
Oltre a conflitti violenti per appropriarsi delle risorse naturali connesse a un territorio, altri tipi di processi sono stati posti in opera dalla specie Homo Sapiens, e valutandoli dal punto di vista della sostenibilità nel tempo si scoprono effetti a volte opposti al desiderato. Incrementare la produzione di beni è una delle soluzioni ma comporta un incremento nell’uso di risorse naturali che potrebbero essere limitate, come ad esempio i minerali metalliferi. Alcune società puntano sul meccanismo, che l’umanità ha sempre applicato perché spontaneo, di incrementare la popolazione ma questo si scontra con i limiti dell’ambiente. Una soluzione storica è sempre stata l’emigrazione verso zone del Pianeta più “vuote” ma, ormai, il Pianeta non ha più zone che siano contemporaneamente vuote e ricche di risorse. Altra soluzione è favorire l’immigrazione per aumentare la produzione, ma se a farlo è uno Stato che già è importatore netto di beni alimentari sta attuando una politica suicida, perché quando i beni alimentari incontrassero un periodo di scarsità globale ciò si tradurrebbe in una carestia tanto più grave quanto maggiore è stata l’immigrazione.
Una strategia lungimirante sarebbe accrescere le scorte alimentari per soddisfare la domanda ben oltre i 3 mesi attuali, ma fare scorte ha un costo e l’esperienza dimostra che quando si tratta di accollarsi costi tutti fuggono. Tranne cercare di caricarli sulle Pubbliche Amministrazioni, ma quando le stesse Pubbliche Amministrazioni richiedono un incremento di risorse (cioè maggior prelievo fiscale) per finanziare la realizzazione di dette scorte i contribuenti si ribellano perché in media non ne vedono la necessità.
Una soluzione ideale sarebbe che tutti gli Stati contemporaneamente iniziassero a ridurre la popolazione nella stessa percentuale fino ad arrivare a numeri che il Pianeta possa sostenere. Sembra invece che si vada in direzione opposta, con alcuni Stati che invece per rafforzarsi nella contesa cercano di aumentare la propria popolazione, costruendo così tutte le condizioni per un futuro calo improvviso di popolazione dovuto a cause non certo pacifiche.
[1] Global population crisis scenarios predicted by a general nonlinear dynamical model
Alessio Zaccone, Kostya Trachenko (deceduto)
[v5] Tue, 26 May 2026 17:39:39 UTC (643 KB)
Journal reference: Chaos, Solitons & Fractals 209, Volume 209, Part 2, August 2026, 118542 (2026)
Author Profile
Latest entries
Primo Piano7 Giugno 2026POPOLAZIONE MONDIALE CROLLATA ENTRO IL 2064? – Quando la produzione alimentare globale potrebbe essere insufficiente
L'opinione - Riflessioni - Il Punto29 Maggio 2026SIAMO TROPPI PER QUESTO PIANETA? – Il limite di sostenibilità è stimato in 2,5 miliardi
L'opinione - Riflessioni - Il Punto10 Marzo 2026LA RETE DI CONNESSIONE DI UN CERVELLO SIMULATA AL COMPUTER
L'opinione - Riflessioni - Il Punto5 Marzo 2026LA CRISI ENERGETICA ITALIANA – La classe politica non ha elaborato una strategia energetica di lungo periodo efficace
