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TRUMP RESPINGE, SECONDO IL WSJ, LA TREGUA IRANIANA – Hormuz diventa lo “Stretto di Trump”

La diplomazia tra Washington e Teheran torna a un passo dalla rottura. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi, Donald Trump avrebbe respinto una proposta iraniana per una tregua di sette giorni, legata alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla ripresa dei negoziati sul programma nucleare. La notizia non risulta, al momento, confermata ufficialmente dalla Casa Bianca: Reuters riferisce che non è stato possibile verificarla autonomamente.

La proposta di Teheran è invece documentata da fonti indipendenti. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha spiegato che il piano prevede una sequenza di passi nell’arco di una settimana: gli Stati Uniti dovrebbero allentare il blocco navale sui porti iraniani, sospendere alcune sanzioni sulle esportazioni petrolifere e accettare un cessate il fuoco più ampio, mentre l’Iran riaprirebbe lo stretto e, al settimo giorno, riprenderebbe i colloqui sul dossier nucleare.

Il punto più delicato resta proprio Hormuz, una delle principali arterie energetiche mondiali. Prima del conflitto, attraverso questo passaggio transitava circa un quinto del petrolio e del gas scambiati sui mercati internazionali. La sua chiusura o limitazione ha quindi conseguenze che vanno ben oltre il confronto tra Washington e Teheran, alimentando pressioni sui prezzi dell’energia e sulla sicurezza delle rotte commerciali.

La risposta attribuita a Trump segnala una distanza ancora profonda sulle condizioni di un eventuale accordo. Il Wall Street Journal riferisce che il presidente americano sarebbe scettico sulla disponibilità iraniana ad accettare le richieste di Washington e avrebbe prospettato ai suoi collaboratori la possibilità di una ripresa dei bombardamenti dopo le elezioni di metà mandato di novembre. Anche su questo punto, tuttavia, si tratta di informazioni attribuite dal quotidiano a funzionari statunitensi, non di un annuncio ufficiale della Casa Bianca.

Nel frattempo, Trump ha trasformato lo stesso nome dello stretto in un ulteriore terreno di confronto politico e comunicativo. Il 2 settembre aveva scritto su Truth Social che, dopo il passaggio sotto il controllo statunitense, si sarebbe potuto rinominare lo Stretto di Hormuz «TRUMP STRAIT». La denominazione non ha naturalmente alcun valore giuridico internazionale e rimane una definizione proposta dallo stesso presidente americano.

Il quadro resta dunque sospeso tra diplomazia e minaccia militare. Teheran sostiene di aver messo sul tavolo una formula concreta per riaprire Hormuz e tornare al negoziato; Washington, secondo il rapporto del Wall Street Journal, non avrebbe ritenuto sufficienti le condizioni offerte. Finché non arriverà una conferma ufficiale, la notizia più importante non è soltanto ciò che Trump avrebbe rifiutato, ma ciò che resta ancora possibile: una porta diplomatica socchiusa, affacciata sullo stretto più conteso del mondo.

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Anna Stella Lobello

Data:

26 Settembre 2026
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