“L’indipendenza economica è il primo passo verso la libertà.” Questa affermazione, valida in ogni epoca, assume un significato ancora più profondo quando si parla di donne. Per molte, l’autonomia finanziaria non è solo una conquista, ma una necessità vitale. Il denaro, infatti, può diventare uno strumento di controllo e sopraffazione, una forma di violenza silenziosa che limita le scelte e impedisce di uscire da situazioni oppressive. Se la violenza fisica è visibile e riconoscibile, quella economica agisce in modo più sottile, ma non meno devastante.
Durante un incontro alla Camera dei Deputati, è stato presentato un manuale semi-pratico di empowerment femminile contro la violenza economica, frutto del lavoro di un’associazione impegnata da anni nella promozione dei diritti delle donne. Il progetto nasce da un’indagine condotta tra le socie di diverse regioni italiane, che ha evidenziato una forte richiesta di strumenti chiari, linguaggio inclusivo e riconoscimento del valore personale. Da questa esigenza è nato il manuale “Conta su di te”, che offre spunti e indicazioni per aiutare le donne a costruire la propria autonomia, con l’invito a chiedere aiuto quando necessario.
Il testo propone un percorso che unisce azioni concrete — come informarsi, acquisire competenze finanziarie, riflettere sulle proprie risorse — a un lavoro interiore, fatto di consapevolezza, fiducia in sé stesse e determinazione. L’empowerment, infatti, è la capacità di riconoscere e sviluppare il proprio potenziale. E in una società dove parlare di soldi è ancora un tabù, soprattutto all’interno della coppia, il manuale invita a rendere il denaro parte della narrazione quotidiana, senza vergogna né reticenze.
Ma per costruire un’autonomia solida, è fondamentale anche saper riconoscere la violenza economica. Questa si manifesta attraverso comportamenti che ostacolano o sabotano la libertà finanziaria di una donna, spesso da parte di partner, mariti o padri. È una forma di controllo che si esercita attraverso il denaro, e che può assumere diverse modalità:
- Controllo: accesso negato o limitato alle risorse familiari, obbligo di giustificare ogni spesa, esclusione dalle decisioni patrimoniali.
- Sfruttamento: appropriazione indebita di beni, lavoro gratuito o non riconosciuto, privazione dei bisogni essenziali.
- Sabotaggio: ostacoli all’istruzione o al lavoro, obbligo a indebitarsi, sottrazione di documenti personali.
Queste dinamiche si inseriscono in un contesto più ampio di disuguaglianza strutturale: le donne hanno tassi di occupazione più bassi, guadagnano meno, sono più spesso impiegate con contratti part-time non voluti e subiscono maggiormente la disoccupazione, nonostante abbiano in media un livello di istruzione più alto.
I dati parlano chiaro. Secondo un’indagine recente, quasi la metà delle donne italiane ha subito almeno un episodio di violenza economica, percentuale che sale al 67% tra le separate o divorziate. Una donna su dieci dichiara che il partner le ha impedito di lavorare. E nei centri antiviolenza, oltre un terzo delle donne seguite è vittima di violenza economica.
In Italia, non esiste ancora un reato specifico per questo tipo di abuso, ma può essere ricondotto a fattispecie come maltrattamenti in famiglia, violenza privata o violazione degli obblighi di assistenza. La Convenzione di Istanbul, ratificata dal nostro Paese, riconosce la violenza economica come una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione di genere.
Per contrastare questo fenomeno, è fondamentale aumentare la consapevolezza pubblica. La violenza economica è spesso sottovalutata, normalizzata da retaggi culturali che vedono l’uomo come unico sostegno economico della famiglia. Serve un cambiamento di mentalità, ma anche iniziative concrete.
Una proposta emersa durante l’incontro è l’istituzione di una Giornata nazionale contro la violenza economica sulle donne, da celebrare il 17 luglio. Un’occasione per riflettere, informare e sensibilizzare, ma anche per ribadire che la lotta contro ogni forma di violenza deve essere quotidiana.
Perché l’autonomia non è un privilegio, è un diritto. E ogni donna deve poter contare su di sé.
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