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CUBA, IL PESO DELLA CRISI – Proteste, Blackout, e Paura del Futuro

Cuba attraversa una delle fasi più difficili della propria storia recente e la situazione sociale, già sfociata più volte dall’inizio dell’anno in proteste di piazza, rischia di degenerare ulteriormente. Il governo tenta di contenere la crisi economica ed energetica attraverso nuovi provvedimenti che, tuttavia, alimentano a loro volta tensioni e malcontento. Come avevamo già illustrato, tali misure rientrano nel pacchetto di 176 riforme varato dall’esecutivo nel tentativo di arginare una crisi che, senza un significativo sostegno esterno, appare estremamente difficile da risolvere.

L’Avana continua a puntare il dito contro gli Stati Uniti, accusati di aver soffocato l’economia dell’isola con un embargo in vigore da oltre sessant’anni e con un progressivo irrigidimento delle sanzioni negli ultimi anni. Da parte americana, parallelamente, permane una linea di forte contrapposizione nei confronti del governo cubano. In un rapporto presentato nei giorni scorsi, dal titolo “Cuba, la capitale del comunismo del XXI secolo”, il Segretario di Stato Marco Rubio ha accusato Cuba di aver reclutato agenti d’intelligence negli Stati Uniti e di rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale. Posizioni che si inseriscono nella forte contrapposizione politica tra Washington e L’Avana, più volte rilanciata anche dal presidente Donald Trump.

Nel frattempo, la popolazione continua a fare i conti con una gravissima emergenza energetica. Solo nel mese di luglio si sono verificati tre blackout elettrici di portata nazionale. Da Veguita de Galo, quartiere periferico della capitale, arrivano segnalazioni di oltre venti giorni consecutivi senza elettricità, una situazione che rende estremamente difficile conservare alimenti e medicinali e garantire l’assistenza ai pazienti più fragili.

A complicare ulteriormente il quadro sono arrivate le nuove misure economiche introdotte dal governo, tra cui il significativo aumento del prezzo del gas destinato alle famiglie, in un contesto già segnato da un’elevata inflazione e da una diffusa perdita del potere d’acquisto. Diversi analisti ritengono che il crescente malcontento possa tradursi in nuove manifestazioni di protesta, mentre il governo continua ad attribuire gran parte delle difficoltà all’embargo statunitense, che limita l’accesso a beni strategici, compresi i prodotti energetici necessari ad alimentare centrali elettriche ormai obsolete e soggette a frequenti guasti.

Parallelamente proseguono gli aiuti umanitari. Nei giorni scorsi una nave della ONG spagnola Open Arms è arrivata a Cuba con medicinali e materiale sanitario destinati a un ospedale pediatrico. Anche Paesi come Messico, Cina e Brasile continuano a fornire assistenza. Pechino, attraverso la portavoce del Ministero degli Esteri Mao Ning, ha nuovamente invitato gli Stati Uniti a porre fine al blocco economico e alle misure coercitive contro Cuba, sostenendo che tali restrizioni compromettono il diritto del popolo cubano allo sviluppo.

Nel corso dell’ultima sessione speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha definito l’embargo un “piano genocida”, mentre Washington ha continuato ad ampliare il proprio regime sanzionatorio, includendo anche il Ministero del Turismo cubano e numerose società legate all’isola.

Sul piano della sicurezza restano elevate le tensioni tra i due Paesi. Le autorità cubane hanno intensificato le esercitazioni militari e il rafforzamento delle difese costiere, mentre l’amministrazione Trump ha dichiarato di monitorare con attenzione le notizie relative a una possibile presenza di droni iraniani a Cuba, ribadendo che gli Stati Uniti non consentiranno l’eventuale trasferimento di sistemi d’arma ritenuti una minaccia per la propria sicurezza.

Nel frattempo, però, è la popolazione civile a pagare il prezzo più alto di una crisi economica, energetica e politica che continua ad aggravarsi.

(Foto interna di copertina: immagini da Cuba, fonte: CBC)

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Enrico Picciolo

Data:

21 Luglio 2026
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