”Da Bruxelles la guardavano con sospetto, a Washington ora la studiano come un caso di scuola. Per Paul McCarthy, ricercatore senior per gli affari europei della Heritage Foundation, il think tank conservatore più influente d’America, non ci sono dubbi: Giorgia Meloni è diventata il modello di governo conservatore in Europa. E sarà lei, dice nell’intervista, a ricucire lo strappo tra Roma e gli Stati Uniti dopo anni di diffidenze reciproche. Non è un complimento diplomatico. È una dichiarazione di investimento politico
.McCarthy parla chiaro: l’Italia di Meloni ha fatto quello che molti governi di destra europei promettono e non mantengono. Stabilità interna, disciplina sui conti pubblici, linea atlantista senza ambiguità, gestione pragmatica dell’immigrazione e una politica estera che non insegue le mode di Bruxelles. A Washington questo mix piace. Piace perché è prevedibile, piace perché è spendibile.
Dopo la sbornia progressista degli ultimi anni, Heritage vede in Palazzo Chigi la prova che si può governare da destra senza far saltare il banco. E che si può farlo restando dentro la NATO, dentro l’UE, ma senza inginocchiarsi davanti a nessuno.Il nodo vero, però, è il rapporto con gli Stati Uniti. McCarthy non gira intorno al tema: sotto l’amministrazione precedente i canali si erano raffreddati. Troppi distinguo italiani sulla Cina, troppa prudenza sull’Ucraina, troppa vicinanza alle cancellerie franco-tedesche.
Con Meloni il clima è cambiato. La premier ha scelto subito l’Atlantico, ha blindato il sostegno a Kyiv, ha messo paletti a Pechino sulla Via della Seta. E ha incassato. Ora, spiega il ricercatore, tocca “ricucire” del tutto: più coordinamento su difesa e energia, meno burocrazia su commesse militari e gas liquefatto, un asse Roma-Washington che bilanci il motore Parigi-Berlino.
L’Italia non sarà più il partner junior d’Europa. Sarà la sponda conservatrice affidabile oltreoceano.McCarthy va oltre e disegna lo scenario che fa tremare Bruxelles: se il modello Meloni funziona, diventerà esportabile. Ungheria e Polonia sono state troppo divisive, troppo anti-sistema. L’Italia invece governa, taglia il deficit, dialoga con la Commissione ma non si fa dettare l’agenda. È il conservatorismo che non urla, che amministra.
Per Heritage è la ricetta giusta da replicare in Spagna, in Francia, magari anche in Germania quando Merkel sarà solo un ricordo. E il punto di partenza è proprio il rapporto bilaterale con gli USA. Ricucire significa anche questo: dare a Washington un interlocutore europeo che non cambi idea ogni sei mesi.Restano gli ostacoli. La burocrazia italiana, la lentezza delle riforme, la pressione del debito.
McCarthy lo sa e non lo nasconde. Ma scommette che Meloni abbia capito la lezione di Reagan: prima vinci la battaglia culturale, poi governi. E la premier italiana, dice, quella battaglia la sta vincendo. Ha spostato il baricentro senza rompere. Ha normalizzato la destra. E per un think tank che da quarant’anni sogna un’Europa conservatrice ma atlantista, questa è musica.
L’intervista si chiude con una previsione che pesa come un macigno. “L’Europa avrà bisogno di un nuovo ponte con l’America. E quel ponte parlerà italiano”. Non è solo un endorsement. È una chiamata alle armi. Perché se Meloni davvero ricuce, il prossimo laboratorio politico dell’Occidente non sarà a Budapest o a Varsavia. Sarà a Roma. E stavolta Washington è pronta a scommetterci.
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