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LA GUERRA DEI CHIP – USA, CINA E L’EUROPA NELLA BATTAGLIA PER IL FUTURO

Il mondo sta entrando in una nuova Guerra Fredda. Le armi non sono missili, sono microchip. I semiconduttori sono la materia prima del XXI secolo: senza di loro si fermano auto, smartphone, ospedali, satelliti, intelligenza artificiale e armi. Chi controlla i chip, controlla il potere. Ed è per questo che Stati Uniti e Cina si stanno sfidando apertamente, con l’Europa costretta a scegliere da che parte stare.

Il centro di tutto è Taiwan. L’isola produce oltre il 60% dei chip avanzati del pianeta tramite TSMC. TSMC da sola detiene il 70,2% del mercato globale delle foundry. Nel secondo trimestre 2026 ha fatturato 1,27 trilioni di dollari taiwanesi, circa 39,6 miliardi USD, +36% su base annua. Solo a giugno ha fatto record: 442,68 miliardi NTD, +67,9% su giugno 2025.

Perché questa concentrazione è un rischio mortale. Washington lo ha capito. Da qui il “CHIPS Act” americano del 2022: 52,7 miliardi di dollari in 5 anni per riportare la produzione negli USA. L’obiettivo è passare da meno del 2% a circa il 30% della produzione di chip più avanzati entro la fine del decennio. TSMC sta investendo 165 miliardi per costruire fabbriche in Arizona. Nel 2026 il capex salirà fino a 56 miliardi e nei prossimi 3 anni potrebbe superare i 150 miliardi

La domanda a trainare tutto è l’AI. TSMC stima oltre 40 miliardi di ricavi solo da chip per AI nel 2026, quasi il 25% del totale. Le tecnologie avanzate a 3nm e 2nm rappresentano già il 74% dei ricavi wafer. Nvidia ha ordinato oltre 2 milioni di chip H200 per la Cina nel 2026 al prezzo di 27.000 dollari l’uno.

La risposta cinese è stata immediata. Pechino ha stanziato oltre 100 miliardi per i prossimi 3 anni. Ha puntato sull’autosufficienza dopo che gli USA hanno revocato le deroghe per TSMC, Samsung e SK Hynix a dicembre 2025. Ora ogni spedizione di equipment americano in Cina deve avere licenza. Taiwan ha messo Huawei e SMIC nella lista di controllo export.

Le conseguenze sono enormi. Le aziende cinesi hanno ordinato 2 milioni di H200 ma Nvidia ne ha solo 700.000 in stock. SMIC, il principale produttore cinese, è sceso al 5,1% di market share per problemi sui nodi avanzati. Nel frattempo ASML, l’unica azienda al mondo che fa le macchine EUV da 300 milioni di dollari, ha il portafoglio ordini pieno fino al 2027. Il 20% del suo fatturato 2025 viene ancora dalla Cina con macchine DUV meno avanzate.

Nel mezzo c’è l’Europa. L’UE ha il “European Chips Act” da 43 miliardi. Vuole passare dal 10% al 20% della produzione mondiale entro il 2030. Germania, Francia e Italia stanno attirando Intel e STMicroelectronics. Ma il ritardo è enorme. L’Europa è forte nei chip per auto e industria, ma è fuori dalla corsa ai 2nm e 3nm.

Il costo di produrre negli USA è fino al 50% più alto che a Taiwan per manodopera e norme. Gli analisti dicono che le fabbriche in Arizona saranno solo “appendici di TSMC”. Quando saranno operative rappresenteranno una piccola parte della capacità totale.

Il rischio geopolitico è reale. Bloomberg stima che se Taiwan “andasse offline” il costo per l’economia globale sarebbe di 10 trilioni nel primo anno. Per confronto, la carenza chip del 2021 è costata 210 miliardi solo all’auto.

Nei prossimi 3 anni verranno spesi 400 miliardi in equipment per chip. Cina, Corea del Sud e Taiwan guideranno. La Cina da sola oltre 100 miliardi, Corea 81 miliardi, Taiwan 75.

Siamo quindi davanti a un mondo diviso in due blocchi tecnologici. Chip americani e chip cinesi. L’Europa rischia di diventare mediatore o campo di battaglia. La vera domanda non è chi vincerà. È quanto pagheremo noi: in inflazione, posti di lavoro e libertà digitale. I chip hanno smesso di essere tecnologia. Sono geopolitica pura.

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Leonardo Bianchi

Data:

16 Luglio 2026
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