L’Italia del 2026 è un paese spaccato dal clima. Al Nord allagamenti record. Al Sud siccità che dura da 3 anni. In mezzo incendi, frane e ondate di calore.
I dati sono impietosi. L’ISPRA dice che nel 2025 la temperatura media è stata +1,7°C sopra la media 1991-2020. È il secondo anno più caldo di sempre. Le precipitazioni sono calate del 15%, ma sono arrivate tutte in 10 giorni di bombe d’acqua.
A maggio 2026 l’Emilia Romagna è stata colpita di nuovo. 20.000 sfollati, 2 miliardi di danni. A luglio la Sicilia e la Sardegna hanno toccato i 44°C. A Palermo per 20 giorni l’acqua è arrivata a giorni alterni.
Il costo totale dei danni climatici in Italia tra 2023 e 2025 ha superato i 30 miliardi. Le assicurazioni hanno smesso di coprire le case in 120 comuni a rischio frana e alluvione.
La risposta del governo è il “Piano Italia Sicura 2.0” da 9 miliardi fino al 2027. Fiumi, argini, dissesto idrogeologico. Ma i cantieri sono lenti. Solo il 35% delle opere è partito.
Nel frattempo l’Italia deve fare i conti con la transizione energetica imposta dall’Europa. Obiettivo 2030: -55% di emissioni rispetto al 1990. Obiettivo 2050: neutralità climatica.
Dove siamo?
- Sul rinnovabile stiamo correndo. Nel 2025 il 45% dell’elettricità è venuta da sole, vento e idro. Il fotovoltaico ha installato 6,5 GW, record assoluto. L’eolico è fermo per i ricorsi, ma il Sud ha potenziale per raddoppiare.
- Sul gas stiamo uscendo. Le importazioni dalla Russia sono a zero. Ora arriva gas da Algeria, Azerbaijan e GNL da Qatar e USA. Il rigassificatore di Piombino e Ravenna sono operativi.
- Sul nucleare il dibattito è tornato. Il governo ha stanziato 1 miliardo per la ricerca sui reattori di IV generazione e i piccoli reattori modulari SMR. L’obiettivo è averli operativi dopo il 2035.
I problemi sono 3:
- Primo: le reti. Terna dice che per collegare tutto il nuovo rinnovabile servono 21 miliardi di investimenti entro il 2030. Altrimenti rischiamo blackout.
- Secondo: le bollette. Nonostante il calo del gas, l’elettricità costa ancora il 40% in più del 2021. Motivo: oneri di sistema, tasse e costi della transizione. Le imprese energivore chiedono prezzi a 80 euro/MWh. Oggi sono a 110.
- Terzo: l’adattamento. Abbiamo fatto poco. Mancano bacini per raccogliere l’acqua piovana, mancano foreste urbane, mancano tetti bianchi. L’agricoltura perde 4 miliardi l’anno per siccità.
Le soluzioni ci sono e il PNRR le finanzia:
1 – Acqua: 4,4 miliardi per invasi, depuratori e riduzione delle perdite. Oggi perdiamo il 42% dell’acqua potabile nelle tubature. 2 – Agricoltura: 2 miliardi per irrigazione di precisione e colture resistenti alla siccità. 3 – Città: 6 miliardi per riqualificare 100.000 edifici pubblici e renderli efficienti. 4 – Mobilità: 25 miliardi per ferrovie e trasporto pubblico. L’obiettivo è togliere 2 milioni di auto dalla strada.
Il 2026 sarà decisivo anche per l’industria. L’ETS2 europeo partirà nel 2027 e tasserà i carburanti per riscaldamento e trasporti. Una famiglia spenderà 200 euro in più l’anno. Serviranno bonus e detrazioni per attutire il colpo.
Sul fronte giustizia climatica, 18 comuni hanno fatto causa allo Stato per non aver fatto abbastanza per il clima. La sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani del 2024 ha aperto la strada.
Cosa emerge? Che il clima non è più un tema ambientalista. È un tema economico e di sicurezza nazionale.
Se non mettiamo in sicurezza il territorio, ogni anno perderemo miliardi. Se non acceleriamo sul rinnovabile, resteremo dipendenti da gas e petrolio estero. Se non aiutiamo le famiglie e le imprese nella transizione, avremo proteste e arretramenti.
L’Italia ha sole, vento, mare e ingegno. Può diventare leader europeo nel green. Ma deve smettere di rincorrere le emergenze e iniziare a programmare.
Il 2026 non è l’anno della fine. È l’anno in cui decidiamo se vogliamo adattarci o subire.
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