L’estate 2026 chiude con un’Italia a due velocità. Da una parte la crescita tiene meglio delle previsioni. Dall’altra le famiglie fanno i conti con un caro vita che non molla e salari che arrancano.
Secondo l’Istat, l’inflazione a luglio 2026 è al 2,3% su base annua. In calo rispetto al picco del 2023, ma ancora sopra l’obiettivo BCE del 2%. Il problema non sono più energia e gas. Sono i servizi e il “carrello della spesa”. Alimentari +3,1%, ristoranti +4,2%, affitti +3,8%. Una famiglia di 4 persone spende oggi 420 euro in più l’anno rispetto al 2024.
Il nodo sono i salari. L’Italia è l’unico paese del G7 dove le retribuzioni reali nel 2026 sono ancora inferiori a quelle del 2019. -6,2% secondo l’OCSE. Il contratto dei metalmeccanici rinnovato a marzo ha portato 160 euro in più al mese, ma li ha mangiati l’inflazione. Cresce quindi il fenomeno dei “working poor”: 2,8 milioni di lavoratori con un reddito sotto la soglia di povertà.
Il governo Meloni punta tutto su 3 leve: taglio del cuneo fiscale, flat tax incrementale e PNRR.
Sul cuneo fiscale sono arrivati 10 miliardi nella legge di bilancio 2026. Risultato: un dipendente con 30.000 euro lordi ha 85 euro in più al mese in busta paga. Poca roba, ma è la misura più continuativa degli ultimi anni.
La flat tax incrementale al 15% per chi aumenta il fatturato ha portato 120.000 nuove partite IVA nel 2025. Molti giovani e professionisti. L’obiettivo è far emergere lavoro nero.
La vera partita però è il PNRR. L’Italia deve spendere 194,4 miliardi entro il 2026. A oggi ne ha incassati 113. Le scadenze di agosto e dicembre 2026 sono decisive: 50 obiettivi da centrare per sbloccare altri 19 miliardi. Le priorità sono ferrovie, ospedali, asili nido e digitalizzazione della PA.
Ci sono luci e ombre. Luci: l’occupazione è al record storico, 24,1 milioni di occupati. La disoccupazione giovanile scende al 18,9%. Le esportazioni reggono grazie a meccanica, farmaceutica e agroalimentare. Made in Italy +4,5%.
Ombre: il debito pubblico è al 137,8% del PIL. Lo spread con la Germania è stabile a 130 punti, ma ogni rialzo dei tassi della BCE pesa. Gli investimenti delle imprese sono fermi. Troppe incertezze su tasse, burocrazia e energia.
L’energia resta il tallone d’Achille. La bolletta media è scesa del 18% rispetto al 2023, ma è ancora del 40% più alta del 2021. Il governo ha prorogato il taglio delle accise e i bonus sociali. Ma senza gas russo e con la transizione green, i costi resteranno alti.
Sul fronte banche, i tassi alti stanno strangolando i mutui. Una rata da 1000 euro nel 2021 oggi è 1350 euro. Le sofferenze bancarie sono ancora basse, ma il rischio è sulle PMI.
Cosa chiedono ora imprese e sindacati? Imprese: meno burocrazia, energia a prezzo europeo, e stabilità fiscale. Sindacati: rinnovo contratti, salario minimo legale a 9 euro l’ora, e più risorse alla sanità.
Il 2026 sarà l’anno del giudizio sul PNRR. Se l’Italia riesce a spendere bene quei soldi, può chiudere il gap con l’Europa. Se li perde in ritardi e contenziosi, il rischio è la stagnazione.
Per i cittadini la ricetta è semplice: più salario netto, meno tasse sul lavoro, e servizi pubblici che funzionano. Scuola, sanità, trasporti. Su questo si gioca la tenuta sociale.
L’Italia non è in crisi. Ma non può permettersi di crescere dell’1%. Ha bisogno di correre al 2% per 10 anni. E per farlo deve scegliere: o resta il paese dei sussidi e delle tasse, o diventa il paese degli investimenti e del merito.
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