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L’AMOR FATI, IN ALBERT CAMUS – Il Conflitto filosofico: Sartre verso Camus  – Quinta Parte

Albert Camus.  Libertà, Giustizia, Coraggio, Passione e Onore

L’uomo assurdo non si occupa della “libertà in sé“, che non avrebbe senso che in relazione alla fede, ma non può provare che la propria libertà di spirito e d’azione. Fino alla “scoperta” dell’assurdo, l’uomo aveva l’illusione di essere libero, mentre in realtà era schiavo dell’abitudine e dei pregiudizi, che davano alla sua vita solamente la parvenza di scopo e di valore. La scoperta dell’assurdo gli permette di vedere tutto con uno sguardo nuovo: l’uomo è profondamente libero solo nel momento in cui conosce lucidamente la sua condizione senza speranza e senza domani. Si sente allora sciolto dalle regole comuni e impara a vivere “senza appello”: “Vivere in un universo assurdo consisterà dunque nel moltiplicare le esperienze lucide “con passione”,  per essere di fronte al mondo il più spesso possibile“. 

Mentre Montaigne insiste sulla qualità dell’esperienza, Camus insiste sulla quantità, giacché la qualità scaturisce dalla nostra presenza nel mondo in piena coscienza: “Sentire la propria vita, la propria rivolta e libertà, è vivere il più possibile. Là dove regna la lucidità, la scala dei valori diventa inutile…Il presente e la successione dei presenti, davanti ad un’anima costantemente cosciente, è l’ideale dell’uomo assurdo“.

“Tutto è permesso” – scrive Ivan Karamazov. E tuttavia, Camus nota che questo grido comporta più amarezza che gioia, costatando che non ci sono più valori consacrati per orientare la nostra scelta. “Tutto è permesso” non significa che tutto sia permesso, al contrario, l’assurdo non raccomanda il crimine, ma restituisce ai rimorsi, la loro inutilità. Allo stesso modo, se tutte le esperienze si equivalgono, l’esperienza del dovere è tanto legittima come qualsiasi altra.

È giustamente nel campo delle possibilità e con questi limiti che si esercita la libertà dell’uomo assurdo: l’uomo è la propria fine, la sola fine, ma c’è anche chi serve l’umanità ed è proprio nel senso di un umanesimo a servizio dell’uomo, che si evolve il pensiero di Camus. E per Sartre: “Essere condannato a essere libero, significa non trovare altri limiti alla propria libertà che la libertà stessa“. Non scegliere è infine ancora scegliere. Il solo limite alla mia libertà è la mia morte, che trasforma la mia esistenza in essenza, ovvero, in destino.

Riguardo alla libertà, attraverso la nozione esistenzialista dell’assurdo, Camus denuncia l’assenza di una morale condivisa che media la libertà umana. La libertà dell’essere umano, vuota e disorientata dalla mancanza di una verità o di un criterio protettivo a cui aggrapparsi, rappresenta una nuova configurazione all’interno delle società moderne. Le nostre azioni non sono più governate da un dovere trascendente, moralmente imposto, ma piuttosto da un dovere costruito e autoinflitto da noi “stessi.

Come Camus esprime nella sua opera Caligola (1944) attraverso il personaggio di Cherea, che si propone di confrontarsi con l’imperatore e con il nichilismo suicida che il suo regno riflette, è di vitale importanza: dobbiamo avere il coraggio di lottare per i precetti morali di libertà, giustizia e onore se vogliamo godere di una vita buona, cioè avere una ragione di esistere. Afferma Cherea: “Non è la prima volta che un uomo a Roma esercita un potere illimitato, al punto da negare l’umanità e il mondo. Questo è ciò che mi terrorizza in lui e ciò contro cui voglio combattere […] ciò che trovo insopportabile è vedere svanire il senso di questa vita, vedere scomparire la nostra ragione di esistere. Non si può vivere senza una ragione”.

La muta inquietudine del “Primo uomo”

Ma è nel  “Primo uomo” (1998) che Camus ritorna a se stesso, alla propria muta inquietudine, in cui proietta la propria biografia, che va molto oltre la sua particolare storia familiare e si converte piuttosto in un trattato morale. Nel “Primo uomo” parla di se stesso, del suo essere orfano, di suo padre, morto sulla Marna nella Prima guerra mondiale, e ne supera la storia quando il primo uomo diventa lui, il figlio, che sarà protagonista di un cambio radicale.

Camus propone per il “primo uomo“, una triplice posizione di fronte al mondo:

1. L’uomo sussiste a partire da se stesso a causa dell’assenza di un dio supremo. Quel Sisifo che si ribella, è il trionfo dell’uomo che ha superato -e forse sconfitto- Zeus, il padre. È dunque un primo uomo in cui trionfa la moralità. Ma è anche il primo uomo realmente morale.

Secondo Camus, le persone dovrebbero essere capaci di ribellarsi per l’ideale di coesistenza in uno stato giusto e buono, proprio come Socrate fece per la sua città. Tuttavia, questa lotta non dovrebbe essere condotta senza il senso dell’onore che la ribellione di Camus comporta, poiché ciò violerebbe il principio stesso e lo scopo per cui viene condotta.

Un esempio molto chiaro di ciò si trova nell’opera teatrale “Il Giusto” (1949), in cui il protagonista, Kaliayev, inizia rifiutandosi di lanciare la bomba contro il Granduca di Russia, poiché metterebbe in pericolo la vita di persone innocenti. In questo esempio, Kaliayev è consapevole che se uccidesse il Granduca, porrebbe fine anche a tutta la miseria causata dal suo regno; tuttavia, ignorare la vita dei bambini che saranno anch’essi colpiti dalla bomba sarebbe un atto disonesto e vile.

Allo stesso tempo, sarebbe una sconfitta, poiché significherebbe l’abbandono del soggetto di fronte all’assurdità stessa che sta cercando di affrontare. Lungi dal difendere un’etica utilitaristica, Camus ci dice che dobbiamo agire con coscienza morale riguardo alle nostre azioni, cioè valutare le conseguenze che avranno per gli altri, perché solo allora sarà possibile una buona vita in società. Dice Kaliayev: “Fratelli, voglio parlarvi francamente e dirvi almeno questo, che il più semplice dei nostri contadini potrebbe dire: uccidere i bambini è contrario all’onore. E se mai, durante la mia vita, la rivoluzione dovesse separarsi dall’onore, io me ne separerei. Se decidete, andrò all’uscita del teatro tra un attimo, e mi getterò sotto i cavalli”.

2. La seconda posizione del primo uomo è la giustizia. Secondo Camus, la giustizia è la lotta per trovare la felicità nel mondo, creare la propria norma morale, che ha maggior valore che la speranza nella venuta di Dio e nella giustizia divina. Questo uomo nuovo è l’uomo del futuro, lontano da Dio, ma vicino a se stesso, fedele alla sua condizione umana.

3. Ma l’uomo morale incontra anche il mondo assurdo, che manca di senso. L’unica cosa certa è quel senso di assurdo che, vinto dalla morale assurda, permette l’incorporazione dell’uomo con il mondo. È un Camus che non giustifica il suicidio, è un Camus morale e giusto, che intende l’uomo come colui che affronta la vita con valore, perché a conquistare il mondo, non è lo straniero che vive estraneo nella vita, ma invece uno che sente il compromesso con se stesso e con la patria. Per questo primo uomo, perciò, comprendere il mondo è ridurlo all’umano, marcarlo con il suo sigillo.

Amore: un progetto filosofico incompiuto

“Ci sono più cose negli uomini degne di ammirazione che di Albert Camus scrive ne “La Peste” (Il dr. Rieux)

Questa è una delle citazioni più famose del libro, pronunciata dal suo protagonista, il dottor Rieux, i cui valori di onestà, solidarietà e coraggio sono ciò che gli permette di combattere l’epidemia, mettendo da parte qualsiasi mentalità nichilista o pestilenza che possa paralizzarlo.

Ribellione e onestà è ciò che Albert Camus cerca di trasmettere con La peste è che la vita, pur essendo assurda e priva di significato, vale la pena di essere vissuta. Nello specifico, l’assurdità dell’esistenza si riflette nelle conseguenze mortali che l’epidemia ha su bambini, adulti e anziani, senza distinguere il grado di malvagità o innocenza di nessuno di loro:  “La peste: io regno, è un fatto; quindi, è un diritto. Ma è un diritto incontestabile: bisogna adattarsi“.  

Attraverso divieti e regolamenti, la nostra vita comunitaria può essere interrotta, arrivando persino a separarci dai nostri cari più cari. La quarantena domiciliare, l’obbligo di rimanere in città o di recarsi in ospedale in caso di contagio sono esempi che Camus utilizza nel suo romanzo La peste (1947) per riflettere il potere alienante e controllante delle società moderne.

La lotta incessante del protagonista, il dottor Rieux, per aiutare i suoi pazienti è l’incarnazione dei valori di ribellione e solidarietà che Camus cerca di difendere anche in altre opere, come “L’uomo in rivolta”. Il medico ha la possibilità di lasciare la città – fuggendo dall’assurdo – ma decide di rimanere per aiutare gli altri – ribellarsi all’assurdo – anche se non può dire addio alla moglie. L’atteggiamento del medico non è solo un segno di ribellione, ma anche di onestà, cioè della capacità dell’individuo di continuare a vivere secondo ciò che sa essere giusto, indipendentemente dalla crudeltà e indifferenza con cui la realtà si presenta.

L’ambiente privo di significato in cui vive non lo costringe a rimanere fermo, a suicidarsi o a fuggire, come aveva inizialmente pensato il suo compagno Rambert, ma tutt’altro: “Hai ragione, Rambert, hai assolutamente ragione, e non vorrei affatto distoglierti da ciò che intendi fare, che mi sembra giusto e buono. Tuttavia, devo farti capire che non si tratta di eroismo. Si tratta solo di onestà. È un’idea che può far ridere, ma l’unico modo per combattere la peste è l’onestà.”

Ciò che Albert Camus cerca di dimostrare con La peste è che la vita, pur essendo assurda e priva di significato, vale la pena di essere vissuta.  La sua vita è il riflesso di una lotta costante contro l’assurdo, e l’atteggiamento che adotta per ribellarsi attraverso i suoi valori e le sue convinzioni è l’unica cosa che gli permette di rimanere in piedi, perché solo così può dare un senso alla sua esistenza.

Fu proprio la fede nell’umanità che permise a Camus di criticare la società del suo tempo, denunciando la guerra in favore dell’amore come unica via per raggiungere una vita felice. Per raggiungere questo obiettivo, è essenziale che gli individui comprendano se stessi, ovvero, che non ignorino la vera condizione umana che li permea come esseri sociali e interdipendenti, incapaci di affrontare l’assurdo da soli.

Pertanto, insieme al riconoscimento dell’assurdo e della ribellione, l’amore gioca un ruolo chiave nella filosofia di Albert Camus, che non ha potuto essere pienamente sviluppato a causa della sua morte prematura. Solo grazie all’amore è possibile possedere il coraggio necessario per portare avanti la lotta che siamo stati chiamati a vivere, sacrificandoci per l’amore e il rispetto che proviamo per i nostri simili.

Questa forma di felicità è un amore per la vita, non necessariamente romantico o strumentalizzato, ma disinteressato. Un attaccamento agli altri che supera le barriere del narcisismo, al di là della nostra individualità, e che riesce a comprendere tutti i membri della nostra comunità morale. Questo è Camus:  l’uomo algerino di cultura francese, lo scrittore timido e schivo, spirituale e leggero, difensore della giustizia, appassionato dell’intelligenza e del cuore, che in un mondo senza senso, ha saputo vivere con gioia e con eleganza, dando testimonianza della sua moralità e integrità.

Fine

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Gabriella Bianco

Data:

8 Ottobre 2026
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