Pittore ufficiale della corona spagnola, Francisco Goya non è mai rimasto cieco di fronte agli sconvolgimenti politici e sociali del suo tempo. In molte delle sue tele più mature, infatti, il pittore racconta il presente in maniera cruda, senza mai ricorrere ad allegorie e simboli capaci di stemperare la brutalità del mondo. Ne è un perfetto esempio Le fucilazioni realizzata nel 1814.
Intitolata ufficialmente Il 3 maggio 1808 rappresenta la fucilazione dei rivoltosi spagnoli da parte delle truppe napoleoniche avvenuto il 3 maggio 1808, quando i cittadini si sono ribellati all’invasore.

Più nel dettaglio il dipinto vede protagonisti alcuni patrioti madrileni che attendono di essere giustiziati da un plotone di esecuzione senza volto. I soldati francesi, posti di fronte a loro, sono allineati in diagonale con le armi puntate, rigidi e meccanici come automi dispensatori di morte, fredde macchine di distruzione. La distanza minima dalle loro vittime rende l’evento ancora più violento e crudele. Un condannato in ginocchio, illuminato dalla luce della grande lanterna che esalta il candore della sua camicia, spalanca le braccia in un ultimo gesto pietrificato di protesta e disperazione insieme: un orgoglioso appello, finale e senza speranza, alla vita che le pallottole francesi stanno per annullare. Quasi in primo piano, accanto a questo moderno Cristo rivoluzionario, un cadavere crivellato dai colpi giace immerso in una pozza di sangue; presso di lui, un monaco tremante recita le sue ultime orazioni funebri: certamente, anch’egli sarà vittima della crudele esecuzione; alle spalle e alla destra di questo gruppo, altri patrioti procedono in processione verso il luogo dell’esecuzione, alcuni singhiozzando, coprendosi il volto con le mani. Sullo sfondo, si stagliano contro un cielo scuro le case di Madrid e il campanile di una chiesa che sembra voler simboleggiare la cristianità offesa dalla violenza.
Il vero protagonista tra le vittime è l’uomo al centro, è vestito bianco, aspetta il colpo di grazia con le braccia alzate e l’espressione che è un mix tra coraggio, rabbia, terrore ed incredulità.
Il resto delle e vittime rappresentano alla perfezione una grande varietà di reazioni:
- Uomo con il pugno chiuso: rabbia
- Uomo inchinato a terra: Sconforto e resa
- Uomo che si copre con le mani: Vergogna
- Uomo che guarda con orgoglio i carnefici: Odio

Per rendere al meglio il drammatico soggetto, la pittura diventa di un realismo estremo che ben rappresenta la disumanità dell’evento storico. Ogni personaggio viene infatti connotato da caratteristiche peculiari che rendono l’interpretazione del quadro immediata. Il giustiziato trattenuto dai soldati sulla sinistra, ad esempio, presenta una carnagione scura e dei vestiti lacerati, segnale sia della lotta appena compiuta, sia delle umili condizioni di vita. Il suo sguardo, inoltre, è trasfigurato dalla consapevolezza dell’imminente destino: conscio dell’arrivo della pallottola, il volto è pieno di sgomento e di angoscia. La morte dei personaggi, poi, non viene resa come culmine dell’intera raffigurazione, bensì solo come momento di passaggio tra un’uccisione e l’altra. Il vero protagonista è così l’attesa della fucilazione che doveva rendere l’osservazione dell’opera insostenibile per il pubblico.
La scena è totalmente immersa nel buio. Solamente una lanterna illumina il buio della sera. La luce è diretta verso un ribelle, condannato a morte. Si tratta di un povero contadino che, dignitosamente, affronta il suo sacrificio a favore della libertà. Il contadino è inginocchiato, con le braccia alzate, e guarda direttamente il plotone di esecuzione. La sua immagine ricorda quella di un Cristo crocifisso. A terra si vedono alcuni suoi compagni, già morti, mentre altri ai suoi lati esprimono con il corpo sofferenza e terrore.

Il dipinto è stato realizzato con pennellate veloci e non stese sulla tela. Questa tecnica permette di rendere maggiormente drammatica la scena. Inoltre si crea una maggiore azione drammatica tra le figure.
Lo spazio tridimensionale viene suggerito dalla prospettiva di grandezza e da quella di sovrapposizione. Infatti, il primo soldato del plotone è dipinto con dimensioni maggiori rispetto a quello al suo opposto. La profondità della scena è determinata dalla sovrapposizione dei personaggi. In primo piano vediamo, a destra, i soldati napoleonici armati di fucile. Poi, a sinistra, in primo piano, notiamo l’ammasso di cadaveri dipinti di scorcio. In secondo piano, sempre a sinistra, si trova il ribelle rivolto verso il plotone. Al centro si notano altre persone in arrivo. Lo sfondo è occupato da una collina, a sinistra, e da Madrid che si staglia contro il cielo nero.
Al centro delle diagonali si trovano i fucili del plotone. Il centro psicologico è il condannato vestito di chiaro, illuminato come un martire. Il triangolo compositivo centrale che attira la nostra attenzione è compreso tra l’uomo che si copre gli occhi, il condannato e la pozza di sangue. Le direttrici vanno da destra a sinistra del plotone di esecuzione e in direzione contraria rispetto ai condannati a morte. Una linea obliqua va in profondità verso destra, se uniamo le teste dei soldati. I militari sono raffigurati di schiena, il loro volto non si vede.
Solo i condannati esprimono la loro umanità. Questo stratagemma scenico permette di spersonalizzare i soldati. Diventano automi privi di umanità e dispensatori di morte.
I gesti degli uomini rappresentati da Goya, esprimono un diverso ma sempre umano atteggiamento di fronte alla morte imminente: paura, stupore, rabbia, disprezzo, disperazione, e nella loro varietà amplificano la forza comunicativa e la drammaticità della scena. Non sono eroi, questi poveri e anonimi civili. Non accettano la morte, non sono andati a cercarsela, vorrebbero essere altrove. È la prima volta che un dipinto romantico celebra con tanta chiarezza la figura dell’antieroe, cioè della persona comune, protagonista della storia suo malgrado, capitata per caso o per destino negli ingranaggi crudeli degli eventi. Anche da un punto di vista formale, l’opera non ha precedenti.
La crudezza della scena, lo stile fortemente espressionistico, il rinnegamento della bellezza classica eleggono l’autore a vera radice del Romanticismo storico. Goya non esitò a deformare la realtà, ad affermare i valori del sentimento su quelli dell’imitazione per rendere più efficace la rappresentazione della storia: enfatizzò i gesti, accentuò le espressioni, alterò le proporzioni (l’uomo con la camicia bianca è alto come i soldati, pur essendo inginocchiato), usò i colori e la luce con un intento palesemente emozionale. Lo spettatore, percependo il terrore e l’angoscia che attanagliano le figure dei condannati, è profondamente coinvolto dall’opera d’arte. Dipingendo un oscuro episodio di storia contemporanea, Goya ha prodotto un’opera senza tempo, una celebrazione universale della libertà e dell’amor di patria.
Author Profile
Latest entries
Primo Piano7 Ottobre 2026LE FUCILAZIONI – Francisco Goya
Arte30 Settembre 2026LA LATTAIA – AJan Vermeer
Arte23 Settembre 2026SOLE DI MATTINA – Edward Hopper
Arte16 Settembre 2026SENECIO – Paul Klee
