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LE TRADIZIONI CHE HANNO FATTO GRANDE IL COMPARTO VITICOLO ITALIANO – La svacata

Se la cucina italiana è stata dichiarata patrimonio immateriale dell’UNESCO lo dobbiamo anche e, soprattutto, ai secoli di storia che ci hanno preceduto. Periodi fortemente legati all’agricoltura nel suo insieme, dove il comparto viticolo si andava pian piano affermando creando quel legame indissolubile con la natura circostante e intere famiglie dedite alla produzione di questo nettare, con il passare del tempo hanno creato quelle condizioni che oggi ci consentono di primeggiare nel mondo. Molto è dovuto alle tecniche di produzione che venivano tramandate di generazione in generazione. Non è un caso se la qualità della produzione sia andata sempre più migliorando, mantenendo, al contempo, quel senso profondo e necessario di artigianalità che impone una attenzione maniacale alle nostre speciali produzioni viticole.

È il caso della “svacata”, antica tradizione, particolarmente usata nella regione Abruzzo, in grado di unire a festa ogni famiglia produttrice di “vino” fatto in casa, apportando, al contempo, gioia e felicità nello stare insieme conferendo alla bevanda ottenuta la sua distintiva identità.

Erano anni difficili, faticosi, stancanti.

Ogni produzione viticola era sotto il controllo dei fenomeni naturali ai quali si era esposti immancabilmente; il rischio di perdere il raccolto e non poter arrivare alla vendemmia era altissimo.

Tutti gli sforzi fatti durante l’anno potevano venir meno in una giornata. Le condizioni climatiche, le avversità naturali e le difficoltà personali potevano rendere difficile ogni produzione.

Pertanto riuscire ad arrivare al momento del rito della “svacata” era un successo già da sè.

Tutta la famiglia si radunava per mettere in atto questa antica tecnica che consisteva nello scegliere le uve migliori in una proporzione di 20 kg per ettolitro di mosto.

Ogni grappolo veniva diraspato manualmente e posizionato in un paiolo di rame con aggiunta di 5/6 litri di mosto e si portava ad ebollizione per circa tre ore. In questo modo le bucce erano indotte a conferire la totalità degli antociani presenti su di esse e, nel contempo, si ottiene una concentrazione degli zuccheri, naturalmente presenti, tramite l’evaporazione dell’acqua.

Unico neo, dover essere predisposti a rinunciare alle uve migliori a scapito di una qualità maggiormente ottenuta per tutta la produzione.

L’Italia, forte delle sue tradizioni, mantiene questa tecnica attiva anche ai giorni nostri. All’interno di ogni casa, durante il rito della svacata, si può vivere questo momento emozionante, si può gioire dello stare insieme, si può familiarizzare con coloro che hanno fatto grande il nostro Paese. Una nazione che non dà valore alle sue tradizioni è destinata a perdersi nel tempo. L’utilizzo ed il riconoscimento della tecnica della “svacata” è il fil rouge che lega la notte dei tempi con la realtà attuale. Senza tradizioni non esistiamo, ed il nostro essere ha bisogno di sentirsi parte del tempo per poter essere costruttore di futuro. Il cambio generazionale è di fatto una linea temporale che unisce passato, presente e futuro.

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Carlo Dugo

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Data:

22 Settembre 2026
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