L’Europa torna a guardare con crescente preoccupazione alla possibilità di una nuova escalation con la Russia. A rilanciare l’allarme sono alcune valutazioni di esponenti dell’intelligence europea raccolte dal Guardian, secondo cui Mosca potrebbe intensificare le proprie azioni contro i Paesi della Nato in un arco temporale di mesi, non di anni. Un avvertimento che riguarda però scenari diversi, dalle operazioni ibride alle provocazioni militari, e che non equivale alla conferma di un attacco russo già pianificato.
Il quadro delineato dal quotidiano britannico è quello di una pressione crescente sull’Europa. Michal Koudelka, direttore del servizio di sicurezza ceco BIS, ha indicato tra gli scenari possibili una limitata incursione in territorio Nato, provocazioni sotto falsa bandiera, attacchi con droni e campagne di influenza. Secondo Koudelka, uno scenario di questo tipo potrebbe materializzarsi «in mesi, non anni».
Il responsabile dell’intelligence lettone Normunds Mežviets ha adottato invece una posizione più prudente. Secondo quanto riferito dal Guardian, i servizi di Riga non avrebbero rilevato segnali di un attacco imminente contro un Paese dell’Alleanza. Rimane inoltre aperta, nella valutazione lettone, la questione se Mosca disponga di piani concreti per un’escalation oppure se le sue iniziative siano finalizzate soprattutto a diffondere paura e incertezza nelle società occidentali.
Anche la Svezia segnala una possibile intensificazione delle attività di sabotaggio. Thomas Nilsson, a capo dell’intelligence militare e di sicurezza svedese, ha collegato le operazioni russe a obiettivi come indebolire il sostegno europeo all’Ucraina, alimentare divisioni all’interno della Nato e aumentare il timore tra le popolazioni. I tre responsabili dei servizi intervistati dal Guardian prevedono un possibile aumento della campagna di sabotaggio nei prossimi mesi.
L’allarme arriva dopo le dichiarazioni del primo ministro polacco Donald Tusk, che il 17 settembre aveva riferito al Parlamento di valutazioni d’intelligence secondo cui la Russia potrebbe ricorrere a droni o missili contro il territorio di Paesi Nato, presentando eventualmente l’episodio come un incidente. Secondo Tusk, uno degli obiettivi potrebbe essere mettere alla prova la credibilità della risposta collettiva dell’Alleanza.
Il tema centrale è infatti l’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, secondo cui un attacco armato contro un membro dell’Alleanza è considerato un attacco contro tutti. Ma proprio la natura di una possibile provocazione rende difficile stabilire in anticipo quale sarebbe la risposta politica e militare degli alleati.
Il quadro, tuttavia, non va letto come la previsione di una guerra imminente. Alla fine di agosto un funzionario della Nato aveva dichiarato a Reuters che l’Alleanza, pur registrando un aumento delle attività ibride attribuite alla Russia in Europa, non ravvisava in quel momento una minaccia imminente di attacco. Mosca ha ripetutamente respinto le accuse occidentali di coinvolgimento in operazioni di sabotaggio e ha negato intenzioni aggressive contro l’Europa.
È proprio questa distinzione a rendere più significativo l’allarme delle ultime ore: non una data fissata per un conflitto, né la prova pubblica di un ordine impartito dal Cremlino, ma la crescente attenzione dei servizi europei verso scenari che fino a pochi anni fa sembravano remoti.
Per l’Europa, dunque, la partita si gioca anche sulla capacità di distinguere preparazione, deterrenza e provocazione. Perché, in questa nuova frontiera della sicurezza, il rischio non comincia necessariamente con un’invasione: può cominciare molto prima, quando un incidente diventa un test e l’incertezza diventa essa stessa un’arma.
Fonti
- The Guardian — European spy chiefs warn Moscow is planning more decisive action against Nato, 20 settembre 2026.
- The Guardian — Tuesday briefing: Europe thinks Russia is preparing to test Nato’s limits, 22 settembre 2026.
- Reuters / Internazionale — NATO sees no imminent threat of attack, official says, 30 agosto 2026.
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