Ampio dibattito in Colombia è stato aperto da due iniziative parlamentari riguardanti la Jurisdicción Especial para la Paz (JEP), sostenute dal governo del presidente Abelardo De la Espriella e contestate dal presidente della stessa JEP, Alejandro Ramelli, che le considera potenzialmente lesive dell’“indipendenza, dell’autonomia e del funzionamento” della giurisdizione speciale.
La Giurisdicción Especial para la Paz (JEP) è il sistema di giustizia transizionale istituito dall’Accordo di Pace del 2016 tra il governo colombiano e le FARC-EP, dopo oltre mezzo secolo di conflitto armato. Al suo interno opera, tra gli altri organi, il Tribunal para la Paz, cioè il Tribunale per la Pace. La JEP ha competenza sui crimini commessi in relazione al conflitto armato e costituisce un sistema distinto dalla giustizia ordinaria, con l’obiettivo di accertare responsabilità, garantire i diritti delle vittime e favorire la riparazione.
Le due iniziative che hanno provocato la reazione di Ramelli riguardano, da un lato, il finanziamento della JEP e, dall’altro, il rapporto tra le sue decisioni e la giustizia penale militare. La prima prevede il trasferimento di 100 miliardi di pesos colombiani, equivalenti a circa 25-30 milioni di dollari, dal bilancio della JEP al Consiglio Superiore della Magistratura, per destinarli al rafforzamento della giustizia ordinaria, anche attraverso nuovi uffici giudiziari e la formalizzazione di posti nell’apparato giudiziario. La proposta è stata presentata dal senatore Enrique Gómez Martínez ed è stata sostenuta da De la Espriella.
La seconda iniziativa è invece una proposta di riforma costituzionale che introdurrebbe una revisione da parte della giustizia penale militare delle decisioni della JEP relative a membri delle forze pubbliche. Secondo Ramelli, un simile meccanismo altererebbe la struttura e le competenze del sistema giudiziario transizionale previsto dall’Accordo di Pace.
Il presidente della JEP ha portato la questione anche all’attenzione internazionale. Il 18 settembre Ramelli ha inviato una comunicazione ai procuratori aggiunti della Corte Penale Internazionale (CPI), segnalando quelle che considera conseguenze potenzialmente gravi per l’autonomia della giurisdizione. Nella sua lettera ha richiamato anche gli impegni assunti dalla Colombia nell’ambito dell’accordo di cooperazione firmato il 28 ottobre 2021 tra il governo colombiano e l’Ufficio del Procuratore della CPI, accordo che aveva consolidato la cooperazione a sostegno dei procedimenti nazionali, in particolare di questo specifico ramo di giustizia.
De la Espriella ha respinto le critiche di Ramelli, soprattutto l’idea che la riduzione delle risorse possa rappresentare un attacco all’indipendenza della JEP o una violazione degli impegni internazionali della Colombia. Il presidente ha sostenuto che la scelta risponde a ragioni di “responsabilità fiscale” e alla necessità di destinare maggiori risorse alla giustizia ordinaria, alle prese con un elevato numero di procedimenti. “Ogni peso non approvato non deve essere interpretato come una punizione”, ha affermato De la Espriella, sostenendo che l’assegnazione delle risorse agli enti pubblici debba tenere conto “delle risorse disponibili, delle esigenze dello Stato e delle priorità dei colombiani”. Il presidente ha inoltre dichiarato che la sua priorità è rafforzare “la giustizia che serve quotidianamente tutti i colombiani”.
Nel suo intervento, tuttavia, De la Espriella ha sollevato anche una questione relativa ai risultati ottenuti dalla JEP. Come riportato dalla stampa colombiana, il presidente ha chiesto quale sia stato l’utilizzo delle risorse già ricevute dall’istituzione e ha messo in discussione il rapporto tra le dimensioni dell’apparato e i risultati giudiziari conseguiti, sostenendo che per anni non siano state emesse sentenze. La critica si inserisce nella più ampia contestazione politica del costo e dell’efficienza della giurisdizione speciale.
La JEP, sinora, ha concluso un solo ed importante procedimento giudiziario. Il 16 settembre 2025, nell’ambito del “Caso 01”, relativo alla politica dei sequestri delle FARC-EP, il Tribunale per la Pace ha emesso la prima sentenza nei confronti dei sette componenti dell’ultimo Segretariato della guerriglia. Gli ex comandanti sono stati dichiarati responsabili di crimini di guerra e crimini contro l’umanità e hanno ricevuto una sanzione propria di otto anni, consistente in una restrizione effettiva dei diritti e della libertà accompagnata da attività di carattere restaurativo e di riparazione delle vittime.
“Rispetto l’indipendenza giudiziaria e la libertà dei giudici di decidere, ma non accetto che si intenda rendere immune la gestione amministrativa al controllo, all’efficienza e alla responsabilità”, ha concluso De la Espriella sull’argomento. Il presidente ha ribadito di non considerare responsabile “continuare ad aumentare, senza un esame rigoroso dei suoi risultati, il budget di una giurisdizione speciale, mentre il ramo giudiziario ordinario manca delle risorse indispensabili per funzionare in modo efficace e tempestivo”.
(Foto di copertina: il magistrato Alejandro Ramelli, presidente JEP. Credits: La Razon)
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