PARAGUAY, IL CRAK DI UENO BANK TRAVOLGE IL PRESIDENTE – Santiago Peña si dimette, milioni di correntisti senza accesso ai risparmi

Una crisi bancaria si trasforma in un terremoto politico e istituzionale in Paraguay. Il presidente Santiago Peña ha annunciato le proprie dimissioni il 5 novembre, travolto dalle conseguenze del dissesto di Ueno Bank, uno dei principali istituti finanziari digitali del Paese. La decisione arriva dopo giorni di tensione, proteste dei correntisti e l’avvio delle procedure parlamentari per la sua destituzione. Al centro della vicenda ci sono milioni di clienti rimasti improvvisamente senza accesso ai propri conti e una banca che amministrava centinaia di milioni di dollari riconducibili anche a istituzioni pubbliche.

A intervenire è stato il Banco Central del Paraguay, che il 3 novembre ha disposto all’unanimità l’avvio della procedura di risoluzione di Ueno Bank. La decisione è arrivata dopo che gli accertamenti sui bilanci hanno evidenziato un indice di solvibilità inferiore alla metà del livello minimo previsto dalla normativa. Una condizione giudicata incompatibile con la prosecuzione ordinaria dell’attività bancaria.

L’intervento ha determinato la sospensione dei servizi dell’istituto, compresi quelli digitali, impedendo ai clienti di effettuare prelievi e trasferimenti. Secondo i dati riportati dalle agenzie internazionali, Ueno Bank serviva circa 2,9-3 milioni di persone in un Paese con poco più di sei milioni di abitanti. Una dimensione che spiega l’impatto sociale della crisi: per numerose famiglie, pensionati e lavoratori, il blocco ha significato perdere temporaneamente l’accesso al denaro necessario per le spese quotidiane.

Il problema non riguarda soltanto i risparmi privati. La banca gestiva infatti tra gli 800 e gli 850 milioni di dollari di fondi pubblici, comprendenti circa 380 milioni riconducibili all’istituto statale di previdenza e assistenza sanitaria. Quest’ultimo aveva inoltre investimenti per circa 355 milioni di dollari presso Ueno, secondo le informazioni diffuse dall’agenzia EFE. Una concentrazione di risorse che ha immediatamente sollevato interrogativi sulla vigilanza finanziaria e sulla gestione degli investimenti pubblici.

Il Banco Central ha precisato che la procedura punta a tutelare i depositanti e a gestire ordinatamente la crisi. È stato attivato il Fondo di garanzia dei depositi, che copre fino a 228,3 milioni di guaraníes, equivalenti a circa 38 mila dollari per depositante, nei limiti e alle condizioni previste dalla legge. È stato inoltre annunciato un primo pagamento fino a 10 milioni di guaraníes. Restano tuttavia incertezze sui tempi e sulle modalità di recupero delle somme eccedenti la copertura garantita.

La vicenda ha assunto una dimensione politica per i precedenti rapporti economici tra Peña e il Grupo Vázquez, conglomerato che controllava Ueno. Il presidente ha dichiarato di aver ceduto la propria partecipazione nel gruppo nel marzo 2025 e ha negato qualsiasi comportamento illecito. Le opposizioni, tuttavia, hanno sollevato dubbi su possibili conflitti d’interesse, sulla presenza di fondi pubblici nell’istituto e sull’operato delle autorità di controllo.

Nel frattempo, la magistratura ha avviato un’indagine sulle operazioni finanziarie della banca. Otto persone sono state interessate da provvedimenti di arresto nell’ambito dell’inchiesta, che riguarda sospette irregolarità creditizie e operazioni con società collegate agli ambienti proprietari dell’istituto. Le accuse dovranno essere verificate nelle sedi giudiziarie: non costituiscono, allo stato, responsabilità definitivamente accertate.

Le dimissioni di Peña, annunciate mentre il Parlamento procedeva verso l’impeachment, non cancellano quindi le domande ancora aperte. La crisi ha già investito la credibilità delle istituzioni, provocato tensioni sui mercati finanziari e messo sotto pressione la fiducia degli investitori internazionali. Il vicepresidente Pedro Alliana è indicato come successore costituzionale, mentre il Paese affronta una delicata fase di transizione.

Il Paraguay si trova davanti a una prova che va ben oltre il fallimento di una banca: dovrà dimostrare che i risparmi dei cittadini, il denaro pubblico e le responsabilità di chi governa non possono essere trattati come variabili sacrificabili di un sistema fuori controllo. Perché quando una banca si ferma, a perdere la fiducia non sono soltanto i correntisti: può essere un intero Paese.

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Myriam Di Gemma
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