UCRAINA, TRUMP RILANCIA IL GRANDE ACCORDO CON MOSCA – Il vertice di Abu Dhabi può cambiare gli equilibri europei. Zelensky apre al voto online

Donald Trump torna a scommettere sulla diplomazia per chiudere la guerra in Ucraina e annuncia quello che definisce un grande accordo, destinato potenzialmente a coinvolgere non soltanto Mosca e Kiev, ma l’intera Europa. Il prossimo passaggio sarà il vertice trilaterale in programma ad Abu Dhabi il 10 e 11 novembre, dove rappresentanti di Stati Uniti, Russia e Ucraina torneranno a confrontarsi per cercare una via d’uscita dal conflitto. Un appuntamento che Washington considera un’opportunità importante, ma sul quale restano pesanti incognite politiche e territoriali.

Le dichiarazioni del presidente americano sono arrivate dopo un incontro alla Casa Bianca con Kirill Dmitriev, inviato del presidente russo Vladimir Putin. Trump ha lasciato intendere che le trattative potrebbero condurre a un’intesa di portata molto più ampia rispetto alla conclusione della guerra. «Sarà un grande accordo e coinvolgerà qualcosa di più dell’Ucraina. Potrebbe coinvolgere persino tutta l’Europa», ha dichiarato ai giornalisti nello Studio Ovale. Parole ambiziose, che indicano la volontà americana di collegare la soluzione del conflitto a una nuova architettura di sicurezza continentale. Al momento, tuttavia, non è stato annunciato alcun accordo definitivo.

A preparare il terreno per il confronto negli Emirati sono stati gli incontri diplomatici di Bruxelles. Jared Kushner, inviato e negoziatore dell’amministrazione Trump, ha descritto come «produttivi e sostanziali» i colloqui con rappresentanti ucraini, della Nato e dei principali partner europei. Al centro delle discussioni, due questioni strettamente collegate: le garanzie di sicurezza per Kiev e il futuro assetto della sicurezza europea.

L’obiettivo americano è individuare meccanismi concreti per ridurre il rischio di una nuova escalation. Tra le ipotesi illustrate da Kushner figurano consultazioni permanenti sulla sicurezza, canali affidabili di comunicazione nelle situazioni di crisi, maggiore trasparenza militare e misure reciproche per prevenire incidenti e tensioni. Il negoziatore ha inoltre ribadito che qualsiasi intesa dovrà rispettare la sovranità e l’integrità territoriale degli Stati, senza attribuire a un Paese il diritto di veto sulle scelte di sicurezza e sulle alleanze di un altro. Un riferimento particolarmente delicato per l’Ucraina, che considera irrinunciabile la propria libertà di determinare il futuro rapporto con la Nato.

Volodymyr Zelensky guarda al negoziato con prudenza, chiedendo soprattutto garanzie concrete e verificabili. Il presidente ucraino ha confermato che i preparativi per l’incontro negli Emirati sono in corso e che Kiev ha già presentato le proprie proposte alla parte americana. La questione decisiva sarà capire che cosa accadrebbe nel caso di una nuova aggressione russa dopo un eventuale accordo. Per il governo ucraino, la pace non può tradursi in una semplice sospensione delle ostilità, ma deve poggiare su impegni capaci di impedire il ripetersi della guerra.

Sul fronte interno, Zelensky ha aperto anche a una possibile soluzione per un altro problema politico: lo svolgimento delle elezioni durante il conflitto. In un’intervista all’emittente tedesca ZDF ha indicato il voto online come una possibilità da prendere in considerazione, soprattutto per consentire ai militari impegnati al fronte di esercitare il proprio diritto democratico. Il presidente ha definito ingiusto organizzare consultazioni senza garantire la partecipazione dei soldati, sottolineando tuttavia che spetterà al Parlamento individuare una soluzione giuridicamente praticabile. Non si tratta, dunque, di una decisione già adottata, ma dell’apertura a un’ipotesi che richiederebbe garanzie rigorose sulla regolarità e sulla sicurezza del voto.

Restano intanto profonde le distanze tra Mosca e Kiev, soprattutto sulle questioni territoriali e sulle condizioni di un eventuale cessate il fuoco. Il vertice del 10 e 11 novembre sarà il primo confronto trilaterale di questo livello da febbraio e rappresenterà un banco di prova per la strategia americana. Trump promette un’intesa capace di ridisegnare gli equilibri internazionali. Ma tra una promessa pronunciata alla Casa Bianca e una pace firmata sul campo passa ancora una distanza enorme. E a misurarla, questa volta, non saranno le dichiarazioni dei leader, ma le concessioni che ciascuno sarà disposto davvero a fare.

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Attilio Miani
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Direttore responsabile

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