L’intervento dello psicologo forense durante l’audizione protetta di una donna vittima di violenza riveste un ruolo cruciale non solo per la salvaguardia della genuinità probatoria nel processo penale, L’audizione protetta viene disposta dall’Autorità Giudiziaria, in base alla fase in cui si trova il procedimento penale, quindi la può chiedere il Pubblico Ministero (P. M.) durante la fase delle indagini preliminari, quando assume le sommarie informazioni dalla persona offesa in condizione di particolare vulnerabilità. Il Giudice durante la fase dell’incidente probatorio, su richiesta delle parti o del P. M. Nel corso del dibattimento (processo vero e proprio).
Grazie alle competenze cliniche e criminologiche, il professionista è in grado di creare un setting sicuro ed empatico che riduce al minimo l’impatto traumatico della rievocazione, consentendo alla vittima di narrare i vissuti di abuso senza dover incorrere in barriere emotive o in fenomeni di revittimizzazione secondaria.
Questo ascolto altamente qualificato permette di intercettare precocemente i segnali di rischio letale, come la escalation della violenza o l’alto pericolo di recidiva, fornendo agli organi inquirenti e giudiziari elementi tempestivi per l’adozione di misure cautelari protettive ed efficaci, capaci di interrompere la spirale criminale prima che degeneri in un epilogo tragico.
L’audizione protetta rappresenta uno strumento chiave nella prevenzione del femminicidio perché agisce direttamente sui momenti di massimo pericolo e sulla tempestività della risposta dello Stato.
Durante il colloquio protetto, lo psicologo forense non raccoglie solo una testimonianza giudiziaria, ma sa decodificare i segnali sommersi della violenza (la escalation della gravità, le minacce di morte, il controllo ossessivo, l’isolamento). Questo permette di identificare subito i casi ad alto rischio di recidiva o di escalation omicida.
Le informazioni dettagliate e qualificate raccolte in un contesto sicuro consentono al Pubblico Ministero e al Giudice di avere a disposizione elementi solidi e rapidi per disporre misure protettive urgenti (come l’allontanamento d’urgenza, il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico o la custodia cautelare in carcere), neutralizzando l’aggressore prima che la situazione degeneri.
Molte vittime tendono a ritirare le denunce o a minimizzare le violenze a causa della paura, della vergogna o della pressione psicologica del partner. Un ascolto protetto e altamente empatico riduce il trauma secondario e aiuta la donna a prendere piena consapevolezza del pericolo reale in cui si trova, spingendola a mantenere la protezione legale.
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