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QUEI PRINCIPI UNIVERSALI DEL LAVORO CHE LE ‘DEMOCRAZIE’ IGNORANO

Il 10 maggio 1944, a Filadelfia, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro proclamò i seguenti principi universali applicabili a tutti i Paesi del mondo:
a) Il lavoro non è una merce;
b) La libertà di espressione e di associazione sono condizioni essenziali del progresso sociale;
c) La povertà, ovunque esiste, è pericolosa per la prosperità di tutti;
d) La lotta contro il bisogno deve essere continuata in ogni Paese, con instancabile vigore da parte dei rappresentanti governativi i quali sono tenuti a prendere decisioni di carattere democratico nell’intento di promuovere il bene comune.

A pochi giorni dallo sbarco in Normandia si cercava di creare un mondo nuovo.

Dopo la distorsione reale che essi hanno subito (basti pensare alle “persone merce”), un ritorno a quei valori, che si proponevano di subordinare le regole della finanza e del commercio internazionale ai principi di dignità, libertà, sicurezza economica e uguaglianza degli scambi, è un’impresa impegnativa.

Si continua a fare del mercato il fondamento di ogni ordine giuridico e a trattare i diritti come prodotti in competizione all’interno di un mercato delle norme.

Dovrebbero prenderne atto sia le democrazie dei Paesi più ricchi che i Paesi emergenti, dove convivono, sempre più spesso, gli aspetti peggiori dell’aggressività capitalistica e ideologie prive di valori socialmente utili – in termini economici – che influenzano in modo deleterio la crescita dell’economia reale.

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Antonella Giordano

Data:

3 Settembre 2026

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