La controffensiva della Casa Bianca, dopo il monito lanciato da Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, con il quale dichiara “nemici” tutti “i Paesi che sosterranno la campagna economica americana contro l’Iran”, non arriva con un’altra pioggia di missili e sciame di droni bensì attraverso il dollaro e la finanza mondiale. “Metteremo fine all’accesso al sistema del dollaro per coloro che riciclano denaro iraniano”, è l’avvertimento di Scott Bessent, segretario al Tesoro USA, a “coloro che agevolano l’Iran” evitando l’isolamento e il soffocamento economico. Nonostante la drastica riduzione del flusso di barili di petrolio, che insieme al gas rappresenta la principale risorsa economica del Paese transitati dallo stretto di Hormuz, non abbia fatto indietreggiare l’Iran di un solo passo sin dall’inizio delle ostilità, ha portato Washington a stringere la morsa anche su altri asset chiave dell’economia mondiale: digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi. ‘Operation Economic Outcast’ è il nuovo piano offensivo statunitense sanzionatorio (perché si tratta di un ulteriore pacchetto di sanzioni) che ha l’obiettivo di tagliare, soprattutto, qualsiasi legame finanziario di Teheran e di “soffocarlo”, per l’appunto, economicamente.

L’Iran è sottoposta a un durissimo processo sanzionatorio sin dal 1979, inasprito da quando il regime degli Ayatollah ha deciso di intensificare il programma nucleare con l’arricchimento dell’uranio, limitandole fortemente l’accesso ai mercati finanziari internazionali e alla libera esportazione del greggio. Oltre alle minori entrate derivanti dal calo delle vendite di risorse energetiche, gli effetti del nuovo pacchetto di sanzioni causerebbero, inoltre, l’aumento dell’inflazione, l’ulteriore svalutazione della moneta, riduzione del potere di acquisto delle famiglie, aumento della disoccupazione, e l’inevitabile riduzione degli investimenti stranieri. “Metteremo fine all’accesso al sistema del dollaro per coloro che riciclano denaro iraniano”, ha minacciato con toni duri il segretario Bessent, lanciando un avvertimento a “coloro che agevolano l’Iran”: “Non mettete alla prova la nostra determinazione”, aggiungendo su Truth che l’Iran “sta completamente collassando”, “Donald Trump – spiega il segretario al Tesoro – sta contattando i leader mondiali con “richieste specifiche di cessare le interazioni con il regime”. C’è un altro aspetto, però, da non sottovalutare.

L’inasprirsi di una recessione economica è causa anche del malessere di una popolazione sottoposta a restrizioni da moltissimo tempo. Sicuramente tra gli obiettivi della Casa Bianca c’è anche quello di portare a un ulteriore sfinimento i cittadini iraniani, provocando tensioni sociali come accaduto con i disordini di piazza del 2022-2023 repressi nel sangue dal regime di Teheran. Ma l’Iran, nello scacchiere politico-economico orientale, è sempre stato l’unico vero target degli USA? Se inizialmente molti ritenevano che Donald Trump attendesse il pretesto politico offerto da Netanyahu, attraverso la crisi di Gaza e lo scontro con Hezbollah, per giustificare un’escalation contro l’Iran, oggi si fa strada una convinzione diversa: che il conflitto rientri in una strategia più ampia, volta a colpire indirettamente anche (e soprattutto) la Cina sul piano economico e commerciale. Pechino (Leggi il Fondo del Direttore Attilio Miani pubblicato ieri), il più importante acquirente di combustibili fossili iraniani (secondo la Reuters, nel 2025 gli acquisti cinesi hanno raggiunto una media di circa 1,4 milioni di barili al giorno), è il bersaglio più importante della politica estera ed economica trumpiana. In conclusione, l’obiettivo della strategia denominata “Operation Economic Outcast” sarebbe quello di indebolire contemporaneamente l’Iran e i suoi rapporti economici con la Cina, arrivando a colpire, appropriandosene, una delle risorse più importanti controllate dal regime iraniano. Tuttavia, Teheran ha reagito duramente: il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che l’Iran “utilizzerà tutte le proprie risorse per contrastare le sanzioni economiche”. Ha inoltre affermato di considerare “la partecipazione e il sostegno alla guerra economica americana contro il popolo iraniano come un atto di guerra”.
FontI:
- Ansa
- Reuters
(Foto create con l’AI)
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