Se non guardassi il calendario tutte le mattine al mio risveglio, penserei, dopo aver letto le notizie e guardato il tg, di aver viaggiato indietro nel tempo ritrovandomi in un’epoca fatta ancora di cortine di ferro, corsa agli armamenti, test balistici a lunga gittata, arricchimento dell’uranio, stati canaglia, embarghi, protezionismo economico e da una retorica politica traboccante di slogan sciovinisti e antidemocratici. Ma la società, a livello mondiale, evolve o sta facendo notevoli passi indietro? Dal punto di vista tecnologico, i passi sono da gigante, ma dal punto di vista sociopolitico, e per certi versi anche economico, l’umanità continua a procedere a passo di gambero. A tal proposito, in una raccolta di saggi e articoli in cui si affrontano temi come “guerre calde e populismo mediatico”, Umberto Eco scrive che ‹‹la Storia, affannata per i balzi fatti nei due millenni precedenti, si riavvoltoli su se stessa, marciando velocemente a passo di gambero.›› È un arretramento che si ripercuote fortemente a livello sociale e civile, portando sicuramente a un impoverimento economico, ma anche, e soprattutto, a un arretramento a livello culturale. Esempi lampanti di regressione ci arrivano ogni giorno da ogni parte del mondo; da occidente a oriente e da nord a sud dell’emisfero.

Se ne prendessimo uno di questi, non proprio a caso, ci renderemmo conto realmente dei danni che possono derivare da un certo tipo di retorica utilizzata nella gestione politica di una Nazione. E non mi riferisco solo a quelle di stampo antidemocratico come alle monarchie petrolifere, ai sedicenti regimi comunisti nordcoreano e cubano o alle teocratiche Repubbliche Islamiche. Gli Stati Uniti d’America, di questi tempi, per esempio, rappresentano l’opposto di quella Nazione che prese forma attraverso i fondamenti sanciti nella Dichiarazione d’Indipendenza dall’Inghilterra, portandola a divenire col tempo la paladina mondiale della difesa dei Diritti Civili e dei principi democratici di una società. “Non vogliamo i comunisti, non ne abbiamo bisogno e l’America non diventerà mai un Paese comunista” […] “nei quasi sei anni della mia presidenza, ho difeso con estrema fermezza il Secondo Emendamento” che sancisce il diritto di ogni cittadino americano al possesso e porto d’armi […] “siamo un solo popolo, una sola famiglia con una sola bandiera e, come ci insegna la nostra Dichiarazione di Indipendenza, siamo tutti creati a immagine di un unico Dio Onnipotente” […] “l’America è una nazione di vincenti e oggi il nostro Paese sta vincendo di nuovo” riferendosi a Venezuela e Iran […] ma ce n’è anche per la corsa allo spazio con il prossimo viaggio “sulla Luna e da lì proseguiremo verso Marte”, sono alcuni degli slogan urlati dal palco dei festeggiamenti per il 4 luglio, culminati con l’Immancabile parata dei veterani di tutte le guerre davanti a una platea di 150 mila persone, da Donald Trump.

Insomma, la solita retorica ‹‹Dio, Patria e Famiglia››, tanto abusata da un po’ di tempo a questa parte dalle destre conservatrici e dagli ultranazionalisti di tutto il mondo che, a mio parere, è facile ritrovare in quei regimi liberticidi come quello cinese, russo o addirittura iraniano se non fosse per i costumi e le usanze diverse, come, per esempio, la libertà di opinione, di stampa e di scelta dei propri rappresentati delle Istituzioni attraverso libere elezioni democratiche. A persone come Trump, non interessa rivolgersi ai propri concittadini parlando di stato sociale, sanità, istruzione per tutti, occupazione e parità di genere. Ciò che conta è presentare un nemico della patria su cui far concentrare l’attenzione distogliendola dai reali problemi che a un elettore o a un cittadino attento e scolarizzato dovrebbe maggiormente interessare per vivere decorosamente, perché alla fine in guerra ci vanno le classi meno abbienti, mentre all’ombra delle palme di spiagge caraibiche e nei paradisi fiscali continuano a starci tutti quelli che traggono profitto dalle speculazioni finanziarie e dagli indici di borsa influenzati dai conflitti bellici e dalle crisi petrolifere.
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