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SANTO STEFANO PROTOMARTIRE

Subito dopo Natale, festeggiamo il primo martire cristiano: Stefano, nato in Grecia nell’anno 5 d.C. e morto a Gerusalemme nell’anno 36.

Stefano è il primo dei sette diaconi scelti dalla comunità cristiana perché aiutassero gli apostoli nel loro ministero. Di lui parla l’evangelista Luca negli Atti degli Apostoli, descrivendolo come un giovane di bell’aspetto, istruito e molto saggio, membro del primo gruppo di cristiani riunitisi in comunità dopo l’Ascensione del Cristo. Le sue fonti biografiche ci vengono direttamente dalle Sacre Scritture del Nuovo Testamento.

Santo Stefano protomartire (sullo sfondo, il tempio di Gerusalemme)

Santo Stefano è venerato come “protomartire”, ovvero come il primo cristiano ad aver dato la vita per testimoniare la propria fede in Cristo. Durante il suo ministero, aiuta gli apostoli ad occuparsi dei più bisognosi, non soltanto spiritualmente ma anche procurando e distribuendo il cibo a vedove e orfani. La sua carità e la sua dolcezza nutrono i corpi e lo spirito, tanto da ottenere numerose conversioni tra gli Ebrei, per non parlare delle guarigioni miracolose. Nascono così i Diaconi, ministri di ordine immediatamente inferiore al Sacerdote, con funzioni di assistenza nell’esercizio del culto.

Verso l’anno 35, le stesse autorità religiose che accusarono e condannarono Gesù di Nazaret, si scagliano contro Stefano accusandolo di blasfemia. Così recitano gli Atti degli Apostoli: «Stefano intanto, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. Allora istigarono alcuni perché dicessero: “Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio”. E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio. Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: “Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato”. E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.» (At 6,8-15)

“Predica di Santo Stefano” – dipinto di Vittore Carpaccio (1514), Museo del Louvre

Stesse dinamiche con personaggi diversi. La menzogna, la volontà di negare l’evidenza per mantenere in piedi tradizioni ed usanze ormai desuete, la fanno da padrone. Durante il processo di Stefano, par di rivivere quello di Gesù di Nazaret, volutamente “incastrato” da false testimonianze per perseguire interessi diversi da quelli spirituali.

Interrogato dai Sommi Sacerdoti del Tempio, Stefano pronunzia un lungo discorso – il più lungo degli Atti degli Apostoli – dove, ripercorrendo le sacre Scritture, dimostra la veridicità dei suoi insegnamenti e la purezza delle sue intenzioni. Ma, come dice il proverbio, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Tanto più che Stefano li redarguisce pubblicamente: «Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante ordini dati dagli angeli e non l’avete osservata”. All’udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano.» (At 7,51-54)

A questo punto, dopo aver dichiarato di vedere «i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio (…) gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo.» (cfr At 7,56-58)

La lapidazione era la pena contemplata dalla Legge Mosaica per colpe gravissime quali la blasfemia e l’adulterio. Ma, in questo caso, non si tratta di un’esecuzione, bensì di un linciaggio in quanto il Sinedrio non aveva la facoltà di emettere condanne a morte.

“Martirio di Santo Stefano”, affresco di Bernardo Daddi (1324) – Santa Croce, Firenze

Al martirio assiste un giovane di nome Saulo, ai piedi del quale gli assassini depongono i loro mantelli per avere maggiore libertà di movimento. Chi è costui? Niente di meno che il futuro Apostolo delle Genti, meglio conosciuto come San Paolo di Tarso, all’epoca convinto difensore della Tradizione dei Padri e persecutore dei Cristiani.

Prima di spirare Stefano pronuncia le stesse parole che Gesù rivolse al Padre sulla croce: «Signore Gesù, accogli il mio spirito”. Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: “Signore, non imputare loro questo peccato”. Detto questo, morì.» (cfr At 7,50-60)

Una vita, quella di Stefano, che ricalca quella di Gesù di Nazaret. Una identificazione totale che si riassume nelle sue ultime parole, le stesse pronunciate dal Maestro.

Da quel momento i cristiani fuggono da Gerusalemme e si disperdono nel mondo, predicando la Parola di Dio. Anche le gesta di Stefano si diffondono ovunque, ed inizia ad essere venerato nelle comunità cristiane.

Sapete perché la memoria liturgica di Santo Stefano è da sempre fissata al 26 dicembre? Perché nei giorni successivi alla nascita del Cristo, furono posti i “comites Christi”, cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a rendere testimonianza con il martirio. Così, oltre a santo Stefano – in sequenza – troviamo San Giovanni Evangelista e i Santi Innocenti.

Santo Stefano è venerato come protodiacono e protomartire, ed è celebrato il 26 dicembre.

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Simona HeArt
Simona HeArt

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Data:

27 Dicembre 2023