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UMBERTO II, IL “RE DI MAGGIO” – L’Ultimo Sovrano della Tradizione Italiana – Trentasei giorni di Regno tra il tramonto della della MOnarchia e l’Alba della Repubblica

L’ULTIMO RE – Dal 9 maggio al 13 giugno 1946 -solamente per trentasei giorni- l’Italia ebbe il suo ultimo Re. Fu il regno più breve della storia nazionale e coincise con uno dei passaggi più delicati della vicenda italiana: la fine della Monarchia e la nascita della Repubblica. A regnare in quel breve arco di tempo fu Umberto II di Savoia, passato alla storia con il nome, insieme evocativo e malinconico, di “Re di Maggio”. Non fu un sovrano destinato a governare a lungo, né il protagonista di grandi riforme o campagne politiche. Il suo ruolo storico si colloca altrove: nella gestione di una difficile transizione istituzionale che accompagnò il Paese dal sistema monarchico alla Repubblica. La sua eredità rimane legata soprattutto a quel passaggio: il congedo silenzioso con cui si chiuse quasi mezzo secolo di regno sabaudo.

UN PAESE FERITO DALLA GUERRA

L’Italia che arriva al 1946 è una nazione stremata. Le ferite della Seconda guerra mondiale sono ancora aperte: città distrutte, economia in ginocchio, tensioni politiche e sociali diffuse. La Monarchia, inoltre, esce dal conflitto profondamente indebolita. La figura di Vittorio Emanuele III appariva ormai compromessa agli occhi di larga parte dell’opinione pubblica: il consenso al regime fascista, la firma delle leggi razziali del 1938 e soprattutto gli eventi successivi all’8 settembre 1943 avevano eroso il prestigio della Corona.

UN VIAGGIO IMPROVVISO E VELOCISSIMO

Dopo l’armistizio, il Re e il governo lasciarono Roma e, dirigendo verso la costa adriatica, si imbarcarono ad Ortona.  Ad accoglierli, l’ equipaggio a bordo della Corvetta – nave da guerra militare –  denominata “Baionetta “, che prese in cura la Corte con destinazione Brindisi.  Da lì prese forma quella realtà che la storiografia avrebbe poi definito “Regno del Sud”, nucleo istituzionale rimasto sotto il controllo monarchico e alleato. Nel frattempo, il Comitato di Liberazione Nazionale e le principali forze politiche spingevano affinché la questione istituzionale fosse demandata al popolo.

LA SCELTA AFFIDATA AGLI ITALIANI – LA DECISIONE ARRIVÒ NEL MARZO 1946. 

Due decreti stabilirono che il 2 giugno 1946 gli italiani sarebbero stati chiamati alle urne per scegliere tra Monarchia e Repubblica ed eleggere contestualmente l’Assemblea Costituente. Per la prima volta nella storia nazionale il suffragio diventava pienamente universale: votarono anche le donne. Gli italiani cessavano definitivamente di essere soltanto sudditi e diventavano cittadini chiamati a determinare direttamente la forma dello Stato.

L’ABDICAZIONE E L’ULTIMO TENTATIVO DELLA CORONA

In realtà il processo era iniziato due anni prima. Nel giugno 1944, dopo la liberazione di Roma, Vittorio Emanuele III aveva trasferito le funzioni al figlio nominato Luogotenente Generale del Regno, rinviando la questione istituzionale alla fine del conflitto. L’obiettivo era chiaro: separare l’immagine della Corona dalle responsabilità del passato e presentare agli italiani una figura percepita come meno compromessa con il Ventennio. Il passaggio definitivo avvenne il 9 maggio 1946 e, precisamente,  aVilla Maria Pia, sulla collina di Posillipo di Napoli. Ivi , Vittorio Emanuele III firmò l’atto di abdicazione in favore del figlio Umberto II.

Il quale ricevette la notizia in serata ed in anteprima, direttamente dal padre:  « Domani sarai Re d’Italia ». L’Ufficio Stampa del Ministero della Real Casa  ha diramato con poche righe  il seguente  comunicato: << Oggi, alle ore 12,00,  In Napoli, il Re Vittorio Emanuele III ha firmato l’atto  di abdicazione e, secondo le consuetudini, è partito in volontario esilio.>> Firmato V.E. III, l’anno 1046, il 9 maggio a Napoli, nella Villa Maria Pia, alla via Posillipo. Alla richiesta del cronista dell’epoca che chiedeva motivazione del gesto, il re Vittorio Emanuele diplomaticamente rispose: <<  Abdico alla corona d’Italia in favore di mio figlio Umberto di Savoia, Principe di Piemonte, … per facilitare L’Unità Nazionale. >>  Dopo quarantasei anni di regno S.M. lasciava il Paese per l’esilio in Egitto, dove sarebbe morto il 28 dicembre 1947. Con quell’atto, Umberto II divenne Re d’Italia. Aveva quarantadue anni.

IL COLPO D’ALA,  ALLA VIGILIA DEL REFERENDUM.

Una soluzione ben calibrata, nella speranza di spostare il voto  che si ventilava  fosse contrario, verso la Monarchia.

Dopo un breve cerimoniale  e un addio frettoloso, silenzioso, quasi di nascosto, il sovrano lasciava quel trono che dal 1° agosto 1900 e per 46 anni, aveva condiviso le sorte della Patria.

Lasciava l’Italia senza una cerimonia, senza un addio ufficiale, salutato informalmente da pochi intimi e pochi altri.

Un  addio di circostanza, dal cancello della Villa, con la Corte e 53 bagagli che sono stati caricati sul rimorchiatore Liberio -dipinto d’azzurro-, diretto sull’incrociatore Duca degli Abruzzi, ormeggiato alla fonda.

La navigazione, iniziato alle ore 19,45, con  prua alle bocche di Capri, ha fatto  rotta per Alessandria d’Egitto, dove V. Emanuele III morì il 28 dicembre 1947.

IL REGNO DI SOLI TRENTASEI GIORNI

Il tempo concesso al nuovo sovrano fu brevissimo.

Consapevole della crescente divisione del Paese – con un Nord più orientato verso la Repubblica e un Mezzogiorno ancora in parte legato alla tradizione monarchica – Umberto II cercò di rappresentare una Monarchia rinnovata, più sobria e distante dall’eredità del passato.

Più che un monarca nel senso tradizionale, apparve come il custode temporaneo di una istituzione giunta al suo passaggio finale. Ma il tempo non giocava più a favore della Corona.

IL REFERENDUM DEL 2 GIUGNO

Il referendum istituzionale segnò uno spartiacque nella storia italiana. La Repubblica ottenne 12.717.923 voti (54,3%), mentre la Monarchia si fermò a 10.719.284 (45,7%). Parallelamente venne eletta l’Assemblea Costituente, incaricata di redigere la futura Carta costituzionale. La scelta popolare apriva una nuova fase storica. Con l’entrata in vigore della Costituzione, la sovranità sarebbe stata definitivamente ricondotta al popolo, fondando il nuovo Stato sui principi del pluralismo, dell’uguaglianza e della divisione dei poteri.

L’ESILIO E IL TRAMONTO DELLA MONARCHIA

Il 13 giugno 1946 anche Umberto II lasciò l’Italia per il Portogallo, stabilendosi a Cascais.

Prima della proclamazione definitiva dei risultati da parte della Corte di Cassazione, che sarebbe arrivata il 18 giugno.

La scelta venne interpretata come il tentativo di evitare ulteriori tensioni in un momento già delicato per il Paese.

L’addio fu discreto, quasi silenzioso.

Nel cortile del Quirinale, i Corazzieri resero gli onori militari al sovrano uscente: un gesto che assunse il valore simbolico della conclusione di un’epoca.

Con lui terminava la Monarchia italiana. La Repubblica era già iniziata.

DALLA CORONA ALLA COSTITUZIONE

La fine della Monarchia sabauda aprì il percorso che avrebbe condotto alla Costituzione repubblicana del 1948, fondamento della democrazia italiana contemporanea. Per questo, osservando oggi quei trentasei giorni del maggio–giugno 1946, la figura di Umberto II appare meno come quella di un sovrano sconfitto e più come quella di un protagonista della transizione istituzionale. Non fu il Re che cambiò la storia d’Italia. Piuttosto, l’ultimo sovrano che ne accompagnò il cambiamento.

L’ADDIO: MENTRE QUELLO  DI VITTORIO EMANUELE III, È STATO  SILENZIOSO  E INFORMALE,  QUELLO RESO AL “RE DI MAGGIO”

È STATO DI TUTT’ALTRO TENORE.

L’ ultimo  atto  di sovranità, l’epilogo umano e istituzionale reso alla corona, è avvenuto nella più adatta cornice offerta dal Cortile del Quirinale. Prima della partenza verso l’esilio a Cascais, il Re sciolse i Corazzieri dal Giuramento di fedeltà da essi reso alla Corona. Un atto  che, come conseguenza, ha comportato la perdita delle insegne reali poste sulle Giube ed il cambio della denominazione del Reparto che, da 3° Squadrone Corazzieri Guardie del Re, è  diventato della Repubblica italiana.

L’ANEDDOTO;

A tal riguardo si narra che il comandante dei Corazzieri, Ten. Col. R. Sforza, incaricato di rendere gli onori nel cortile del Quirinale a Sua Maestà in partenza, abbia impartito:  “ … per l’ultima volta”  l’Ordine  seguente:

Corazzieri Guardie del Re: Attenti!

Onori a Sua Maestà il Re d’Italia Umberto II !

La formalità di rito a cui … l’ “ormai ex Sovrano”,  ha risposto passando in rassegna il Picchetto d’Onore. Dopodiché Egli, prima di salire sulla vettura che lo avrebbe condotto all’aeroporto di Roma-Centocelle, ed aver ringraziato i “ Carabinieri” per la loro  fedeltà ed il lodevole servizio reso alla Casa regnante, si è congedato  stringendo la mano al Comandante. Il quale  alla resa del saluto finale, ovviamente,  riformulato per la circostanza, ha comandato:

Corazzieri della Repubblica Italiana. Attenti !

Onori a Sua Maestà Umberto II !

CONCLUSIONE:  IL SOLE SPLENDE SU UNA NUOVA ERA

L’esilio dei Savoia si sarebbe protratto per cinquantasei anni, concludendosi solo nel 2002. Ma quel tramonto romano del giugno 1946, visto dietro le cupole della Capitale, non era solo la fine di una dinastia durata quarantasei anni. Era l’inizio di un’era in cui il “diritto dei cittadini” sostituiva definitivamente il “privilegio del sangue”. Oggi, a ottant’anni da quegli eventi, il ricordo del “Re di Maggio” resta come il fotogramma di una transizione composta, l’ultimo sussulto di un’Italia che chiudeva i conti con il passato per abbracciare il proprio futuro repubblicano… che, di li a breve, si sarebbe compiuto.

Il sole che tramontava e, sfiorando il Tricolore che garrisce sulla svettante

Torretta alta sul  Cortile d’Onore del Quirinale, per poi sfuggire dietro le cupole romane

nel giugno del 1946, non spegneva solo una corona. Illuminava la prima pagina

di una storia nuova: quella di un popolo diventato, finalmente, padrone di se stesso.

Author Profile

Giancarlo Giulio Martini

Data:

18 Maggio 2026

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