Il 2 giugno 2026 non sarà un anniversario qualunque. È l’80° genetliaco della Repubblica, un traguardo che verrà celebrato con solennità in tutta Italia, ma con il cuore pulsante a Roma, lungo i Fori Imperiali, dove la tradizionale parata militare richiamerà: come -ogni anno- migliaia di cittadini, turisti e appassionati.
MOMENTO CLOU: tutti con lo sguardo rivolto in alto a seguire il mirabile sorvolo delle Frecce Tricolori che, sfuggendo nel cielo più alto, salutano spuzzando essenze di verde, bianco e rosso, sul festevole panorama.

In basso, ferve un continuo sventoliodi gagliardetti e manine di bimbi che salutano, condividendo l’Inno all’Italia mentre avvolge e intenerisce… il cuor. La vera anima della festa è il popolo. Centinaia di migliaia di persone si assiepano lungo le transenne, sventolano bandiere tricolori, fotografano, applaudono. Turisti stranieri, famiglie, scolaresche, anziani reduci di guerra e bambini che vedono per la prima volta lo spettacolo delle Frecce Tricolori. È un momento di unità nazionale che trascende le divisioni politiche e ideologiche. È l’Italia che si riconosce nei propri simboli: il Tricolore, l’Inno di Mameli, la Costituzione e le Istituzioni repubblicane, il Capo dello Stato.
Ottant’anni fa, il popolo italiano scriveva una pagina decisiva della propria storia.
Il 2 giugno 1946, per la prima volta con il voto esteso anche alle donne, 25 milioni di italiani si recarono alle urne per scegliere tra Monarchia e Repubblica. La Repubblica ha prevalso con il 54,3% dei voti. Nasceva l’Italia democratica. Oggi, a distanza di otto decenni, quella data è diventata la Festa Nazionale della Repubblica Italiana, un appuntamento: “a tutto tondo” che, tra strette di mano e una pacca sulle spalle, unisce il Paese intero.
Un abbraccio collettivo fatto di memoria e ricordo, orgoglio, spettacolo e commemorazione.
LA STORIA E LA MEMORIA DI QUEL 1946: QUANDO L’ITALIA SCELSE IL FUTURO
Una sola la ri posta: l ‘84% degli avnti diritto si recò alle urne.
Erano tempi durissimi. La Seconda guerra mondiale era appena finita. Il Paese era in ginocchio, diviso, ferito. Eppure, in quella primavera del 1946, gli italiani fecero un atto di straordinaria maturità civile. Il referendum istituzionale, indetto con decreto firmato da Umberto di Savoia (allora Luogotenente del Regno) e dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, chiamò il popolo a decidere il destino della Nazione. Ed è stato successo pieno. Un dato impressionante, che testimonia il senso di responsabilità di un popolo uscito dalla dittatura e desideroso di costruire un futuro di libertà. Il top con il più significativo responso: per la prima volta votarono le donne. Milioni di italiane, madri, mamme con il pancione o con il neonato in braccio, lavoratrici, partigiane, entrarono nei seggi e deposero la loro scheda. Con quel gesto semplice, la democrazia italiana diventava finalmente universale.
IL REBUS DEL CONTEGGIO E LA NASCITA DELLA REPUBBLICA

Il 18 giugno 1946, la Corte di Cassazione proclamò ufficialmente la nascita dello Stato Repubblicano. A distanza di quasi un secolo dall’Unità, si realizzava finalmente il sogno di un’Italia Repubblicana, di cui Giuseppe Mazzini era stato l’apostolo e Giuseppe Garibaldi l’araldo. I giorni successivi al voto furono convulsi. Il 4 giugno, alcune fonti diedero per vincente la Monarchia. Ma il giorno dopo, il Ministero degli Interni annunciò il successo della Repubblica con uno scarto di circa 2 milioni di voti. Sull’attendibilità dei dati si scatenarono polemiche e nacque un vero e proprio “enigma politico”, un rebus storico destinato a durare a lungo. A sciogliere ogni dubbio fu la Corte di Cassazione, che il 12 giugno 1946 ha ufficializzato la vittoria della Repubblica. Il giorno successivo, Umberto II -divenuto Re dopo l’abdicazione del padre Vittorio Emanuele III- lasciò l’Italia per l’esilio in Portogallo. Ma nel suo ultimo proclama, liberò le Forze Armate dal “giuramento alla Corona” e affidò al popolo italiano la guida della Nazione. Fu un gesto di grande responsabilità che ha agevolato le nuova evoluzione civile.
LA COSTITUZIONE: IL PILASTRO DELLA CONVIVENZA
Parallelamente al referendum, il 2 giugno 1946 venne eletta l’Assemblea Costituente, l’organismo incaricato di redigere la nuova Carta fondamentale. I lavori durarono circa un anno e mezzo. Il 22 dicembre 1947 l’Assemblea approvò il testo costituzionale. Il 27 dicembre 1947 fu promulgato dal Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola. E il 1° gennaio 1948 entrò in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana. Quella Carta, come ricorda il Presidente Sergio Mattarella, ha “scritto una pagina decisiva di democrazia e ha posto le basi per un rinnovato patto sociale”. Libertà di espressione, pluralismo politico, uguaglianza formale e sostanziale, divisione dei poteri, sovranità popolare: sono i principi che hanno garantito all’Italia il più lungo periodo di pace, stabilità e progresso della sua storia.
E VENIAMO AL CERIMONIALE ED AI NOSTRI GIORNI
LA FESTA DELLA REPUBBLICA: UNA TRADIZIONE NATA NEL 1948 – La festività del 2 giugno fu istituita con la Legge n. 260 del 27 maggio 1949. Ma già l’anno prima, il 2 giugno 1948, si tenne la prima storica celebrazione. Fu un evento sobrio ma carico di significato. Lungo i Fori Imperiali, davanti all’Altare della Patria, si schierarono i reparti interforze. Il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, appena eletto, ricevette il saluto delle Bandiere e assunse simbolicamente il comando delle Forze Armate, come stabilito dall’articolo 87 della nuova Costituzione. In quell’apparente formalismo si ristabiliva, in tutta la sua forza, il legame tra gli italiani e i cittadini in uniforme. E si dava un nuovo e più deciso impulso alla coesione del Paese. Era l’inizio di una tradizione che, di anno in anno, ha raggiunto vertici di eccellenza.
DALLA FESTA DELLA PRIMA DOMENICA AL 2 GIUGNO

Per oltre vent’anni, la Festa della Repubblica fu celebrata puntualmente il 2 giugno. Poi, nel 1977, per motivi economici (evitare che la festività infrasettimanale causasse un giorno di chiusura lavorativa), la celebrazione fu spostata alla prima domenica di giugno. Una scelta pragmatica, ma che indebolì il legame simbolico con la data storica. Solo nel 2001, grazie alla Legge n. 336 del 2000, la Festa della Repubblica è stata definitivamente restituita alla sua data originale. Da allora, ogni 2 giugno, l’Italia torna a celebrare la propria nascita democratica nel giorno esatto in cui avvenne.
LA PARATA DEL 2026: NUMERI E SUGGESTIONI
Il 2 giugno p.v., lungo i Fori Imperiali, si ripeterà lo spettacolo che da decenni emoziona gli italiani.
Oltre 5.000 uomini e donne in uniforme sfilano davanti alle massime autorità dello Stato, rappresentando tutte le componenti delle Forze Armate, delle Forze dell’Ordine e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Con loro, i Labari ed i Medaglieri delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma in movimento sulle Campagnole del Ministero tirate a lucido; una rappresentanza degli Atleti Paralimpici, i Sindaci, una delegazione dell’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri (con Finanzieri, Carabinieri e Consoli) e, naturalmente sugli spalti, alcune Scuole, le diverse autorità civili e religiose confuse tra gli ospiti d’onore nell’immancabile “via lattea” di Stellette militari.
80 ANNI DI REPUBBLICA: UN PATRIMONIO DA CUSTODIR

L’80° anniversario della Repubblica non è solo una ricorrenza da celebrare. È un’occasione per riflettere su quanto è stato fatto e su quanto resta da fare. Come ha scritto il Presidente Mattarella: “nel 1946 la scelta del popolo italiano per la Repubblica ha scritto una pagina decisiva di democrazia ed ha posto le basi per un rinnovato patto sociale”. Oggi, a ottant’anni di distanza, quel patto è ancora vivo. Ha retto all’urto delle crisi politiche, economiche e sociali. Ha resistito alle sfide del terrorismo, della pandemia, delle tensioni internazionali. Ha garantito all’Italia un posto di rilievo nel consesso delle Nazioni democratiche. (la camera della costituzione). Ma la Repubblica non è un’eredità da ricevere passivamente. È un compito quotidiano. Come scriveva Piero Calamandrei, uno dei padri costituenti, “la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. Ha bisogno di essere alimentata ogni giorno”. L’80° anniversario è l’occasione per ricordarlo a tutti, specialmente ai giovani.
IL SENSO PROFONDO DELLA FESTA La Festa della Repubblica non è solo una parata militare. Non è solo un giorno di vacanza. È il momento in cui l’Italia si racconta a se stessa. È il giorno in cui milioni di cittadini, da Nord a Sud, si fermano a pensare cosa significa essere italiani. Significa condividere una storia fatta di sacrifici e di conquiste, di caduti e di eroi, di sconfitte e di riscatti. La generazione che ci ha preceduto ha fatto qualcosa di enorme: ha lottato e, per dare a se stessa e alle future generazioni la libertà e la democrazia, ha eletto i propri rappresentanti, delegando loro la formulazione della Carta Costituzionale. Noi, oggi, abbiamo il dovere di custodire quel patrimonio e di trasmetterlo integro ai nostri figli.

IL NOSTRO DOVERE: UN “PATTO” COME DEBITO D’ONORE
Il 2 giugno 2026, a Roma, lungo i Fori Imperiali, ci sarà ancora una volta il tripudio di bandiere, il rombo degli aerei, il passo cadenzato dei soldati. Ci saranno gli applausi, le lacrime di commozione, gli sguardi dei bambini incantati dal cielo tricolore. Ma soprattutto, ci sarà la consapevolezza che l’Italia repubblicana, nonostante tutto, c’è. Ed è pronta ad affrontare le sfide del futuro con la stessa determinazione di ottant’anni fa.
Buon 2 giugno a tutti gli italiani.
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