Traduci

È TUTTO COSÌ SEMPLICE – Patrizia Cavalli e il suo felice niente

Nel giorno del solstizio d’estate di 4 anni fa ci lasciava la poeta Patrizia Cavalli. In sua memoria il 28 novembre 2022 il Teatro Argentina di Roma ha ospitato una serata in sua memoria dal titolo “Sempre aperto teatro”, durante la quale amici, poeti, attori e musicisti hanno letto le sue poesie e condiviso ricordi.

La serata è stata costruita per restituire, attraverso le diverse voci, il carattere vorace e ironico di Patrizia. Attraverso il cortometraggio “Patrizia Cavalli, stanze e versi” di Roberto De Francesco ci viene restituita la personalità furiosa, accentratrice, teatrale e autentica di Patrizia, un racconto visivo, intimo e ironico girato in gran parte nella casa romana dell’autrice prima della sua scomparsa.


Patrizia Cavalli si definiva ed esigeva di essere chiamata “poeta”. Quando mostrò per la prima volta i suoi versi a Elsa Morante, questa la incoraggiò dicendole: “Sono felice Patrizia, sei una poeta”.

Del loro primo incontro Cavalli stessa ricorda la risposta di Morante alla sua timida dichiarazione di dilettarsi nello scrivere poesie: «“Beh allora fammele leggere. Non perché mi interessino loro in sé stesse, ma, così, voglio vedere come sei fatta”. Capisci? Non c’è minaccia peggiore di questa.» (Patrizia Cavalli).

Cavalli dichiarò che la parola “poetessa” sembrava una parodia, in quanto il termine era associato a una poesia “femminile” intesa come minore, sentimentale o dilettantesca e definirsi “poeta” significava rivendicare il valore assoluto della propria opera, giudicata per il suo valore intrinseco e non attraverso la lente del genere biologico di chi scriveva.
La sua poesia tumultuosa travolge tuttora, un miscuglio di amore/odio che, come l’ha definita Bompiani, era un antidoto alla noia. I disgusti, la logica, il conto, il meteo, le scale. “D’altronde, per amare è di certo più importante avere gli stessi disgusti che condividere gli stessi gusti” (ChiaraValerio).

Patrizia Cavalli, incarnazione delle nostre miserie e delle nostre vigliaccherie, ci ha concesso di riderne e sapeva che in fondo «È tutto così semplice, / sì, era così semplice», ovvero che esiste la presenza, il resto esiste meno e che l’unico tempo ammesso è tutto il tempo. La stessa concretezza Patrizia la applicava nell’abitare i luoghi, la sua stessa casa, nella preferenza per una stanza o per un’altra nel tentativo di imbrogliare la noia. Il suo appartamento dalla pianta a “S”, descritto dalla poeta come una sequenza di stanze che si inseguono come vagoni di un treno che sembravano assecondare quell’ “onda patologica” che la spingeva a scrivere, unico luogo in cui riusciva a comporre, ma che percepiva anche come instabile e incapace di darle un vero senso diprotezione.

La casa rifletteva la sua mente: caotica, piena di libri e oggetti raccolti nel tempo. Ogni stanza aveva funzioni diverse e poteva diventare luogo di lavoro, ripos o incontro. Patrizia organizzava cene complesse e teatrali, lasciando spesso la tavola apparecchiata per giorni per prolungare la gioia del momento condiviso.

Le serate potevano trasformarsi in discussioni, musica improvvisata o brusche rotture teatrali, rendendo la casa un vero palcoscenico. La sua vitalità conviveva con una fragilità profonda e il suo “felice niente” intendeva la bellezza e la pienezza racchiuse nella quotidianità più semplice, una sfida all’angoscia e al dolore.
“L’approssimazione per Patrizia Cavalli non esisteva. Da qui la spietatezza, l’irruenza, l’offesa, la protesta, il capriccio. E in fondo a tutto,però, la grazia.”

Author Profile

Margherita De Giorgi

Data:

6 Luglio 2026
Tagged:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *