La manovra è arrivata sul tavolo e con lei sono tornate anche le tensioni. La maggioranza regge i numeri, ma fatica a trovare una linea comune. Tra chi chiede più tagli alle tasse, chi vuole difendere il welfare e chi spinge per investimenti mirati, il governo naviga a vista a poche settimane dal varo definitivo. E al centro resta la premier Giorgia Meloni che prova a tenere insieme il quadro: “La priorità sono le famiglie e le imprese.
Su questo non si tratta”.I nodi sono tutti aperti. Il Ministero dell’Economia ha messo sul piatto una bozza con risorse limitate. Il motivo è noto: meno margine di deficit, vincoli europei più stretti, e una crescita che non corre come un anno fa. Tradotto: soldi da spendere ce ne sono pochi, e ogni partito vuole la sua parte.
Fratelli d’Italia punta su cuneo fiscale e sostegno ai redditi bassi. La Lega chiede la flat tax incrementale per le partite Iva e più fondi per l’autonomia. Forza Italia preme per il taglio dell’Irap e misure per le imprese del Nord. Risultato: tre richieste, una coperta troppo corta.
In Consiglio dei ministri la discussione è stata tesa. Sul taglio dell’Irpef le posizioni si sono avvicinate, ma restano divergenze su come finanziare le misure. C’è chi propone di rinviare parte degli investimenti del PNRR, chi di rivedere alcuni bonus, chi di intervenire sulle pensioni.
E poi c’è il capitolo sanità, con le Regioni che chiedono risorse aggiuntive per liste d’attesa e personale. Le opposizioni guardano e attaccano: “Un governo litigioso che non ha una visione”, è la sintesi del Pd. Il M5S parla di “manovra elettorale”, Calenda di “assenza di riforme strutturali”.
Meloni ha scelto la linea della sintesi. In un intervento ai gruppi parlamentari ha ribadito che l’obiettivo è proteggere chi lavora e chi produce. Meno tasse sul lavoro, ha detto, sostegno alle imprese che assumono, conferma del taglio del cuneo fiscale anche per il prossimo anno. E poi: energia, caro-vita, rate dei mutui. “Non possiamo chiedere sacrifici a chi già fa fatica ad arrivare a fine mese”, ha sottolineato.
Il messaggio è chiaro: niente grandi annunci, ma interventi concreti e mirati. Il problema è far quadrare i conti. Gli spazi sono pochi e ogni ministero difende il suo. L’istruzione chiede più fondi per gli organici, la Difesa per gli F-35, l’Agricoltura per la siccità. Nel frattempo Bruxelles osserva. La nuova governance economica europea impone rientro del debito e meno deficit strutturale.
Se l’Italia sfora, rischia la procedura. Se stringe troppo, rischia la recessione. Fuori da Palazzo Chigi la pressione sale. Confindustria chiede certezze sugli investimenti e meno burocrazia. I sindacati annunciano mobilitazioni se non ci saranno risorse per sanità e salari. Le associazioni delle partite Iva vogliono risposte sulla flat tax. I sindaci chiedono soldi per i servizi.
Tutti guardano alla manovra come all’unico strumento utile prima delle prossime scadenze elettorali.La maggioranza intanto lavora a un compromesso. L’idea è quella di un pacchetto “salva famiglie” con conferma di bonus energia, carta acquisti potenziata e contributi per l’affitto. Per le imprese, credito d’imposta per chi assume giovani e donne, e proroga di alcune misure per il Sud. Sul fisco, avanti a piccoli passi: cuneo e aliquote, rimandando le riforme più coraggiose al prossimo anno.I prossimi giorni saranno decisivi.
Il testo dovrà passare al vaglio della Ragioneria, poi tornare in Cdm e infine in Parlamento. Lì l’ostruzionismo delle opposizioni è già pronto. E nella maggioranza ognuno misurerà il risultato in base a quante delle sue richieste saranno finite dentro.Meloni lo sa e per questo alza il tono dell’unità.
“O restiamo insieme sulle priorità degli italiani, o facciamo il gioco di chi ci vuole divisi”. Alla fine la manovra dirà che tipo di governo è questo: capace di scegliere, o costretto a accontentare tutti e scontentare tutti.
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