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PARLAMENTO BLINDATO E FIDUCIA LAMPO – Il Decreto Sicurezza Spacca il Paese

Aula transennata, cordoni di polizia davanti a Montecitorio, manifestanti tenuti a distanza. E dentro, un voto a tempo di record. Il governo ha posto la fiducia sul decreto sicurezza e l’ha incassata con i numeri pieni della maggioranza. È finita così una settimana ad alta tensione, tra proteste in piazza e bracci di ferro in Parlamento. Il provvedimento arriva dopo mesi di episodi che hanno acceso il dibattito pubblico: dagli scontri nei cantieri alle occupazioni, dalle proteste studentesche ai blocchi stradali.

L’esecutivo parla di “necessità di garantire ordine e legalità”. Le opposizioni parlano di “legge bavaglio”. In mezzo, un testo di oltre 40 articoli che tocca molti fronti: dalle pene per chi blocca strade e ferrovie, alle nuove norme su occupazioni abusive, dalle misure contro le rivolte in carcere, ai poteri più ampi per prefetti e questori.

Il cuore del decreto è la stretta sui reati di piazza. Chi organizza blocchi stradali rischia fino a 2 anni di carcere. Chi danneggia beni pubblici o privati durante le manifestazioni vede aumentare le pene. Viene introdotto il daspo urbano anche per chi viene sorpreso a imbrattare monumenti o edifici. Sul fronte carceri, pene più severe per chi aggredisce agenti della polizia penitenziaria e nuove norme per impedire l’uso di telefonini all’interno degli istituti.

La maggioranza difende il testo come risposta a un’esigenza di sicurezza percepita dai cittadini. “Non si può manifestare mettendo a rischio la libertà degli altri”, ha detto il ministro dell’Interno in aula. “Lo Stato deve tornare a farsi rispettare”. Dalla Lega a Fratelli d’Italia, il coro è stato compatto: più strumenti alle forze dell’ordine, più certezza della pena, più tutela per chi lavora e per chi fa impresa.

Le opposizioni hanno risposto con ostruzionismo, emendamenti e un lungo sit-in. Pd, M5S e Alleanza Verdi-Sinistra accusano il governo di usare la sicurezza come arma politica. “Questo decreto criminalizza la protesta e colpisce i più fragili”, è stato l’attacco. Le associazioni per i diritti civili temono un effetto deterrente sulle manifestazioni e un aumento del potere discrezionale di prefetti e sindaci.

Anche parte del mondo cattolico e del terzo settore ha espresso preoccupazione per le norme sulle occupazioni e sui centri sociali.Fuori da Palazzo, la città è stata blindata. Striscioni, fumogeni e cori contro il governo. Dentro, la fiducia è passata in poche ore, come previsto dai numeri. Ora il decreto va al Senato per la conversione definitiva, ma il percorso è già segnato. Il tema sicurezza è tornato così al centro dell’agenda politica. Non solo per i contenuti del provvedimento, ma per il clima che ha generato.

Da un lato la richiesta di ordine di quartieri e commercianti stanchi di degrado e blocchi. Dall’altro la paura di un arretramento delle libertà di manifestazione e di dissenso. Il governo scommette che questa linea paga in termini di consenso. Puntare su ordine pubblico, legalità e pugno duro è da mesi il filo conduttore della comunicazione dell’esecutivo. Le opposizioni scommettono invece che la misura diventi un boomerang, mobilitando piazza e società civile.

Nel frattempo le questure si preparano ad applicare le nuove norme. I prefetti avranno strumenti più rapidi per firmare divieti e allontanamenti. I sindaci potranno ordinare la chiusura di aree considerate a rischio. Le forze dell’ordine avranno procedure più snelle per identificare e denunciare.Il Parlamento ha votato, le transenne resteranno ancora per qualche giorno.

Alla fine resta una domanda semplice: quando la sicurezza diventa tutela e quando rischia di diventare silenzio? La risposta, ora, sarà scritta nelle strade.

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Carmen Salerno
Carmen Salerno

Data:

27 Luglio 2026
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