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LEONE XIV – “La Pace è un Dono – Nasce dal Disarmo, non dalle Atomiche”

Leone XIV: “La pace è un dono. Nasce dal disarmo, non dalle atomiche””La pace non si costruisce con la paura, si costruisce con la fiducia. E la fiducia nasce quando si scelgono le armi del disarmo”. Con queste parole Papa Leone XIV apre il nuovo volume della Libreria Editrice Vaticana, “Disarmata e disarmante. La pace è un dono”. È la prima antologia che raccoglie gli interventi di Robert Francis Prevost sul tema della pace dal giorno della sua elezione, l’8 maggio 2025, introdotti da un testo inedito scritto appositamente per il libro e curato da Alessandro Banfi.

Il titolo dice già tutto. “Disarmata e disarmante” è la Chiesa che il Papa vuole, ma è anche la politica che il mondo rifiuta da troppo tempo. Nelle pagine del volume Leone XIV torna con insistenza su un punto: le armi atomiche non ci hanno mai reso più sicuri, ci hanno solo resi più prigionieri. La deterrenza è una gabbia dorata. Tiene in piedi un equilibrio che trema a ogni crisi, a ogni errore umano, a ogni mano che potrebbe premere un bottone. “Finché avremo arsenali capaci di distruggere il pianeta più volte, vivremo con l’ansia e non con la speranza”, scrive il Papa nel testo introduttivo. E aggiunge: “Il vero coraggio oggi è scegliere di smantellare, non di accumulare”.

Il libro raccoglie discorsi, omelie, udienze e messaggi pronunciati nei primi mesi di pontificato. C’è il discorso ai diplomatici accreditati in Vaticano, c’è l’appello per Gaza e per l’Ucraina, c’è la riflessione sul Sinodo e sul ruolo dei laici. Filo conduttore è sempre lo stesso: la pace non è un’assenza. Non è il silenzio che segue a una battaglia. È un dono, ma è anche un lavoro quotidiano, faticoso, impopolare. Un lavoro che inizia dentro le case e arriva fino ai tavoli dei governi.

Leone XIV non usa toni astratti. Parla di padri che non tornano dalla guerra, di bambini che imparano a riconoscere il rumore dei droni prima delle canzoni, di giovani che non vedono futuro perché le risorse vanno in missili e non in scuole. Parla di economia: “Un mondo che spende migliaia di miliardi in armi e chiede ai poveri di fare sacrifici è un mondo malato”. E parla di memoria: il Novecento doveva averci insegnato che la corsa agli armamenti finisce sempre in tragedia. Eppure continuiamo a ripetere lo stesso errore, aggiornando solo la tecnologia.

La proposta del Papa è semplice e radicale insieme. Disarmo nucleare verificabile, riduzione delle spese militari, diplomazia preventiva, educazione alla pace nelle scuole. Ma soprattutto un cambio di sguardo. “Dobbiamo disarmare i cuori prima delle mani”, dice. Perché finché consideriamo l’altro come un nemico da annientare e non come un fratello da incontrare, ogni trattato sarà solo una tregua.

Curata da Alessandro Banfi, l’antologia ha il merito di mettere insieme testi nati in momenti diversi e di farne un percorso. Si capisce che per Leone XIV la pace non è uno dei tanti temi del pontificato. È il centro. È la misura con cui giudicare ogni altra decisione politica, economica, sociale. “Disarmata” perché la Chiesa non ha eserciti. “Disarmante” perché proprio per questo può parlare con una libertà che agli Stati manca.

Il volume arriva in un momento in cui il mondo sembra aver smesso di sognare il disarmo. Le guerre si trascinano, gli arsenali si modernizzano, le parole “pace” e “sicurezza” vengono usate per giustificare nuove spese. Leone XIV risponde con ostinazione evangelica: no. La sicurezza non viene dal più forte, viene da chi ha il coraggio di abbassare per primo la guardia.

Chiude il libro una frase che il Papa ha ripetuto più volte nelle udienze: “La pace è un dono, ma un dono va aperto”. Non basta invocarla. Bisogna fare spazio perché entri.
E forse, per aprirla davvero, la prima cosa da fare è proprio smettere di puntare l’arma.

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Anna Stella Lobello

Data:

22 Luglio 2026
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