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VENEZIA 83, IL CINEMA TORNA A SFIDARE IL MONDO – Da Moretti a De Angelis, Ecco Tutti i Film che si Giocheranno il Leone

Dal 2 al 12 settembre il Lido torna a essere il centro del mondo. È stata presentata l’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e il direttore Alberto Barbera ha messo sul tavolo un concorso che profuma di autori, di scommesse e di ritorni attesi. Niente passerelle vuote, niente compromessi facili. Venezia quest’anno punta dritto sul cinema d’autore e su storie che fanno male, ridere, arrabbiare. 21 film in gara per il Leone d’Oro, e dietro ogni titolo c’è un nome che pesa.

Si parte da casa nostra. L’Italia arriva con tre titoli forti. C’è Nanni Moretti con il suo nuovo film, attesissimo dopo tre anni di silenzio. Torna a raccontare le famiglie, i figli, gli errori che si trascinano per una vita, con il suo sguardo ironico e crudele che non ha eguali. Poi c’è Edoardo De Angelis, che dopo “Comandante” prova a salire di nuovo sul gradino più alto con un dramma storico ambientato nel Sud degli anni ’70, tra musica, politica e violenza. Chiude il terzetto azzurro un esordiente che Barbera ha voluto fortemente: un’opera prima girata tra Napoli e Berlino che parla di migrazione e identità, prodotta in modo indipendente e arrivata al Lido quasi per miracolo.

L’Europa risponde presente. Dalla Francia arriva il nuovo film di Arnaud Desplechin, un affresco familiare di tre ore che promette dialoghi infiniti e attori al massimo. La Gran Bretagna porta un thriller politico firmato da un regista che ha già vinto a Venezia e che questa volta mette sotto la lente i social e il potere. Dalla Spagna sbarca un dramma sociale girato in un quartiere di Madrid, duro, sporco, necessario. E poi la Germania, con una regista donna che racconta la Germania Est attraverso gli occhi di una bambina.

Gli Stati Uniti non fanno sconti. Sono 5 i film americani in concorso e sono tutti potenziali candidati agli Oscar. C’è il ritorno di un regista premio Oscar con un cast stellare: due attori, un’attrice premio Oscar e un cattivo che fa paura. Poi un biopic su un artista maledetto, girato in bianco e nero e già definito “scandaloso” prima ancora di vederlo. Non manca l’indipendente americano, quello sporco e artigianale, che parla di provincia, armi e solitudine. E infine una sorpresa: un film di fantascienza autoriale, prodotto da A24, che mescola distopia e sentimenti.

L’Oriente porta il suo peso specifico. Dal Giappone arriva il maestro che a Venezia ha già vinto tutto, con una storia di fantasmi e memoria. Dalla Corea del Sud un regista giovane che ha fatto impazzire Cannes due anni fa torna con un film girato interamente di notte. E dalla Cina un’opera monumentale, tre ore e mezza, che racconta quarant’anni di storia cinese attraverso tre generazioni.

Fuori concorso, come sempre, le bombe. Ci saranno le serie evento, i documentari che faranno discutere, e i film dei grandi maestri che non vogliono la competizione ma solo il palcoscenico del Lido. Tra questi un documentario su un musicista scomparso troppo presto, diretto da un nome enorme di Hollywood, e il nuovo film di un regista italiano che ha scelto Venezia per omaggiare il cinema popolare.

Le novità di quest’anno sono poche ma precise. La Sala Grande è stata restaurata e avrà un suono nuovo. La sezione Orizzonti si allarga e ospiterà più opere prime. E poi l’IA: per la prima volta la Mostra dedicherà una sezione di incontri al rapporto tra intelligenza artificiale e cinema, con registi, tecnici e attori a confronto. Barbera è stato chiaro: “Non vogliamo avere paura del futuro. Vogliamo raccontarlo”.

Sul tappeto rosso si vedranno tutti. Dagli attori americani in promozione per la stagione dei premi, alle star europee, ai volti nuovi italiani che il Lido ha il potere di consacrare in una notte. E ci sarà la politica, inevitabile. Venezia non è mai solo cinema. È il luogo dove il mondo si guarda allo specchio e a volte non gli piace quello che vede.

Ventuno film, dieci giorni, un solo Leone. Sarà una battaglia vera. Perché i nomi in gara sono talmente forti che anche uscire a mani vuote sarà un onore. Moretti cerca il secondo Leone dopo vent’anni. De Angelis vuole confermarsi. Gli americani vogliono lanciare la corsa all’Oscar. Gli asiatici vogliono raccontare il loro presente.

Quando il 12 settembre calerà il sipario, qualcuno alzerà la statuetta e molti torneranno a casa con l’amaro in bocca. Ma una cosa è certa già ora: Venezia 83 non ha scelto la sicurezza. Ha scelto il rischio. Ha scelto film scomodi, lenti, arrabbiati, innamorati. Ha scelto di credere che il cinema, anche in tempi di algoritmi e serie da 8 episodi, ha ancora il potere di fermarti due ore e cambiarti la testa.
E se alla fine della Mostra usciremo dalla Sala Grande con gli occhi lucidi o con la rabbia addosso, vorrà dire che il Lido ha fatto di nuovo il suo mestiere: non intrattenerci, ma svegliarci.

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Antonio Iasillo

Data:

24 Luglio 2026
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