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LA POESIA DEL VENERDI’ – Rupi Kaur e Gabriella Paci

La voce di una madre che protegge è come un porto sicuro a cui tornare quando la vita si fa troppo dura. scelgono esattamente questa stessa certezza per raccontare la forza di un legame unico: la presenza materna che non svanisce, diventando una barriera invisibile contro il dolore e il passare degli anni.

Nella poesia sei la prima patria che ho mai visitato di Rupi Kaur, la figura della madre è una vera e propria casa, la radice prima di ogni sicurezza. L’autrice canadese usa versi essenziali e diretti per ringraziare la madre di tutti i suoi sacrifici, riconosciuti come la sola spinta che le ha permesso di prendere il volo. Anche in La tua voce di Gabriella Paci c’è lo stesso bisogno di aggrapparsi all’amore materno per non cadere. La poetessa ascolta il ricordo delle sue parole che risuonano come “grani di un rosario” e trasforma quel sussurro in uno “scrigno” da cui tirare fuori il coraggio durante le tempeste dell’esistenza.

Entrambe usano un linguaggio limpido, privo di complicazioni e vicino al cuore di chi legge, ma con forme diverse: la Kaur si affida a una brevissima confessione in minuscolo, quasi un pensiero d’impatto scritto d’un fiato, mentre la Paci preferisce due strofe più distese e musicali, dove l’eco della voce della madre riempie lo spazio del tempo. A stringere davvero insieme questi versi è l’inversione dello sguardo: se la Kaur scopre con gratitudine che tutto ciò che è lo deve alla devozione della madre, la Paci si accorge con profonda tenerezza di come il proprio sguardo sia diventato, per quella stessa madre fattasi fragile, l’ultimo vero orizzonte di vita.

Rupi Kaur

È una delle poetesse e performer più celebri ed emblematiche del panorama contemporaneo mondiale, diventata il simbolo indiscusso di una nuova poesia pop, della rinascita della lirica breve e del riscatto femminile nell’era digitale. Nata in India nel 1992 e trasferitasi da bambina in Canada con la famiglia di origine sikh, ha vissuto un’infanzia e un’adolescenza segnate dalle difficoltà dell’integrazione, dalle barriere linguistiche e dal trauma, esperienze che hanno alimentato la sua urgenza espressiva e la ricerca di una voce autonoma. La sua scrittura si caratterizza per un’estrema essenzialità: rifiuta la punteggiatura, usa esclusivamente lettere maiuscole o minuscole e sceglie parole semplici, quotidiane e prive di qualsiasi orpello accademico, trasformando la pagina in uno spazio intimo e privo di filtri.

La sua opera è intrisa di una grande sensibilità, di una profonda gratitudine per le radici familiari e di un’onestà disarmante nel raccontare l’amore, la guarigione e il corpo femminile. I temi della memoria, del rapporto viscerale con la madre, della resilienza e dell’elaborazione del dolore attraversano tutta la sua produzione, accompagnata spesso da illustrazioni minimaliste realizzate da lei stessa. Tra i suoi libri più famosi ci sono raccolte bestseller che offrono un quadro universale delle emozioni umane, dove la brevità dei versi diventa uno specchio immediato in cui chiunque può rispecchiarsi. Il suo stile diretto, fatto di frasi brevi come confessioni o preghiere laiche, e la capacità di trasformare la fragilità personale in una forza condivisa le hanno permesso di conquistare milioni di lettori in tutto il mondo, lasciando un’impronta profonda nella cultura contemporanea e dimostrando come la poesia possa ancora parlare al cuore di tutti con semplicità e straordinaria intensità emotiva.

La scelta

Per riconoscere la bellezza di un legame puro, a volte servono pochissime parole, purché siano quelle giuste. È quello che accade in sei la prima patria che ho mai visitato, una toccante poesia di Rupi Kaur contenuta nella sua celebre raccolta Milk and Honey. Attraverso versi essenziali e privi di decorazioni, l’autrice ci mostra come l’amore di una madre possa diventare la radice stessa di tutta la nostra forza.

Tutto il componimento si sviluppa come una confessione intima e diretta, in cui la gratitudine viene raccontata con immagini semplici e immediate: la madre vista come una patria, un porto sicuro e una presenza che dedica l’intera esistenza alla protezione della figlia. L’anima della poetessa affronta il peso dei sacrifici materni riconoscendone la grandezza con profonda umiltà. Nella visione della Kaur, questo riconoscimento non genera senso di colpa, ma si trasforma in una bellissima liberazione, dimostrando che la nostra libertà di “volare” nel mondo è il frutto dell’amore di chi ci ha custoditi.

Sei la prima patria che ho mai visitato
sei la prima patria che ho mai visitato
il primo luogo in cui ho imparato ad essere al sicuro
mi hai dato la vita
e poi hai passato il resto della tua
a cercare di proteggere la mia
non riesco nemmeno a immaginare
quanto devi aver sofferto
per far sì che io potessi volare
tutto quello che sono
lo devo a te

La forza di questi versi sta nella capacità di trasmettere un affetto sincero e senza filtri, usando parole comuni e un’emozione forte che parla al cuore di chiunque. Mettendo a confronto la fragilità dei nostri primi passi e la grandezza dei sacrifici ricevuti, l’autrice ci invita a riflettere sul valore della memoria e del riconoscimento. Con questa poesia, Rupi Kaur mostra come anche il sentimento più semplice e quotidiano possa aiutarci a ritrovare il senso di chi siamo.

Gabriella Paci

È una poetessa e docente contemporanea che affianca alla passione per la formazione un’intensa attività di scrittura e ricerca personale. Laureata in Storia e Filosofia all’Università degli Studi di Firenze, ha dedicato gran parte della sua vita professionale all’insegnamento delle Materie Letterarie negli istituti superiori di Arezzo, città in cui risiede e da cui continua a coltivare i suoi interessi per i viaggi, la lettura e l’osservazione della realtà.

La sua produzione poetica nasce da una forte inclinazione all’ascolto interiore e dalla convinzione che le emozioni, le inquietudini e le memorie personali non appartengano soltanto a chi le prova, ma facciano parte di un itinerario umano universale. Con l’intento di condividere questa riflessione con i lettori, ha iniziato a pubblicare i propri testi con continuità a partire dal 2014, dando alle stampe quattro raccolte principali: Lo sguardo oltre… (Aletti, 2015), Onde mosse (Effigi, 2017), Le parole dell’inquietudine (Luoghinteriori, 2019) e Sfogliando il tempo (Helicon, 2021).

Negli anni ha ottenuto una fitta serie di riscontri in ambito concorsuale, partecipando a numerosi premi letterari nazionali e internazionali (tra cui le rassegne intitolate a Quasimodo, Michelangelo, Alda Merini, oltre ai premi Nosside e Casentino), che le hanno permesso di far conoscere i suoi versi a una platea più ampia.

Caratterizzata da uno stile lineare, attento ai dettagli della vita quotidiana e al tema degli affetti familiari, Gabriella Paci partecipa attivamente al dibattito culturale collaborando con riviste di settore (tra le quali Euterpe, Il Convivio, Luogos e Buonasera Taranto), blog dedicati alla poesia e testate online. Fa inoltre parte di reti e associazioni come WikiPoesia e Poetas del Mundo, continuando a proporre la scrittura come uno strumento semplice e accessibile di confronto e testimonianza del presente.

La scelta

Per ritrovare il senso di un affetto perduto, a volte basta lasciarsi guidare dall’eco di un ricordo che non vuole spegnersi. È quello che accade in La tua voce, una toccante poesia di Gabriella Paci in cui la memoria materna si fa presenza viva e rassicurante. Attraverso versi fluidi e un ritmo intimista, l’autrice ci mostra come il legame con la madre possa superare le barriere del tempo per diventare un rifugio costante dell’anima.

Tutto il componimento si sviluppa come un dialogo affettuoso e continuo con l’assenza, in cui il ricordo viene raccontato attraverso immagini calde e quotidiane: le parole sussurrate come grani di un rosario, il lucore d’un sorriso mai ossidato dal tempo e un piccolo scrigno custodito nel cuore. L’anima della poetessa affronta la durezza della vita attingendo a quella dolcezza antica. Nella visione della Paci, il ricordo della voce materna non suscita solo malinconia, ma diventa una vera e propria arma di difesa contro le tempeste del presente, testimoniando la bellezza di un amore capace di ribaltare persino i ruoli della cura.

La tua voce
La tua voce ha lasciato nel vento
parole che sono grani di un rosario
pregato nel silenzio dei giorni
piegati a ricordi mai spenti.
La cornice del tempo
non ossida il lucore tenue
d’un sorriso sulle labbra
a dire ancora l’amore, arma
di difesa contro la durezza
d’una stagione di vita che recide
la speranza che tu, mamma,
cercavi nel mio sguardo diventato
per te il tuo orizzonte di vita.
La tua voce sillaba ancora
parole di materna tenerezza
che ho racchiuso nel cuore
e che sono scrigno d’amore
a cui attingere forza e dolcezza
nei giorni fragili delle tempeste.

La forza di questi versi sta nella capacità di trasmettere un sentimento sincero e senza filtri, usando parole limpide e un’emozione profonda che parla al cuore di chiunque. Mettendo a confronto la fragilità dell’esistenza e la tenacia dei ricordi più cari, l’autrice ci invita a riflettere sul valore inestimabile della memoria familiare. Con questa poesia, Gabriella Paci mostra come la voce di chi ci ha amati possa continuare a darci la forza di resistere, giorno dopo giorno.

Author Profile

Gian Carlo Lisi

Data:

24 Luglio 2026