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CAOS FIGC, DA GUARDIOLA A PIRLO CON LE DIMISSIONI DI MALDINI E LEONARDO – Torna Mancini sulla panchina azzurra?

La Figc è di nuovo nel caos. A poco più di un mese dall’insediamento del nuovo presidente Giovanni Malagò, la massima autorità di governo del calcio italiano è già alle prese con una nuova tempesta istituzionale che ha portato alle dimissioni del Direttore Tecnico, Paolo Maldini, e del consulente Strategico della Figc, Leonardo ancor prima di avviare il tanto atteso ciclo azzurro.

Al centro di questo nuovo terremoto federale c’è il clamoroso dietrofront sul nome di Andrea Pirlo, l’ormai ex prescelto Commissario Tecnico della Nazionale. Una scelta che ha creato un cortocircuito tra i vertici federali e che ha fatto saltare le due poltrone. Il veto imposto da Malagò, infatti, motivato dall’incompatibilità tra i valori istituzionali della Federazione e il recente accordo commerciale tra Pirlo e la Fonbet (un’agenzia di scommesse russa), è alla base delle dimissioni di Maldini e Leonardo che, di fatto, si son visti limitare l’autonomia decisionale promessa.

Dietro questo inciampo federale, in realtà, c’è anche una profonda spaccatura sulla visione tecnica: la scelta di Pirlo voluta fortemente da Maldini e Leonardo è stata, probabilmente, mal sopportata dal Presidente Malagò che, invece, avrebbe preferito, in particolare, il ritorno di Roberto Mancini. Una soluzione, dunque, debole in partenza, inconcepibile in quanto priva del totale appoggio dei vertici federali e nata sotto presupposti pericolosi e nel momento più critico della storia calcistica italiana, certificata dai dodici anni di assenza dai campionati e dai palcoscenici calcistici mondiali.

Al di là dello scontro politico, tuttavia, una seria riflessione andrebbe fatta anche sulla scelta tecnica del nuovo CT. Dopo aver inseguito i profili di Pep Guardiola e Carlo Ancelotti, due leader e allenatori dal palmarès vincente, sorge spontaneo un interrogativo: come mai la scelta della Federazione è ricaduta, alla fine, su una figura completamente diversa e che nulla ha a che vedere con i due nomi precedenti? Cosa ha fatto finora di così importante questo allenatore da meritare addirittura la panchina della Nazionale? E perché, invece, non credere più sulla figura del classico ‘selezionatore’ che tanto bene ha fatto in passato? In particolare, il pensiero va, ad Azeglio Vicini (terzo posto ai Mondiali di Italia ’90) ed Enzo Bearzot (vincitore del Campionato Mondiale di Spagna ’82).

Perché, dunque, non proseguire con Silvio Baldini (anche se poco sponsorizzato)? Con un pizzico di coraggio in più si potrebbe invertire la rotta e investire sulla freschezza di un selezionatore classico, come Baldini, che ha già fatto bene con l’Italia Under 21. Conosce a fondo il settore giovanile, è un buon motivatore, sa cementare il gruppo ed è preparato tatticamente, capace di esprimere un gioco organizzato e propositivo. Ma questa, purtroppo, resta solo un’ipotesi suggestiva quanto poco realizzabile perché, quasi certamente, Malagò punterà su un ‘usato sicuro’. Oggi, in effetti, si insiste molto sui profili dei grandi gestori di club come dimostrano i nomi di Carlo Ancelotti, Antonio Conte e Roberto Mancini.

Al netto della scelta del nuovo CT che arriverà in tempi molto brevi, tuttavia, la Figc non ne esce sicuramente bene a livello di immagine da questa vicenda. E Malagò, che ne è il maggiore responsabile, dovrà lavorare sodo per recuperare la credibilità perduta.

Insomma, dopo dodici anni di assenza dai Mondiali e dopo un doveroso cambio al vertice, ci si aspettava una maggiore compattezza istituzionale, una tempistica diversa nelle scelte e soprattutto riforme, idee coraggiose e innovative per rilanciare il sistema calcio italiano. Invece si ha la sensazione di continuare a navigare a vista senza un progetto chiaro e condiviso, con la concreta possibilità di restare fuori anche dal quarto Mondiale consecutivo. Un rischio che il calcio italiano non può più permettersi.

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Rino Lorusso

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28 Luglio 2026
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