Dalla Legge 6/2025, al “Bosco degli Angeli”, con l’elogio di Papa Leone XIV: la “ 2^ Giornata Nazionale degli Internati Militari Italiani” ha riportato in Patria una generazione gloriosa.
C’è un silenzio che dura va da ottant’anni. Un silenzio fatto di dignità negata, di storie rimosse, di 650.000 uomini che dissero “No” e pagarono quella scelta con la schiavitù, l’umiliazione, la fame, il gelo dei lager tedeschi e, talvolta, con la vita. Un silenzio che, finalmente, si è spezzato.
La Legge 13 gennaio 2025, n. 6, che istituisce la Giornata Nazionale degli Internati Militari Italiani da celebrarsi ogni 20 settembre, ha colmato un vuoto istituzionale durato decenni. Un provvedimento dello Stato che, dopo ottant’anni di disattenzione, ha restituito dignità e luce a una generazione di militari che, fedeli al giuramento alla Patria, rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e al nazifascismo.
IL QUIRINALE E LA CORONA DI ALLORO
La Presidenza della Repubblica ha voluto conferire allo storico evento il giusto peso.

La seconda edizione della “Giornata Nazionale degli Internati Militari Italiani” è stata celebrata con l’apertura di Palazzo Montecitorio venerdì 18 e domenica 20 settembre con la solenne deposizione di una Corona di Alloro al cospetto del Sacello che custodisce le spoglie del Milite Ignoto, sull’Altare della Patria. Un gesto simbolico, ma carico di significato: la Repubblica riconosce finalmente nei suoi figli più silenziosi e più fedeli un pilastro della propria identità democratica.
L’ELOGIO DI PAPA LEONE XIV ALLA CITTADINANZA DI PESCANTINA

All’Angelus di domenica 20 settembre, Papa Leone XIV ha ricordato Pescantina e il suo Monumento agli Internati Militari e Civili, sancendo il dovere della perpetuazione dell’evento. Un riconoscimento che giunge dall’alto e che conferisce alla memoria degli I.M.I. una dimensione universale. E il merito va, in larga misura, a una piccola comunità veneta che nel 1945 seppe trasformare la propria terra in un abbraccio.
PESCANTINA: LA PORTA D’ITALIA

Dall’estate 1945 ai primi mesi del 1947, il comune di Pescantina, in provincia di Verona, fu il primo approdo italiano per decine di migliaia di internati civili e militari reduci dai lager d’oltralpe. Giungevano dopo viaggi massacranti, stipati come sardine in immondi carri bestiame. Stremati, feriti, scarmigliati: finalmente liberi, in Patria. Ad accoglierli come fratelli trovarono gli “Angeli di Pescantina”: uomini e donne, per lo più della frazione Balconi, che con spontanea generosità li accolsero, li curarono, li rifocillarono, li rivestirono e li rimisero in sesto. Persone comuni, guidate dalla più alta convinzione del rispetto umano, che condivisero con i reduci quel poco di cui disponevano, senza riserve. Un impegno riconosciuto nel 2007 con il conferimento della Medaglia d’Oro al Merito Civile. Un impegno che, da Pescantina al “Bosco degli Angeli”, passando per il Monumento agli Ex Internati, è giunto fino a Roma.
LA FORZA DELLA MEMORIA
«Senza passato, senza memoria, non c’è storia, non c’è presente, né progresso; ci si può smarrire … ci si perde !»
È il monito che accompagna questa vicenda. Perché la memoria non è un esercizio retorico, ma un dovere civile. E Pescantina lo ha dimostrato con i fatti, prima ancora che con le parole.
LA LEGGE E IL PROGETTO NAZIONALE
Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e sponsor della legge, ha sottolineato con forza il significato storico dell’iniziativa: «Pescantina ’45 è una pietra miliare della Resistenza italiana. Furono necessari atti eroici per riportare la democrazia in Italia e Pescantina accolse migliaia di italiani umiliati e deportati nei campi di lavoro coatto in Germania. Questa storia non è stata dimenticata, con il paese veneto che accolse chi disse no al regime.»
Aldo Vangi, sindaco di Pescantina, ha aggiunto: «Pescantina è il luogo in cui, davanti alla sofferenza, una comunità ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Gesti semplici, come offrire aiuto e custodire messaggi, sono diventati segni concreti di umanità. Oggi quella memoria si trasforma in un progetto nazionale di ricerca e formazione che guarda ai giovani: per conoscere i fatti, comprendere le scelte. Perché è nelle scelte che si misura il valore di una comunità.» Vittoria Borghetti, assessora alla cultura, ha concluso: «Con questo progetto, è far comprendere ai nostri giovani il valore della difesa della nazione, dei valori della libertà e della democrazia, tramite anche il sacrificio e l’umiltà.»
IL “BOSCO DEGLI ANGELI”: UN SITO DELLA MEMORIA

Domenica 20 settembre è stata inaugurata una nuova area verde dedicata alla memoria: il “Bosco degli Angeli”; un sito che onora anziani, donne, ragazze e tutti coloro che si prodigarono nell’accoglienza dei reduci. La cerimonia ha coinvolto direttamente i familiari degli “Angeli di Pescantina”, con una prima performance prodotta in collaborazione tra la cooperativa Filo Continuo e l’associazione culturale La Resela. Nella stessa giornata si è svolta la commemorazione ufficiale presso il Monumento agli Ex Internati, nel sessantesimo anniversario della sua realizzazione, con sfilata storica, Santa Messa e interventi delle autorità.
COME OPERARONO GLI “ANGELI”
«Fu un’esperienza di solidarietà davvero speciale, nata in modo pressoché spontaneo alla luce delle necessità che si manifestarono. Il nucleo principale dei volontari non era grande: una trentina di donne e ragazze del paese di Balconi, in gran parte dell’Azione Cattolica. A esse si aggiunsero, poi, altri volontari di provenienza varia. Facevano cose semplici: a chi arrivava davano pane, acqua, e carta e matite perché potessero far arrivare subito loro notizie a casa.» Un’organizzazione capillare, coordinata da Alda Fasoli Antolini, giovane presidente dell’Azione Cattolica femminile, insieme a parroci come don Mario Peruzzi e padre Paolino Beltrame Quattrocchi – il cui generoso operato suggerirà a Giovanni Guareschi, anch’egli passato per Balconi, la figura di don Camillo.
IL MONUMENTO AGLI EX INTERNATI DI BALCONI: SIMBOLO DI UN PROGETTO NAZIONALE

Promosso dall’Associazione omonima e inaugurato il 22 settembre 1966, è oggi uno dei simboli di quel periodo. Ricorda le migliaia di soldati deportati e internati, uomini reduci da oltre venti mesi di prigionia che trovarono a Balconi il primo segnale dell’accoglienza e il concreto ritorno a casa. Lo scorso aprile, alla Camera dei Deputati, è stato presentato un progetto per valorizzare questo ruolo, elevando Pescantina a “Sito di interesse nazionale.” Presenti, tra gli altri, Giorgio Mulè, i vertici dell’ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia) con Anna Maria Isastia, docente di Storia Contemporanea alla Sapienza e coordinatrice del progetto, il prof. Orlanducci, il presidente Mattoscia, il sindaco Vangi, l’assessora Borghetti e la deputata veronese Paola Boscaini.
LE TRADOTTE: CRONACA DI UN RITORNO

Quando arrivava una tradotta, Pescantina sapeva cosa fare. Le ragazze dell’Azione Cattolica – Argia Rizzotti, Zaira Vezza, Luigina Fumaneri, Rosa Righetti, Luigina Fornaser, Cesarina Mesarolli, Lidia Zanoni – scelte dal parroco monsignor Luigi Castagna e coordinate da Alda Fasoli Antolini, si avviavano alla stazioncina sulla linea del Brennero, a Balconi. Porgevano ai reduci una minestrina calda “colore dell’oro” e due profumate rosette bianche. «I reduci ricevono viveri, scarpe e biancheria», scriveva Verona Libera, «per cui dopo poche ore appaiono trasformati, anche grazie al servizio di barbiere. Rasati, ripuliti, rivestiti, confortati dall’affettuosa cordialità della gente del loro sangue e lingua».
UN LUOGO ITALIANO: 700.000 ANIME IN DUE ANNI
Tappa fissa per i rimpatri – essendo stato bombardato il ponte ferroviario di Parona e interrotto il collegamento tra la linea del Brennero e la stazione di Porta Nuova – Pescantina, tra il 1945 e il 1947, accolse ogni giorno dalle due alle quattro tradotte di 30-40 vagoni. In un biennio furono 700.000 gli ex internati che transitarono da qui. In attesa di trovare un treno, un furgone, una bicicletta per tornare a casa, erano accolti in un campo organizzato, aperto a luglio dal Comando alleato, che coordinava l’Opera Pontificia di Assistenza, la Croce Rossa, l’esercito e quelle giovani, neppure ventenni, che si prendevano cura di chi arrivava in quel «vortice confuso di migliaia di profughi e reduci». Lo definirà così Primo Levi, che arrivò nell’autunno del ’45, ripartendo il giorno dopo per Torino: «Volgendo questi pensieri, che ci vietavano il sonno, passammo la prima notte in Italia, mentre il treno discendeva lentamente la val d’Adige deserta e buia. Il 17 di ottobre ci accolse il campo di Pescantina, a Verona. Qui ci sciogliemmo, ognuno verso la sua sorte.»
CONCLUSIONE: UNA GENERAZIONE RITROVATA
Gli I.M.I. sono stati per ottant’anni una generazione rimossa. Oggi, grazie a una legge dello Stato, al riconoscimento del Quirinale, alla voce del Papa e soprattutto alla memoria tenace di una piccola comunità veneta, quella generazione è stata ritrovata. Pescantina non è più solo un Comune della provincia di Verona. È un sito di interesse nazionale, un luogo della memoria, un simbolo. Perché lì, in quel lembo di terra bagnato dall’Adige, l’Italia ha imparato che la grandezza di un Paese non si misura solo sulle battaglie vinte, ma sulla capacità di accogliere i propri figli quando tornano a casa.
Grazie agli Angeli di Pescantina. Grazie a chi, con una minestra calda e un sorriso, ha restituito dignità a 650.000 uomini che avevano detto “No” e che meritavano un “Sì” da parte della loro Patria. Come lo è stato.
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