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GUSTAV KLIMT: GIUDITTA I

Giuditta I, chiamato anche Giuditta con la testa di Oloferne, è un dipinto ad olio realizzato da Gustav Klimt nel 1901.

Storicamente, la vicenda che vede come protagonisti Giuditta ed Oloferne è raccontata nel Libro di Giuditta, testo accolto all’interno nella versione cristiana della Bibbia. La narrazione ha luogo ai tempi del re Nabucodonosor: il potente sovrano è nel bel mezzo di numerose guerre di occupazione. Le campagne militari sono affidate al grande condottiero Oloferne che, nel mezzo delle sue conquiste si trova di fronte il popolo d’Israele.

L’esercito di Oloferne riduce alla fame la popolazione israelita che non può nulla di fronte alla forza degli uomini mandati da Nabucodonosor. Proprio prima della resa, una giovane vedova, Giuditta, si reca dagli anziani legislatori, criticandone la poca fede in Dio e nella vittoria. Giuditta era una ricca vedova di bell’aspetto e dall’ancora giovane età: sveglia e intraprendente, non aveva nessuna intenzione di lasciare in mano agli uomini di Oloferne il suo popolo.

Si presenta così dal comandante nemico con abiti da cerimonia, seguita dai suoi servi, in un incontro che avrebbe dovuto sancire la conclusione degli scontri, in cui la giovane avrebbe dovuto rivelare i segreti per entrare a Gerusalemme. La donna, fu così ben accolta da Oloferne che, pensando di avere ormai sconfitto i suoi nemici, festeggiò l’imminente vittoria invitando la giovane vedova ad un grande banchetto da lui organizzato. Ubriaco e volenteroso di avere un rapporto sessuale con la giovane, Oloferne accettò di buon grado di appartarsi con Giuditta. Appena soli, però, la donna approfittò della poca lucidità del comandante e lo decapitò.

Giuditta I non è solo figlio del clima culturale della Secessione, ma anche di una particolare fase della carriera di Gustav Klimt. Il quadro raffigurante l’eroina biblica è infatti uno dei primi in cui l’artista austriaco utilizza l’oro, non solo per decorare, ma come parte compositiva fondamentale nei suoi dipinti. La cosiddetta fase dell’oro produrrà alcune delle opere più celebri di Gustav Klimt, come, ad esempio, Il Bacio.

Dopo il suo viaggio in Italia e la visita ai mosaici bizantini di Ravenna la tavolozza di Klimt si arricchisce di un prezioso metallo, steso in moltissime varianti, dalle lamine alla polvere mischiata al colore: l’oro. Klimt conosceva bene la lavorazione dell’oro, grazie all’infanzia trascorsa nella bottega del padre orafo

Giuditta appare provocatoriamente seminuda, indossa gioielli art nouevau ed è pettinata secondo la moda contemporanea. Appare fiera e crudele. La testa di Oloferne è rappresentata appena di scorcio, la si nota in basso a destra.

Sullo sfondo della tela, il decoro è costruito da forme stilizzate chesuggeriscono un paesaggio arcaico di alberi di fico e vite, un motivo ispirato

allo stile miceneo. Invece, l’abbigliamento dell’eroina, composto da veste e

gioielli, risulta curato e prezioso. Mentre quest’ultimi sono bidimensionali, i

visi dei personaggi sono tridimensionali e trattati con un debole

chiaroscuro. Gli incarnati sono resi con un minuto tratteggio di pennellate

divise di toni freddi e caldi.

Nel dipinto, Giuditta è ritratta frontalmente fino a sotto l’ombelico. Il suo

viso, incorniciato dai folti capelli neri, presenta occhi semichiusi, gote

arrossate e un incarnato pallido che mette in risalto la bocca, dischiusa in un

gemito di appagamento o in un sorriso beffardo. Il seno destro è coperto da

un velo traslucido e da gioielli d’oro, mentre una fascia con pietre preziose

circonda il collo.  In basso a destra, Giuditta tiene la testa mozzata di

Oloferne, dipinta solo parzialmente.

La veste si apre sul seno della donna, scoprendolo e mostrandolo all’osservatore: una certa dose di sensualità  non mancava mai nelle opere di Gustav Klimt. Sensualità che qui ha una doppia valenza, e vuole quasi invitare l’osservatore a diffidare delle donne audaci e provocanti. Del resto, il tema della femme fatale ispirò molti artisti alla fine dell’Ottocento. Se quindi in epoche più antiche, come nel Rinascimento, Giuditta era simbolo di eroismo, coraggio, forza di volontà e amore per la patria, nel dipinto di Klimt diventa quasi simbolo di un erotismo pericoloso e crudele: prova ne sono anche lo sguardo beffardo della donna, che sembra quasi rivolgersi a chi la osserva per indicargli la fine che potrebbe fare, e il gesto della mano destra, che invece pare accarezzare ironicamente i capelli di Oloferne.

Decidendo di ritrarre Giuditta subito dopo la decapitazione, Klimt decide di mantenere l’aura di sensualità che aveva usato per ingannare il generale nemico, evidente nel suo volto e nella sua parziale nudità. Infatti, il viso di della protagonista rivela una sorta di compiacimento per l’omicidio, con lo sguardo e l’inclinazione della testa che trasmettono un fiero atteggiamento di sfida enon pentimento. È sazia di potere, appagata e vincitrice. Giuditta è una donna autonoma, emancipata, pienamente consapevole dei propri desideri e della propria volontà, ed è emblema della donna moderna che, nella stessa Europa di Klimt, lotta coraggiosamente per i suoi diritti nelle piazze di Vienna

Nel dipinto, Klimt dà un’interpretazione estrema della pia vedova, ritraendola come simbolo del devastante potere dell’erotismo femminile: seminuda e fresca della seduzione e dell’omicidio di Oloferne, Giuditta risplende in tutta la sua voluttuosità. I suoi capelli sono un cielo scuro tra i rami degli alberi assiri, simboli di fertilità che rappresentano il suo erotismo. Questa giovane in estasi, abbigliata in maniera stravagante, si confronta con lo spettatore attraverso gli occhi semichiusi, nei quali pare conservare il ricordo del rapimento orgasmico. Mentre sembra chiamare lo spettatore a entrare nel suo stato di estasi, Giuditta mostra la tetra testa di Oloferne, di cui nel dipinto appare solo una porzione. Il tema della decapitazione è ulteriormente ripreso dal collare d’oro di Giuditta: dipinto nello stesso stile riccamente ornato dello sfondo, separa nettamente la testa di Giuditta dal corpo. Benché la scritta sopra il quadro identifichi la figura come Giuditta, questa pericolosa bellezza, che somiglia a Adele Bloch-Bauer, è abbigliata come un’elegante dama dell’alta società viennese del primo Novecento, il tipo di donna che Klimt dipingeva e con cui aveva relazioni amorose.

Come nelle altre opere auree di Gustav Klimt, nel dipinto coesistono due stili  pittorici. I visi dei personaggi sono tridimensionali e trattati con un debole chiaroscuro. Gli incarnati sono resi con un minuto tratteggio di pennellate divise di toni freddi e caldi

Invece gli abiti sono decorati e bidimensionali. Anche il fondo è costruito con forme stilizzate che suggeriscono un paesaggio arcaico di alberi di fico e vite. Nell’insieme la caratteristica che definisce le opere auree è l’accentuato decorativismo.

L’oro è il materiale più evidente nel dipinto di Klimt. Infatti spiccano i gioielli e le decorazioni del fondo esaltati dal nero della capigliatura. Anche la cornice disegnata da Klimt è ricoperta d’oro. Il fratello dell’artista Georg,  scultore, falegname e scaricatore di porto, realizzò la cornice. Un debole azzurro copre lo sfondo in basso a sinistra mentre gli incarnati presentano toni caldi, ocra gialla e marrone.

Nel dipinto la figura di Giuditta è decisamente preponderante su tutto lo spazio pittorico. Infatti la scena non è organizzata secondo la tradizionale prospettiva ma semplicemente con la figura della protagonista che si staglia contro lo sfondo. Inoltre le parti decorate come il velo e il collare dorato creano una fusione tra primo piano e fondo.

Il ritratto è rettangolare e sviluppato in verticale. L’inquadratura dell’immagine quindi verticalizza e slancia la figura della giovane

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Grazia De Marco

Data:

8 Luglio 2026
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