A ottantadue anni dalla fucilazione di Fulvio Sbarretti, Alberto La Rocca e Vittorio Marandola, la memoria dei “Martiri di Fiesole” torna a commuovere e ad invitare il mondo a meditare e ricordare.

Non l’ unico. Ma certamente meritevole di rientrare a pieno titolo, tra i tanti episodi più noti che hanno illustrato la Resistenza toscana, è senz’altro quello legato alla proditoria fucilazione dei Carabinieri: Fulvio Sbarretti, Alberto La Rocca e Vittorio Marandola; passati alla storia come “Martiri di Fiesole”. Decorati di M.O.V.M..
IL CONTESTO: FIRENZE SOTTO ASSEDIO
Nell’estate del 1944 Firenze rappresentava uno degli obiettivi chiave dell’avanzata alleata verso il nord Italia.
Le truppe tedesche, in ritirata verso le colline di Fiesole, avevano concentrato lì una postazione strategica al comando del tenente Hans Hiesserich, insediato in una delle più note Ville cittadine.
Da quella posizione, l’artiglieria semovente tedesca colpiva le vallate sottostanti per rallentare l’avanzata dell’ 8ª Armata britannica, mentre in città operavano diverse squadre di Patrioti locali, tra cui quella coordinata dal vicebrigadiere Giuseppe Amico, in seguito arrestato e deportato.
IL PROCLAMA E GLI OSTAGGI
Il 5 agosto Hiesserich emanò un bando che imponeva la presentazione di tutti gli uomini abili tra i 17 e i 45 anni per il “supporto civile” all’esercito tedesco, minacciando la deportazione per i renitenti. L’adesione fu pressoché nulla: la popolazione si nascose nei rifugi improvvisati o nel Convento della Misericordia, dove trovarono riparo anche i Carabinieri della locale caserma. Di fronte all’insuccesso del proclama, il 10 agosto Hiesserich fece catturare dieci civili, in gran parte anziani, ovvero, impossibilitati alla lotta di resistenza, rinchiudendoli nel sottoscala dell’albergo Aurora sotto scorta armata. Perentorio l’annuncio del successivo bando… “ in caso di attentati contro militari tedeschi”, gli ostaggi sarebbero stati fucilati.
LA SCELTA DEI TRE CARABINIERI
Quando i militari dell’Arma abbandonarono la caserma perché invitati a raggiungere le linee amiche che operavano in Firenze, Hiesserich convocò dei funzionari comunali, intimandogli l’ ultimatum: “…la presentazione dei Carabinieri o la fucilazione dei dieci ostaggi.” Ma non c’era bisogno si farlo.
SpontaneamenteSbarretti, La Rocca e Marandola, benché in condizione di sottrarsi alla cattura e a poche ore dalla liberazione della città, scelsero di ripresentarsi al comando tedesco.
Condannati (incolpevoli) a morte: alle ore 20:30 del 12 agosto 1944, furono passati per le armi nemiche.
IL RICONOSCIMENTO E LA MEMORIA – LE CHELE

Ai tre militari fu conferita la Medaglia d’oro al Valor Militare. Nel 1964 fu inaugurato nel Parco delle Rimembranze di Fiesole il monumento noto come “Le Chele”, opera dello scultore Marcello Guasti, che custodisce una fiamma perenne tra due bracci di pietra a protezione simbolica del sacrificio compiuto. Il luogo fu visitato nel 1986 da Papa Giovanni Paolo II, e la memoria dell’eccidio è stata più volte richiamata anche dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che ne sottolineò il valore come “patrimonio prezioso” per la collettività nazionale. Ogni anno, in occasione dell’anniversario, l’Arma organizza cerimonie commemorative nelle caserme e nelle sezioni ANC su tutto il territorio nazionale, mantenendo viva la memoria di un episodio che continua a essere citato nei percorsi formativi delle Scuole Allievi come esempio di fedeltà al giuramento prestato.
UNA RIEVOCAZIONE CHE SPRIGIONA AMMIRAZIONE E RICONOSCENZA
Sentimenti che illustrano il diuturno servizio che il Carabiniere rende spontaneamente.
Una lama di luce viva che squarcia il buio di quell’epoca eroica (crudele per Loro) e, bruciando i ricordi più tristi, ci illumina il presente. Bagliori che effondono una scarica di sentimenti di onestà e di lealtà senza eguali. Un riflesso di profonda sensibilità e di un ineguagliabile amor Patrio che non potrà giammai scemare. Un Remake sublime, scaturito nel declinare del periodo più nefasto della lotta per la Liberazione dell’Italia dal giogo nazista.
Eroi che sprizzano luce stellare, schiantati nel fior fiore della vita: senza colpa alcuna. L’ennesimo sopruso perpetrato dagli usurpatori che, nonostante il sangue innocente da essi versato, scorrazzando su ogni contrada italica, benché con le ore contate, cercavano – ad ogni costo – di precostruirsi una improbabile via di fuga, facendosi “scudo” di dieci innocui cittadini e di giustificare il loro comportamento falciando tre miti Carabinieri.
LA NOBILTÀ DEL SERVIZIO MILITARE LEGITTIMO E REGOLARE

Lampi e nomi di uomini che da quel tempo ostile: 82 anni or sono, tornano a rivivere come avessero in sé oltre all’anima un’ altrettanto eterna, intramontabile giovinezza. Viene da chiedersi se quegli Eroi siano più vivi, più amati e venerati adesso di allora. Allora erano noti ad un ristretto numero di persone. Oggi, grazie alla magia del web e delle comunicazioni di massa, sono continuativamente sotto i riflettori e al centro di centinaia di manifestazioni. È la storia. Una delle tante scaturite nel bel mezzo della lotta per la liberazione dell’Italia che accesero quelle luci… che dal profondo 1944 continuano ad illuminare la nostra Patria. Luminescenze che dalle Scuole Allievi continuano a suscitare in noi i cari ricordi, gli indimenticati saperi e gli Eroi di quel tempo solenne che i nostri Istruttori Militari ci hanno insegnato ad amare, onorare e rispettare. Specialmente in questi momenti dedicati al ricordo, in tutta Italia, in ogni Caserma e Sezione ANC, l’Arma ha commemorato l’ottantunesimo dell’eccidio, Quale il segreto ? Le loro gesta che aprono spazi in-sopiti di ammirazione ed affetto nel sentimento di tanta gente. Ed è anche per questo che noi ne decretiamo la grandezza condividendone l’approdo umano, storico, militare, civile e religioso che ne ha contraddistinto il senso dell’ azione, dei comportamenti e della “parola data”. Ricordi che trascinano ed aiutano a mutuare le sofferenze patite da ciascun militare: dal semplice graduato al più elevato, a fronte della fedeltà all’ ideale perenne, per l’attaccamento al servizio e per il dovere. Eroi e “Martiri dell’ Onor Militare”; i cui nomi illustrano dal 1944 l’Arma e la nostra Nazione. Scolpiti nel marmo di innumerevoli Targhe, su Monumenti, i Cippi, le Scuole, le Caserme le Vie e le piazze ad Essi dedicate, inducono uomini e donne, giovani ed anziani: in ogni contrada, a piegare il capo e, al loro cospetto, ricordare e ringraziare questi … Eroi per sempre !

UNA DOMANDA CHE RESTA ATTUALE
A distanza di ottantadue anni, la domanda che accompagna ogni commemorazione resta la stessa: cosa spinse tre giovani militari, già al riparo e a un passo dalla liberazione, a tornare indietro sapendo di andare incontro alla morte?
Non un ordine, non un obbligo di servizio in senso stretto, ma la scelta consapevole di rispondere con la propria vita per salvarne dieci altre, sconosciute.
È questo il nucleo che rende la vicenda di Fiesole un caso di riferimento nella storia dell’Arma, ben oltre la cronaca dell’episodio: un esempio di come il giuramento prestato possa tradursi, nel momento estremo, in un atto di responsabilità individuale prima ancora che militare.
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